No Jab, no Jobs (Niente iniezione, niente lavoro). Suona bene. Ma non convince gli inglesi che, dopo aver assaporato la libertà totale dalle restrizioni anti Covid, adesso si trovano anche loro a fare i conti con il Green pass o Covid pass, come viene definito il certificato di doppia vaccinazione in Gran Bretagna. Due mesi di tira e molla ma alla fine il ministro ai Vaccini Nadhim Zahawi ha annunciato che da fine settembre sarà necessario il passaporto vaccinale per entrare nei luoghi grandi e affollati (come le discoteche e i grandi eventi) difendendo l’impopolare misura come il modo migliore per “prevenire chiusure a causa del Covid quest’inverno”. La conferma del piano, che il primo ministro Boris Johnson aveva anticipato il 19 luglio scorso – nel cosiddetto ‘Freedom Day’ – arriva in coincidenza dell’apertura del nuovo anno scolastico e in un momento in cui la curva delle infezioni sta ricominciando ad impennarsi con oltre 37mila casi giornalieri.

ESODO DALLE CASE DI CURA
Non sono molti i settori cui il governo britannico ha osato imporre l’obbligo della doppia vaccinazione, limitandosi a porre vincoli prevalentemente all’ambito sanitario. Dall’11 novembre solo chi dimostrerà di avere la doppia vaccinazione potrà lavorare o fare volontariato nelle case di cura inglesi, secondo le prescrizione di Downing Street (obbligo che però non è previsto nel resto del Regno Unito, in Scozia, Galles e Irlanda del Nord). La decisione potrebbe costare qualcosa come 68mila addetti alle Rsa, dando il colpo di grazia ad una professione toccata dalla crisi peggiore degli ultimi 25 anni. Il Guardian riporta dati della National Care Association secondo cui, entro la fine dell’anno, potrebbe crearsi un buco di 170mila addetti tra il personale delle case di cura che hanno già cominciato a disertare il posto di lavoro, attratti da giganti come Amazon che offrono salari più alti fino del 30%, o dai negozi e supermercati che elargiscono anche 1000 sterline di incentivo ai nuovi assunti. La settimana scorsa la direttrice di un istituto di Nottingham ha rivelato al quotidiano britannico di aver perso due impiegati passati ad Amazon, sei che hanno chiesto il trasferimento alla sanità nazionale dove non c’è l’obbligo di vaccino e quattro che invece si sono licenziati perché non volevano vaccinarsi. Secondo i sindacati, dallo scorso aprile tre quarti degli operatori delle case di cura ha visto un flusso di dimissioni tra il personale tanto per i salari bassi che per evitare la vaccinazione obbligatoria che entrerà in vigore a novembre.

Un sondaggio dell’associazione Care Home ha messo in luce che ad opporsi all’obbligo del vaccino anti-Covid sarebbe un lavoratore delle Rsa su quattro, mentre il 67% sarebbe favorevole: “L’alto numero di decessi che abbiamo avuto nelle case di cura per via del coronavirus è stato catastrofico, se la vaccinazione obbligatoria del personale può offrire una maggiore protezione ai residenti allora dobbiamo rispettare questa misura, ma non se l’obbligo al vaccino fa piombare le strutture in una crisi del personale che mette altrettanto a rischio la salute e la vita dei pazienti” ha commentato un portavoce dell’organizzazione. Dati del governo britannico mostrano che ancora solo l’87% del personale nelle Rsa ha la doppia vaccinazione e a rifiutare il vaccino sarebbe circa il 7% dei 570mila impiegati nelle case di cura inglesi, ovvero una squadra di circa 41mila badanti che da novembre non potranno più occuparsi degli anziani. Va meglio negli ospedali inglesi dove il tasso di vaccinazione ha raggiunto il 94%. Questo però non esclude che il passaporto vaccinale possa entrare in vigore anche nei nosocomi dell’NHS, come vorrebbe il ministro della Salute Sajid Javid, impegnato in un braccio di ferro contro la NHS Confederation, l’organizzazione che rappresenta il personale ospedaliero secondo la quale imporre la certificazione vaccinale negli ospedali è una misura non necessaria.

CONFUSIONE SULLA SCUOLA E SCONTRI A WESTMINSTER
Niente Covid pass tra gli insegnanti inglesi e per ora niente vaccini per gli studenti dai 12 ai 15 anni, a meno che non abbiamo il permesso dei genitori. Scienziati e politici si scontrano su due posizioni opposte con il JCVI (il comitato per la vaccinazione e l’immunizzazione) che sostiene che “i vaccini anti-covid hanno un margine di beneficio troppo piccolo per essere raccomandabili a giovani sani in questa fascia d’età” contro il ministro ai Vaccini Zahawi che potrebbe addirittura chiudere un occhio sul consenso dei genitori per favorire la vaccinazione dei teenager.

Il rientro in classe, e il nervosismo sull’impatto che potrà avere sul numero delle nuove infezioni, oppone anche anche Johnson e le fronde conservatrici anti restrizioni Covid. Con la riapertura dei lavori a Westminster, i parlamentari britannici si troveranno infatti a dover decidere sul rinnovo della legislazione che conferisce al governo poteri di emergenza anti-Covid – ovvero poter imporre un nuovo lockdown – considerati draconiani. Il voto dei Comuni atteso questa settimana potrebbe estendere la cosiddetta legge sul coronavirus di altri sei mesi, fino a marzo 2022, per coprire così un inverno che si preannuncia ancora dominato dal Covid e da possibili chiusure

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