A volte ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio a rivendicare i propri diritti quando in tanti ti dicono che non ce n’è bisogno, e per questo ti attaccano. Ci vuole coraggio a farlo rispettando le regole, stringenti, dettate da una situazione pandemica. Ci vuole coraggio, oltretutto, a farlo coinvolgendo due Stati confinanti. In Friuli Venezia Giulia si svolgerà sabato 4 settembre il primo Pride transfrontaliero della storia. A dire la verità un piccolo tentativo precedente c’era stato nel 2017 quando un corteo di 200 persone ha provato ad attraversare il confine tra Norvegia e Russia, senza riuscirci. E quindi questo primato si realizzerà in Italia, a Gorizia. Anzi, tra Gorizia e Nova Gorica, città un tempo divise da un muro simbolo di quella spaccatura tra mondo socialista e mondo capitalista, tra l’est e l’ovest di un’Europa in cerca di una sua identità. Proprio quell’identità che la comunità Lgbtqia+ torna in strada a difendere, ancora una volta. «Organizzare un pride in piena pandemia non è facile e meno ancora se questo pride è il primo transfrontaliero italiano. Anzi, per quanto ne sappiamo sarà il primo Pride transfrontaliero al mondo», ci racconta Nacho Quintana Vergara, presidente dell’associazione FVG Pride ODV.

La stanchezza e l’apprensione, a pochi giorni dalla parata, ormai fiancheggiano l’entusiasmo e la determinazione nelle parole degli organizzatori. Il pride del Friuli Venezia Giulia, infatti, è iniziato a maggio e quello di sabato 4 settembre sarà solo l’atto conclusivo di un lungo cammino che si è dipanato in tutta la regione, città per città, evento per evento. Perché per queste persone non si tratta “solo” di sfilare per le vie della città. La comunità Lgbtqia+ friulana ha come obiettivo principale far conoscere il più possibile le istanze che la muove, cercando di includere chi soffre qualsiasi tipo di discriminazione. Ecco perché qui non si parla di Gay Pride ma, fin dal primo appuntamento a Udine nel 2017, di Fvg Pride. «Purtroppo, la pandemia ci ha messo di fronte alla precarietà nella quale vive la nostra comunità. Le situazioni di discriminazione e disuguaglianza si sono aggravate ed è per questo che abbiamo sentito la necessità di tornare e far sentire la nostra voce: la ripartenza deve essere inclusiva e noi abbiamo proposte chiare per renderla tale», continua Vergara. E allora la soluzione è stata ancora una volta la piazza. Dopo Udine (2017) e Trieste (2019), la scelta del Fvg Pride è quindi caduta su Gorizia, fresca di nomina a Capitale europea della cultura 2025. Un lampo, e decidere di “prendersi” anche Nova Goriza è stato praticamente ovvio. «Con questa edizione transfrontaliera volevamo mettere in luce certe contraddizioni dell’Europa senza frontiere, per chi ha il privilegio di essere europeo. Nel percorso della parata attraverseremo il confine fra l’Italia e la Slovenia, due stati nei quali le persone Lgbtqia+ hanno diversi diritti riconosciuti». Per realizzare tutto ciò, il Fvg Pride ha lavorato insieme alle associazioni della Slovenia, «in un percorso che ci ha permesso di affermare la nostra alleanza di mutuo supporto in questi tempi bui nei quali vediamo come, in altri paesi europei come l’Ungheria e la Polonia, i diritti riconosciuti non sono una garanzia e bisogna mantenersi in allerta per preservarli», insiste Quintana Vergara. E così, da maggio, tutte le comunicazioni relative al Fvg Pride sono bilingue, italiano e sloveno.

Anche il comizio al termine della parata si svolgerà in due lingue e i discorsi potranno essere seguiti attraverso i sottotitoli. Ma c’è di più, perché un passo verso l’inclusione di tutte le persone discriminate sarà anche la presenza di due interpreti che tradurranno in lingua italiana di segni e in lingua slovena di segni. Ma chi chiede regole e rispetto è il primo a doverli dare. E così, prima dell’inizio della parata (partenza da piazza Vittoria alle 16 e arrivo in piazza della Transalpina), i volontari saranno a disposizione per controllare il Green pass, necessario per il passaggio di confine tra Italia e Slovenia e per lo stazionamento durante la parte finale della manifestazione, e per dare informazioni sullo svolgimento del corteo, dove saranno presenti delle figure specifiche per accompagnare chi è al suo primo Pride e non sa come comportarsi. A chiudere il corteo le parole dell’onorevole Alessandro Zan e della senatrice Alessandra Maiorino, firmatari del disegno di legge contro l’omotransfobia, ma non quelle del sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, che da subito ha negato il patrocinio alla manifestazione. A portare il suo saluto sarà invece il primo cittadino di Nova Gorica Klemen Miklavič che invece l’ha concesso: lui sì, e la sua giunta no. Ennesimo curioso dettaglio di una manifestazione che pur non essendo condivisa da tutte e tutti ha senza dubbio il merito di mettere in luce le molte contraddizioni in cui è calata.

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