La Corte Suprema degli Stati Uniti non ha sospeso la legge del Texas che proibisce l’aborto dopo sei settimane di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto. L’Alta Corte, molto divisa con quattro dei suoi nove giudici contrari alla decisione, non si pronuncia sulla costituzionalità della legge, ma invoca “questioni di procedura complesse e nuove”. La norma appena entrata in vigore è la più restrittiva d’America e conferma il Texas come laboratorio delle politiche più conservatrici del Paese. Il presidente Joe Biden ha definito la legge “estrema”, spiegando che “viola palesemente i diritti delle donne” e “danneggia in maniera significativa” l’accesso delle donne alle cure mediche. L’inquilino della Casa Bianca promette che la sua amministrazione “proteggerà e difenderà quel diritto”. Gli ha fatto eco Hillary Clinton, denunciando l’inazione della Corte suprema, che “col favore delle tenebre, scegliendo di non fare nulla, ha consentito che un bando incostituzionale sull’aborto entrasse in vigore”.

Il cosiddetto ‘Heartbeat Act‘, aggira il diritto all’aborto sancito dalla storica sentenza Roe contro Wade della Corte Suprema del 1973, che stabilì che le donne hanno diritto di interrompere la gravidanza fino alla 22esima-24esima settimana. La norma impedisce l’aborto dopo che viene rilevato quello che gli attivisti antiabortisti definiscono il battito cardiaco del feto. Un’espressione, quest’ultima, secondo molti esperti fuorviante, perché a questo stadio è rilevabile solo “una porzione di tessuto fetale che diventerà il cuore mentre l’embrione si sviluppa”. L’unica eccezione è per emergenze mediche documentate per iscritto da un medico, ma non per gravidanze frutto di stupri e incesti. Inoltre, le prime 6 settimane della gravidanza sono una fase nella quale molte donne non sono ancora consapevoli di essere incinta. La legge, infine, consente a qualunque privato cittadino di denunciare tutti coloro che “aiutino o favoriscano” un aborto illegale, ottenendo sino a 10mila dollari di danni in una corte civile.

Gli effetti, sottolineano i medici e i gruppi per la difesa dei diritti delle donne, saranno l’esodo in altri Stati delle donne che vogliono interrompere la gravidanza (con la penalizzazione di quelle a basso reddito), la “corsa alla ricompensa” da parte dei cittadini e il rischio causa non solo per i medici ma anche per gli operatori sanitari e gli impiegati delle cliniche, potenzialmente anche per un tassista che accompagna una paziente in ospedale per abortire. Immediata l’ira di Biden: “Questa legge estrema del Texas viola apertamente il diritto costituzionale stabilito dalla sentenza della corte suprema Roe v. Wade e confermata come precedente per quasi mezzo secolo”, ha denunciato il presidente Usa. Nel frattempo il Senato texano – sull’onda delle proteste trumpiane contro gli inesistenti brogli elettorali, ma anche delle nuove tendenze demografiche che favoriscono i dem – ha approvato anche la legge che ridimensiona fortemente i diritti di voto, dopo il clamoroso boicottaggio di decine di parlamentari dem fuggiti nella capitale per un mese e mezzo per far mancare il numero legale. L’unica speranza di invertire la rotta è la legge federale per allargare la possibilità di votare, che tuttavia si è arenata al Congresso per l’opposizione del Grand Old Party.

Ma l’America che vuol far tornare indietro l’orologio della storia si allarga e si polarizza sempre di più: il 2021 è l’anno che ha registrato il maggior numero di restrizioni sull’aborto dalla sentenza Roe v Wade. Idem per l’accesso alle urne dai tempi del Voting Rights Act nel 1965. Quest’anno sono già 18 gli Stati che hanno approvato oltre 30 provvedimenti per limitare il voto, mentre altri tre Stati – Idaho, Oklahoma e South Carolina – hanno passato bandi dell’interruzione di gravidanza analoghi a quelli del Texas, anche se sono ancora in standby.

L’obiettivo ultimo dei repubblicani è sfruttare lo spostamento a destra della Corte suprema (6 a 3, dopo le tre nomine di Donald Trump) per ribaltare la sentenza Roe v. Wade del 1973, che ha stabilito il diritto delle donne ad abortire fino a che il feto non è vitale, ossia in grado di sopravvivere fuori dell’utero, cosa che accade normalmente tra la 22/ma e la 24/ma settimana di gravidanza. Il prossimo banco di prova sarà in autunno, con la pronuncia sul bando dell’aborto in Mississippi dopo 15 settimane.

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