Niente è gratis su questa Terra, men che meno la transizione ecologica, per la quale si è pensato di costituire un apposito ministero burla, che da un lato parla di ambiente e dall’altro valuta positivamente l’ennesima inutile autostrada del nord.

Ma non spariamo sulla Croce Rossa e limitiamoci all’osservazione che uno dei principali compiti del ministero è la “definizione degli obiettivi e delle linee di politica energetica e mineraria nazionale e provvedimenti ad essi inerenti; autorizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di competenza statale anche ubicati in mare.” (Decreto Legge n. 22/2021). In soldoni, il passaggio dall’energia da fonti fossili all’energia cosiddetta “verde”. E quale energia verde è più facilmente praticabile nel paese del sole?

Ovviamente quella fotovoltaica. Tant’è che da poco più di 100MW di energia solare installata nel 2007 si è arrivati a 21GW a fine 2019 per 880mila impianti. E dove è più agevole, meno oneroso installare dei pannelli fotovoltaici? Ovviamente su terreni agricoli: già modificati dalla mano dell’uomo, facilmente accessibili, in piano o su modeste pendenze. Ecco quindi la corsa all’affitto o all’acquisto di terreni agricoli da parte degli operatori energetici (spesso inventatisi tali dal giorno alla notte, come è accaduto con il piccolo idroelettrico). E la mano pubblica? Quella incentiva. E che limiti pone? Nessuno. Così abbiamo la Puglia guidata da un piddino in testa alla produzione fra le regioni, e la provincia di Viterbo in una regione guidata sempre da un piddino in testa alla classifica delle province.

Così, se da un lato con il fotovoltaico si produce energia verde, quel verde si perde con le installazioni e con il consumo di suolo: un bell’affare, non c’è che dire, per gli italiani! E anche un bel danno per gli agricoltori che, dopo anni di silenzio, ora cominciano finalmente a muoversi. Infatti, ecco che la Coldiretti Giovani Impresa ha iniziato una raccolta firme contro quelli che chiama “i pannelli solari mangia suolo”, sostanzialmente sostenendo una realtà lapalissiana: anziché eliminare terreni destinati all’agricoltura e quindi al consumo umano, si installino i pannelli solari su terreni compromessi, oppure su tetti di edifici o capannoni industriali. “L’Italia – evidenzia Veronica Barbati, leader dei Giovani – possiede terreni non destinati all’agricoltura che potrebbero essere messi a valore con il fotovoltaico, ci domandiamo perché utilizzare terreni fertili che già producono valore economico, sociale e ambientale togliendo traiettorie di futuro alle nuove generazioni di agricoltori”.

L’assurdità e l’enormità di questa situazione ha stimolato un’inchiesta de L’Espresso del 30 agosto dal titolo: “La grande speculazione del fotovoltaico sui terreni agricoli”, in cui si evidenziano le enormi responsabilità della mano pubblica nel consentire questo assurdo scempio, che minaccia di amplificarsi a dismisura visto che da qui al 2033 l’Italia deve (lo vuole l’Europa) raddoppiare la produzione da solare. E cosa fa il ministro della Transizione ecologica invece di fissare dei paletti atti a limitare questo Far West? “Convocherò al più presto un tavolo con i governatori per accelerare sulla localizzazione delle aree, ma non possiamo intervenire direttamente.”

Vorrei umilmente ricordare al signor ministro che, secondo l’art. 117 della Costituzione, la produzione, distribuzione, trasporto dell’energia è di competenza sia dello Stato, sia delle Regioni (legislazione concorrente), e quindi lo Stato ben può fissare delle linee guida valide per tutta la penisola. Non solo: qui si tratta anche di materia a carattere ambientale (cosa c’è di più ambientale della perdita di suolo?) e tale materia è di competenza esclusiva dello Stato.

Ma voi pensate che Roberto Cingolani si vada a porre con la potente lobby energetica? Intanto Enel Green Power prevede, entro il 2030, solo per gli impianti solari di grandi dimensioni, un consumo di suolo pari a circa “400 chilometri quadrati per 20GW, a cui aggiungere ulteriori 10GW per lo sviluppo di piccoli impianti fotovoltaici”. A cui aggiungere 365 chilometri quadrati per nuovi impianti eolici, e una potenza di 8GW. In totale, più o meno, 1000 chilometri quadrati di suolo consumato.

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