Il 27 agosto 2020 Mario (nome di fantasia), 43enne tetraplegico da 10 anni in seguito a un grave incidente, aveva inviato all’ASUR delle Marche la richiesta di verificare le proprie condizioni di salute per iniziare il percorso verso il suicidio assistito, come previsto dalla sentenza Cappato/Dj Fabo numero 242/2019 della Corte costituzionale. L’azienda sanitaria si è inizialmente opposta, rifiutando di accogliere la richiesta di Mario, e non si è attivata nemmeno dopo la seconda sentenza emessa del Tribunale di Ancona che ordinava all’ASUR di procedere. Ora, a distanza di un anno esatto dall’inizio della vicenda, Mario ha inviato una lettera di messa in mora e diffida ad adempiere al ministro della Salute Roberto Speranza e alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, mettendo a conoscenza anche il Presidente del Consiglio Draghi.

“Mario ha deciso di rivolgersi al governo affinché ripristini la legalità violata da un’inerzia delle istituzioni competenti” ha dichiarato Filomena Gallo, co-difensore di Mario e segretario dell’Associazione Luca Coscioni. “Nonostante le sentenze della Corte costituzionale siano immediatamente esecutive”, continua la legale, “Mario è stato costretto ad attivarsi sia a livello giudiziale che stragiudiziale per chiedere il riconoscimento di un diritto già riconosciuto e affermato” che “non necessitava di ulteriori atti” per esercitarlo. Per richiedere il rispetto del diritto al suicidio assistito, solo due giorni fa Mario aveva denunciato la ASUR Marche per omissione di atti d’ufficio, reato imputabile a un’istituzione pubblica che non compie l’atto del suo ufficio entro 30 giorni dalla richiesta e non risponde spiegando le ragioni del suo ritardo. E la sua lettera aperta aveva ottenuto la risposta del ministro Speranza, che si ribadiva l’impegno a lavorare insieme al governo affinché Mario vedesse rispettati la sua salute e i suoi diritti.

“Il governo ha il potere di attivarsi in sostituzione di tali istituzioni nel caso di mancato rispetto del diritto, dunque ha il dovere di farlo” specifica Gallo, che spiega che questo potere del governo è previsto dalla Costituzione e consiste nell’intervento di un ministro competente per la materia. Dopo l’attivazione del ministro, il Presidente del Consiglio impone all’azienda sanitaria un termine entro il quale adottare i provvedimenti dovuti o necessari. Decorso anche questo termine, il Consiglio dei ministri, sempre proposta del ministro competente o del presidente del Consiglio, esegue i provvedimenti necessari anche normativi, come la nomina di un commissario. “Occorre che chi deve compiere determinate funzioni le compia, e se ciò non avviene il governo deve intervenire per un’applicazione uniforme, certa, della sentenza di incostituzionalità su tutto il territorio”, conclude l’Associazione Luca Coscioni, “in assenza, si ha la violazione della Costituzione“.

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