Il Papa emerito o il Papa occulto? La lunga convivenza di due papi in Vaticano, l’emerito Benedetto XVI e il regnante Francesco, ha posto alcune domande sempre più ineludibili. Quando Ratzinger annunciò la sua storica decisione di dimettersi, in molti, a partire dai suoi più stretti collaboratori, pensarono che la convivenza tra il Papa tedesco e il suo successore sarebbe durata al massimo pochi anni. E, invece, il tempo dell’emeritato di Ratzinger ha già superato la durata del suo pontificato.

Le forze in Benedetto XVI diminuiscono in modo lento, ma inesorabile come per qualsiasi persona che ha compiuto 94 anni e ha vissuto una vita decisamente molto movimentata e ricca di enormi responsabilità. E nessuno può mettere in dubbio la neutralità di Ratzinger nei confronti del successore. Anzi, il Papa emerito già prima della fumata bianca, nel suo ultimo giorno di regno, promise la sua “incondizionata reverenza e obbedienza” a chiunque sarebbe stato eletto dal conclave.

Benedetto XVI non è stato mai un pugnalatore in tutta la sua lunga vita al servizio della Chiesa. E sarebbe decisamente paradossale che, proprio nell’ultimo tratto della sua esistenza, sceso ormai liberamente dal trono, incarnasse improvvisamente il ruolo del cospiratore che cerca di sabotare il suo successore. Successore al quale egli stesso, con il gesto rivoluzionario delle dimissioni, ha spalancato le porte del pontificato.

Eppure c’è ancora chi usa l’immagine autorevole di Ratzinger come paravento nel tentativo di affossare il regno di Francesco e con esso, in modo più o meno consapevole, lo stesso edificio ecclesiale. Quasi come se le dimissioni di un Pontefice possano ipotecare il pontificato del successore e quindi ogni atto divergente dal magistero del predecessore non possa essere compiuto finché il Papa emerito è in vita.

Francesco e con lui Benedetto XVI insegnano che così non è. Atti e nomine che non sono nelle corde di Ratzinger si stanno puntualmente verificando nel pontificato di Bergoglio. Un esempio è il recente motu proprio Traditionis custodes con il quale Francesco ha chiuso alla liberalizzazione della messa tridentina contenuta in uno dei più contestati documenti del suo predecessore, il motu proprio Summorum Pontificum.

Così come da diverso tempo ormai il fedelissimo segretario di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein, è stato di fatto esautorato dal ruolo di prefetto della Casa Pontificia per volontà di Francesco. Segno eloquente che il Pontefice agisce liberamente senza lasciarsi influenzare, come è giusto che sia, dalla presenza del Papa emerito in Vaticano. Proprio come è normale che avvenga in ogni diocesi del mondo dove il predecessore non deve intromettersi nel governo ormai affidato in altre mani.

Di questo ruolo di Ratzinger, che trascorre l’ultimo tratto della sua vita nel Monastero Mater Ecclesiae, ne traccia un ritratto fedele il giornalista Luca Caruso, portavoce della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, nel volume Benedetto XVI. La vita e le sfide (Sanpino) che sarà presentato in Sicilia, nella Parrocchia Immacolata Concezione di Cannizzaro, in provincia di Catania, il 27 agosto 2021, dal vescovo di Acireale e vicepresidente della Cei, monsignor Antonino Raspanti.

La notevole attenzione che il Papa emerito suscita a più di otto anni dalle dimissioni deve far riflettere sull’importanza di questa figura che non è stata per nulla archiviata nelle menti e nei cuori dei fedeli e non solo. Benedetto XVI ha segnato la storia, non solo quella ecclesiale, con il suo pontificato e con le dimissioni. La sua vita e il suo magistero meritano ancora di essere approfonditi per comprendere non solo le ragioni della sua rinuncia, ma anche l’inedito ruolo del Papa emerito.

Francesco ha, infatti, ripetuto più volte che Ratzinger ha istituzionalizzato questa figura: “Il Papa emerito non è una statua in un museo. È una istituzione. Non eravamo abituati. Sessanta o settant’anni fa il vescovo emerito non esisteva. Venne dopo il Concilio. Oggi è un’istituzione. La stessa cosa deve accadere per il Papa emerito. Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri. Non lo sappiamo”.

Aggiungendo: “Io credo che Papa Benedetto XVI abbia fatto questo gesto che di fatto istituisce i Papi emeriti. Ripeto: forse qualche teologo mi dirà che questo non è giusto, ma io la penso così. I secoli diranno se è così o no, vedremo. Lei potrà dirmi: ‘E se lei non se la sentirà, un giorno, di andare avanti?’. Farei lo stesso, farei lo stesso! Pregherò molto, ma farei lo stesso. Ha aperto una porta che è istituzionale, non eccezionale”.

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