Permettere alle persone con disabilità di fruire degli eventi artistici alla pari di chiunque altro. Questo è l’obiettivo dell’associazione veronese “Genitori Tosti in tutti i posti”, creata e tenuta in piedi da genitori che si battono per i figli disabili, che ha aperto su Change.org una petizione ad hoc. Alessandra Corradi, presidente dell’associazione e in prima fila in questo progetto, spiega: “La campagna continuerà fino a dicembre 2021 e abbiamo intenzione di organizzare un concerto in cui dimostriamo in diretta cosa significa accessibilità, cosa è e come si fa”.

Nella petizione aperta su Change.org la denuncia è netta: “In Italia i luoghi dove si svolgono i concerti o gli eventi dal vivo, anche all’aperto, non sono accessibili. Non lo sono perché nel team che organizza e predispone l’evento non c’è nessuno competente sulla disabilità e sull’accessibilità. Nel nostro Paese, inoltre, non sono applicate né le leggi principali né le buone prassi relative all’inclusione delle persone con disabilità nella vita di tutti i giorni”.

Entrando nello specifico, l’indicazione più eclatante riguarda i concerti. Il fruitore con disabilità, oltre a dover seguire macchinose tempistiche per ottenere un biglietto, spesso ha delle sorprese poco gradite il giorno dell’evento. Scopre, ad esempio, che non esiste niente di quello che dovrebbe essere allestito: parcheggio, accessibilità, pedana sopraelevata e in una posizione ottimale per vedere il palco e gli artisti, audio-descrizione o video descrizione, interpretariato Lis, servizi igienici accessibili…

Esempio eclatante del disagio che può vivere chi ha una disabilità è quello portato da Valentina Tomirotti all’Arena di Verona, durante il concerto di Coez svoltosi il 29 settembre 2020. Fatta accomodare in un posto normodotato in platea, la giornalista – che è in sedia a rotelle – non ha potuto vedere più nulla dal momento in cui il pubblico si è alzato in piedi. La Tomirotti ha intentato causa sia contro il promoter Vivo Concerti che contro Arena srl-Fondazione Arena, ma il giudice Giorgio Bertola ha giudicato l’istanza “infondata”, condannando la blogger al pagamento di quasi 5000 euro di spese processuali. La Tomirotti ha annunciato ricorso.

Immaginate: andate ad un concerto, con il vostro bel biglietto regolarmente pagato, e non potete fruirne pienamente a causa di una limitazione – in questo caso fisica – che non avete certo scelto di avere. Si tratta di una discrepanza di diritto palese per chiunque, soprattutto per chi è abituato a vivere i concerti, sotto e sopra un palco (è il caso di Max Bravi, marito della presidente di “Genitori Tosti” Alessandra Corradi, segretario della stessa associazione e cantante/bassista degli Eresia).

Al di là di tutte le difficoltà riscontrate quotidianamente nella gestione di problematiche che i cosiddetti “normodotati” non immaginano nemmeno, i “Genitori Tosti”, per permettere ai disabili di partecipare senza problemi agli eventi, puntano a riunire gli esponenti del settore musicale, gli esperti dell’accessibilità e l’associazione ad un tavolo con il ministero dello Spettacolo. Obiettivo?Creare un protocollo unico da adottare per gestire al meglio le situazioni in esame.

E se pensate anche solo lontanamente che ci siano “battaglie più importanti da fare” fermatevi un momento e pensate cosa significa assistere ad un concerto, cantare a squarciagola una canzone, godere di una performance… emozioni che valgono per tutti, e che uniscono tutti, sotto un’unica egida: quella dell’umanità.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

“Dopo le conquiste si rischia di perdere tutto. Ma le ostetriche afghane vogliono continuare a lavorare”. Il racconto dal centro maternità di Emergency nel Panshir che resiste ai talebani

next