Quando Angela Merkel prende la parola a Berlino, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden deve ancora pronunciare il suo discorso alla Casa Bianca. La cancelliera tedesca è la prima leader mondiale ad esporsi su quanto è accaduto in Afghanistan, ad ammettere che è stato un errore ritenere che le forze afghane potessero opporre resistenza ai Talebani, capaci di conquistare il potere in appena 10 giorni: “Una valutazione sbagliata. Non una valutazione sbagliata tedesca, ma una valutazione sbagliata comune“, il mea culpa di Merkel. “Non siamo riusciti a raggiungere quello che ci eravamo preposti”, commenta la cancelliera, sottolineando che questo sia “molto amaro” dopo una missione durata ben 20 anni. Poco dopo dall’Eliseo arrivano le dichiarazioni del presidente francese, Emmanuel Macron, che sono di tono diverso: “Abbiamo combattuto per una giusta causa“, dice, “il destino degli afghani è nelle loro mani, ma noi resteremo fraternamente al loro fianco”.

La preoccupazione comune, però, riguarda i flussi migratori. Macron durante il suo discorso televisivo dichiara di voler portare avanti un’iniziativa europea volta ad “anticipare” e “proteggere da significativi flussi migratori irregolari” che “alimentano traffici di ogni tipo”. “Proporremo quindi, in linea con la Germania e altri paesi europei, un’iniziativa per costruire senza aspettare una risposta solida, coordinata e unita”, prosegue il presidente francese, chiedendo “solidarietà nello sforzo, l’armonizzazione dei criteri di protezione e l’instaurazione di una cooperazione con i paesi di transito”. È questo il passaggio chiave: “L’Europa da sola non può assumersi la responsabilità” dei flussi migratori, sottolinea Macron, proponendo “la messa in opera di cooperazione con i Paesi di transito e accoglienza, fra cui Pakistan, Turchia e Iran“.

Il ritorno dei Talebani a Kabul è “uno sviluppo terribile per i milioni di afghani che vogliono una società più liberale“, sono invece le parole scelte dalla cancelliera Merkel, ribadendo l’impegno del suo governo per evacuare i tedeschi e gli afghani che hanno lavorato con la Germania. “In primo piano ci sono le operazioni di evacuazione”, ribadisce più volte la cancelliera, “dobbiamo cercare di portare fuori quante più persone possibile”. Allo stesso tempo, però, la situazione caotica a Kabul “rende l’operazione estremamente difficile“. L’obiettivo è “aiutare i Paesi confinanti in cui potranno arrivare i rifugiati afghani”, spiega poi anche Merkel, sottolineando che la cooperazione con il Pakistan è prioritaria e che è anche importante stabile contatti con l’Unhcr per mantenere sotto controllo un’eventuale ondata migratoria in Europa. E’ importante, aggiunge la cancelliera, fornire alle persone “un luogo sicuro in cui stare intorno all’Afghanistan”. Il settimanale Der Spiegel, che cita fonti vicine alla cancelliera, svela le preoccupazioni di Merkel sui migranti: “Molte persone cercheranno di lasciare l’Afghanistan e dobbiamo fare di tutto per aiutare i Paesi” confinanti “a sostenere i rifugiati“, ha detto la cancelliera in una riunione riservata della Cdu.

Prima della cancelliera, era stato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ad ammettere gli errori dei Paesi occidentali nel gestire la situazione in Afghanistan: “Non c’è nulla da ridimensionare: noi tutti, il governo tedesco, i Servizi, la comunità internazionale, abbiamo valutato male la situazione”, ha affermato Maas nel corso di una conferenza stampa nella capitale tedesca. Il ministro, come la cancelliera, ha sottolineato che è stato “un errore” ritenere che l’esercito afghano potesse contrastare i talebani. È la linea condivisa anche da Armin Laschet, il leader del partito conservatore di Angela Merkel e candidato alla cancelleria tedesca. Il ritiro delle truppe occidentali dall’Afghanistan “è la più grande debacle della Nato dalla sua creazione”, ha dichiarato Laschet.

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