Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha illustrato alle parti sociali l’impianto definito per la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali. La dotazione a disposizione del ministro per gli interventi si ferma per ora a 1,5 miliardi di euro, prelevati dal soppresso cashback. Poco. Ma alla ripresa di settembre partirà il braccio di ferro per capire il peso che avrà la fiscalità generale e quello della contribuzione a carico di imprese e lavoratori. La riforma dovrebbe essere poi operativa con l’inizio del 2022. Sempre a settembre, giovedì 2, ministro e parti sociali si rivedranno per discutere della riforma delle politiche attive del lavoro, capitolo sui cui il governo è in ritardo rispetto ai ripetuti annunci.

Sul fronte ammortizzatori la principale novità del progetto di riforma è l’idea di tutelare tutti i lavoratori, inclusi quelli delle aziende più piccole, fino a 15 dipendenti. Scomparirebbe lo strumento della cassa integrazione in deroga, finanziata dalla fiscalità generale, mentre le Pmi dovrebbero iniziare ad autofinanziarsi per usufruire degli ammortizzatori sul modello di quanto già fanno le grandi. Accedere poi quindi alla cig ordinaria o straordinaria (in caso di ristrutturazione) con assegni più generosi per i dipendenti, inclusi apprendisti e lavoratori a domicilio.

Per i piccoli imprenditori “virtuosi” che non fanno ricorso alla cig per molto tempo è prevista una premialità, sotto forma di riduzione dell’aliquota contributiva. Sulla base del testo così come concepito ora si avrebbe inoltre l’introduzione di due nuove causali: “prospettata cessazione dell’attività” e “liquidazione giudiziale”, oltre a specificare che la riorganizzazione aziendale potrà essere invocata anche in caso di “processi di transizione”. Verrebbe anche rafforzato il contratto di solidarietà, con incentivi e aumento delle percentuali di riduzione dell’orario ed esteso ulteriormente il contratto di espansione. In questo quadro sarebbero confermate tutte le prerogative dei Fondi bilaterali, con la copertura obbligatoria che sarebbe assicurata anche alle aziende più piccole, tra uno e cinque dipendenti, e sarebbe superata la cassa in deroga con la creazione di un Fondo emergenziale intersettoriale, finanziato con un contributo a carico dei fondi bilaterali.

Le prime reazioni – “Un confronto ancora interlocutorio che non ha portato i significativi passi in avanti che ci saremmo aspettati”. Il leader della Cgil, Maurizio Landini, commenta così l’incontro di oggi. “Per la Cgil – dice – non si può arretrare dall’obiettivo minimo della riforma, quello di includere tutti i lavoratori dipendenti e di garantire loro prestazioni a carattere universale e soprattutto fare un intervento che ampli le protezioni a tutti i lavoratori, anche i lavoratori autonomi, che ne sono stati esclusi, rafforzando le misure per tutti, in primis cassa ordinaria e straordinaria e contratti di solidarietà, decisivi per proteggere il lavoro nella trasformazione. Gli ammortizzatori devono essere la strada da scegliere prima di aprire procedure di riduzione del personale“, prosegue, “non possono e non devono essere i lavoratori a pagare il prezzo delle crisi e delle trasformazioni”. La riforma degli ammortizzatori – conclude – “può essere migliorata ulteriormente anche attraverso un intervento sul mercato del lavoro di contrasto alla precarietà e con scelte di politica industriale che scommettano sulla creazione di lavoro di qualità”.

“Il Governo ha accolto alcune nostre richieste, ma restano ancora altre questioni da affrontare nei tavoli che ripartiranno già nei primi giorni di settembre”, dice il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, al termine dell’incontro. “Avevamo chiesto l’allargamento a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro e questo è stato previsto, così come sono stati rafforzati i fondi bilaterali”. “Abbiamo espresso oggi al ministro del Lavoro che in generale la riforma degli ammortizzatori prospettata risponde all’esigenza di un sistema di protezione universalistico, che resta basato su una assicurazione obbligatoria, con un forte legame tra sostegni monetari e politiche attive. I principi generali coincidono con l’impostazione della Cisl, vediamo anche accolte alcune richieste da noi poste nel corso degli incontri tecnici, ma dobbiamo ancora migliorare e rafforzare misure, strumenti, regole di utilizzo”, sottolinea il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.

“La riforma degli ammortizzatori non deve tradursi in un incremento degli oneri per le imprese del terziario e del turismo, che comporterebbe un aumento del costo del lavoro assolutamente da evitare in un momento come questo” avverte Confesercenti dopo l’incontro. “Occorre chiarire in che modo l’inclusività delle prestazioni dei nuovi ammortizzatori si concilierebbe con la sostenibilità contributiva da parte delle imprese e in che modo verrebbe concretamente tradotto il principio dell’evoluzione assicurativa delle tutele. Così pure va chiarito quale sarebbe l’effettivo concorso della finanza pubblica in una necessaria fase di transizione, che tenga particolarmente presente l’impatto profondo dell’emergenza Covid 19 su tanta parte del terziario di mercato.”, commenta Donatella Prampolini, di Confcommercio. “Confartigianato condivide le linee guida della Riforma proposte dal ministro del Lavoro Andrea Orlando perché siamo convinti della necessità di costruire un sistema di protezione sociale più inclusivo ed equo, attento anche alla sostenibilità per le micro e piccole imprese. Restiamo in attesa, però, di indicazioni determinanti sulla contribuzione e di poter quindi valutare l’impatto sul costo del lavoro”. E’ la posizione espressa dal presidente di Confartigianato Marco Granelli.

“Il documento predisposto dal ministero del Lavoro segna certamente un passo in avanti, recependo alcune nostre proposte (tra le quali un meccanismo premiale in caso di mancato ricorso agli ammortizzatori sociali, il riconoscimento dei ‘workers buyout’ quali strumenti di politica attiva del lavoro, l’attribuzione di risorse aggiuntive ai fondi paritetici interprofessionali qualora realizzino percorsi di formazione per lavoratori in cassa integrazione), ma lascia irrisolti diversi aspetti importanti per i quali avevamo manifestato la nostra preoccupazione, primo tra tutti il tema della contribuzione, sia in termini di quantum che di soggetto contributore”. Ad affermarlo è Mauro Lusetti, presidente dell’Alleanza delle Cooperative.

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