“Chiediamo il green pass ma non la carta d’identità ai nostri clienti. Siamo ristoratori, non poliziotti”. Riccardo Donati è il titolare della storica trattoria “Il Cerchio” a due passi dalla stazione centrale di Milano. Il suo locale non ha spazi all’esterno. Si entra solo con il certificato verde. “Oggi abbiamo avuto tre disdette a causa del pass”, racconta mentre iniziano ad arrivare i primi clienti. “Ci sentiamo più liberi e più tranquilli”, spiega una signora prima di ordinare. Spostandosi di poche centinaia di metri, si arriva a Isola. Qui i dehor sono pieni. Grazie alla bella stagione in pochi scelgono di sedersi dentro. “Ma in ogni caso ci siamo preparati” spiega Eranda Feka che gestisce il ristorante Borsieri 39. “Anche qui controlliamo l’app ma non il documento – racconta – ci affidiamo al buon senso dei nostri clienti che sono molto predisposti e gli piace l’idea del pass”. L’idea è che sia una prova generale per quello che potrà succedere da settembre quando la gente tornerà a sedersi anche dentro ai locali. “Non bisogna andare nei locali con l’insicurezza perché in Europa la situazione sta peggiorando” spiega un cliente di un pub.

C’è però anche chi ha provato a cenare dentro senza green pass ma è stato respinto. “Abbiamo perso due clienti, ma non importa. Si fa per il bene di tutti. Non siamo dei dottori, dobbiamo ascoltare quello che ci dicono gli esperti – conclude Luca Salvatore del Ghe Sem Borsieri – non capiamo chi si lamenta di continuo. Fa più rumore chi si sta mettendo contro le direttive di chi le rispetta”.

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