È un attacco hacker che non ha precedenti in Italia quello avvenuto la scorsa notte contro il sistema informatico della Regione Lazio. L’intrusione ha mandato in tilt il sistema di prenotazione del vaccino, ma potrebbe avere causato danni ben più gravi, minacciando la riservatezza dei dati sensibili del 70% degli abitanti di Roma e Province vicine che si erano vaccinati. Mentre il virus informatico è ancora attivo, i servizi di intelligence italiani ed europei stanno indagando per ricostruire l’accaduto. Dai primi accertamenti della polizia postale è emerso che l’attacco è partito dall’estero, anche se non è ancora stato possibile circoscrivere l’area geografica. Fonti di sicurezza fanno inoltre sapere che i pirati non hanno avuto accesso alle storie cliniche dei milioni di utenti registrati sul Ced regionale, visto che la violazione ha interessato l’area delle prenotazioni Cup e vaccinali che hanno permesso loro l’accesso ai dati anagrafici.

I pirati informatici sono entrati utilizzando la postazione aperta di un dipendente degli uffici della Regione, scrive il quotidiano. Gli hacker hanno utilizzato un malware poco complesso: il loro intento non consisterebbe nel rubare i dati di milioni di persone, ma di sabotare l’intero sistema e rendere le reti inutilizzabili, causando così un danno molto difficile da riparare. La componente dell’attacco sarebbe, quindi, di matrice criminale e non politica: inizialmente era stata considerata la pista no vax. Ma gli inquirenti non escludono ancora nulla.

Sull’attacco indaga anche la polizia postale che, come scritto da Ansa, avrebbe ricevuto dagli autori dell’attacco una richiesta di riscatto in ingenti somme di bitcoin. Una versione smentita invece dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, Intanto il portale di prenotazione vaccini della Regione Lazio continua ad essere bloccato, obbligando l’amministrazione a utilizzare moduli cartacei per proseguire nella campagna vaccinale. In tutta Italia è scattato l’allarme nei confronti del resto delle reti nazionali, tanto fragili quanto quella sabotata dagli hacker: Repubblica scrive che l’Italia avrebbe chiesto aiuto anche a Washington per sgominare quella che potrebbe diventare una minaccia all’intera sicurezza nazionale.

Per quanto riguarda i dati contenuti nei server della Regione Lazio, il pericolo che possano essere utilizzati in modo improprio non riguarda solamente i comuni cittadini ma, secondo Repubblica, anche le personalità istituzionali come il Presidente Sergio Mattarella e il premier Mario Draghi. Come riportato dal quotidiano, la minaccia è ancora più seria dato che, dagli onorevoli ai ministri, chi si è immunizzato a Roma ha depositato i propri dati nei server della Regione Lazio. Per esempio, Mattarella aveva ricevuto il vaccino all’ospedale Spallanzani, mentre Draghi si era immunizzato presso l’hub della stazione di Termini. Il pericolo riguarda anche figure come i vertici delle forze armate e dei servizi segreti, e grandi dirigenti, banchieri, diplomatici.

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