Dovevano vincere ambiente e inclusione sociale. Per ora – si può dire – hanno vinto i capitali. Si chiude così Reinventing Cities. Il maxi bando internazionale per la rigenerazione urbana di aree dismesse promosso dal Comune di Milano con C40, la rete delle grandi città nel mondo che lottano contro i cambiamenti climatici, doveva premiare l’approccio “green” e sostenibile. Ma a risultare vincitrici sono state le offerte economiche più alte. Con i proprietari delle aree – Ferrovie dello Stato, Comune di Milano e Ferrovie Nord – a brindare e fregarsi le mani passando all’incasso.

L’ultima sfida? Quella sull’ex Macello di Milano. Vincono il colosso del social housing Redo e le coop abitative Delta Ecopolis e CCL. Offrendo per il diritto di superficie per 90 anni sull’area da 148mila metri quadrati ben 20 milioni di euro in più rispetto alla base d’asta (73,3 milioni). E battendo all’ultima curva la cordata formata dalla società di gestione del risparmio Antrion, guidata dall’israeliano Ofer Arbib, e l’operatore di private capital Incus, in Italia rappresentato da Corrado Giovanelli.

“È la prima vittoria del capitalismo politico contro quello finanziario”, suggerisce qualche addetto ai lavori di Milano, facendo riferimento alle stretto legame fra Redo, le fondazioni bancarie (Cariplo) e Cassa depositi e prestiti. La lettura è corretta. Ma la “politica” in senso lato, per avere primazia sulla finanza, deve comunque offrire più soldi. Perché? “Nella rigenerazione delle città si pensa più a estrarre rendimenti che non alle funzioni urbane che servirebbero”, dice al fattoquotidiano.it il manager di una investement bank milanese, forse convertito sulla via di Damasco dopo 30 anni nell’ambiente.

Hanno vinto i soldi all’ex Macello. Come hanno vinto i soldi sul Nodo Bovisa. Area di proprietà al 50% di Palazzo Marino e al 50% di Ferrovie nord, da rigenerare nell’ambito di Reinventing Cities, e che ospita il Politecnico. Primo gradino del podio per Hines. La multinazionale americana del real estate guidata da Mario Abbadessa nella penisola, con un progetto futuristico dello Studio Park Associati, ha sconfitto i competitor di Ceetrus – società erede del ramo immobiliare di Auchan, che invece ha vinto la riqualificazione di piazzale Loreto – in cordata con Arcadis dell’ex assessore all’Urbanistica di Milano nella giunta di Letizia Moratti, Carlo Masseroli. Lo hanno fatto offrendo 35 milioni in totale. Quattro milioni in più degli avversari. E con una querelle anche pesante sul valore da attribuire al nuovo headquarter Ferrovie nord che si è svolta dietro le quinte. Sarebbe dovuto costare 17 milioni di euro, stando al bando. Da progetto ne vale 60. Ci sarebbe materiale per finire in tribunale fra ricorsi e controricorsi. Ma al capitalismo immobiliare milanese – politico o finanziario che sia – le guerre di religione non piacciono. Una soluzione alla fine si trova sempre.

Hanno vinto i soldi anche sullo scalo Lambrate. Lo scalo ferroviario dismesso, il più piccolo fra quelli che Ferrovie dello Stato Sistemi Urbani ha messo a gara non sempre facendo filare tutto liscio, è andato alla cordata capeggia dalla Sant’Ilario Società Cooperativa di Alessandro Vadelka. Che a detta della stessa giuria di Reinventing Cities (di cui non si conoscono i componenti se non per rumor trapelati) ha presentato il progetto “peggiore” dal punto di vista ambientale rispetto agli tre finalisti. Però lo ha fatto offrendo 7 milioni di euro a rialzo, contro una base d’asta di 5,7 milioni. Lasciandosi alle spalle le offerte di Castello sgr in cordata con Consorzio Cooperative Lavoratori e la stessa Redo. Che hanno offerto il minimo, o poco più. Perché l’operazione a Lambrate è complicata sotto il profilo del ritorno finanziario: su 22.505 metri quadri di superficie lorda di pavimento (SLP) il bando prevede 7.600 mq di edilizia convenzionata agevolata, oltre 9mila metri quadri a canone moderato e/o concordato e infine 2mila di edilizia a canone sociale. Tradotto: alloggi che costano poco – per quanto il “poco” di Milano siano 3mila euro al metro quadrato – perché i soldi vincono anche quando c’è da comprare o affittare casa.

Si chiude così il sogno “green” e sociale di Reinventing Cities. Il 2021 è stato l’anno di Milano. Se fuori dalla penisola partecipano Madrid, Chicago, Dubai, Montreal, Singapore, Cape Town, Reykjavik e tante altre, il 2022 sarà il turno di Roma per lo sviluppo urbano delle aree dismesse di Roma Tuscolana, insieme a Ferrovie dello Stato. Chissà se nella Capitale vincerà il capitalismo finanziario o quello politico. C’è già chi scalda i motori. “Ho capito che investire sul progetto conta il giusto – dice uno dei manager che sono rimasti totalmente a bocca asciutta con Reinventing Cities Milano –. Ne terrò presente quando dovrò depositare le offerte economiche”.

foto: rendering Redo Sgr e Partners

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