di Roberto Del Balzo

Due anni fa, il 18 luglio, ci lasciava Luciano De Crescenzo. Chi meglio di un filosofo napoletano, con tutti gli anticorpi necessari contro un rigido fanatismo generati da un passato da ingegnere in una grande azienda, poteva dare lo spunto per una lettura di questo tempo? Nei suoi disincantati e surreali capovolgimenti di vista, aveva già detto tutto.

Il suo “elogio del quasi” contenuto in uno dei suoi libri di successo Il Pressappoco (con due p come voleva lui) ci può convincere di una cosa, ovvero che tutto ciò che è bianco o nero, binario, dogma, certezza assoluta e integralismo rischia di far male alla salute. Del resto questo racconta la realtà di tutti i giorni dove i fondamentalismi, sui vaccini, sul clima e su ogni grande e piccolo tema creano ossessive abnegazioni ed eliminano la capacità di scegliere.

Il senso critico si sfarina nella cessione della fantasia in cambio di qualcuno o qualcosa che deciderà nel dettaglio la nostra vita e nostri principi morali. Anche se non lo ammettiamo siamo sempre condizionati da qualcuno. Dissacrare i valori assoluti non è peccato. Non vuol dire avere le corna. E una coda appuntita. Metodi e criteri sono tutti relativi, perché seguono persone diverse e tempi diversi. E il paradosso è che tutti i buoni e i cattivi divisi da una riga verticale alla lavagna, le fazioni nette di Guelfi e Ghibellini che vivono per mostrare il proprio ego nel mondo esilarante dei social, profeti dell’apocalisse climatica col santino di Greta sul cruscotto dell’auto a benzina e chi più ne ha più ne metta, insomma tutti, ma proprio tutti vivono sotto un cielo dove di netto, preciso e misurabile non c’è nulla.

Il fanatismo segue l’andazzo politico lisciato da tanti giornalisti che in quel comico contesto trovano la loro esatta dimensione, quella descritta da Longanesi: “Non è la libertà che manca in Italia. Mancano gli uomini liberi”. Forse. Gli italiani sono quasi vaccinati, guardano al politico che bofonchia senza coraggio che sta aspettando il suo turno. Quanta poca fiducia nel genere umano hanno i nostri leader politici. Che poca considerazione hanno dei loro adoratori. E anche quando hanno fatto questo benedetto vaccino si scopre che forse sono ancora alla prima dose in tempo per la seconda, giusto prima delle ferie. Quasi vaccinati insomma.

Del resto il vaccino stesso non è sicuro al 100% ma quasi sicuro. E in mezzo a questo impazzimento dominato dall’incertezza non si fa altro che tirare continuamente quella linea verticale sulla lavagna. Questo virus ha colpito i nostri corpi ma subito dopo ha demolito la psiche di tanti trasformando tutto in conflitto, malattia social(e), disaccordo, opposizione a prescindere. Che fare per disintossicarsi? Può bastare mettersi in discussione al di fuori di ciò che sembra giusto a priori facendo scelte magari fin qui solo intraviste? Chi mette un “forse” nelle proprie parole mostra di applicare l’esercizio del dubbio, non nasconde inganni aprendosi all’ascolto con quel minimo di tolleranza che sembra, al giorno d’oggi, nella vita di tutti i giorni, una parola vuota. Chissà.

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