Un leggero incremento dei ricoverati con sintomi nei reparti di area Covid, soprattutto nelle regioni del Sud, mentre le terapie intensive restano stabili a livello nazionale. Un segnale, di fronte alla risalita dei casi, del funzionamento dei vaccini. Se da un lato Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, registra una risalita lieve dell’occupazione dei posti letto in area medica, dal 2 al 3%, dall’altro lato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sottolinea come rispetto alle precedenti ondate si registri circa “il 50% di ospedalizzazioni e terapie intensive in meno” a parità di casi.

“L’efficacia dei vaccini – dice Cartabellotta ai microfoni della trasmissione L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus – è maggiore per evitare ospedalizzazioni e decessi, ma c’è una buona efficacia anche nel prevenire l’infezione: 88% con due dosi – dice – nella seconda e nella terza ondata per ogni mille pazienti positivi avevamo il 5% che veniva ricoverato in ospedale e lo 0,5% che andava in terapia intensiva. Oggi la percentuale dei ricoverati si è ridotta dal 5% al 2%, quella di chi va in terapia intensiva si è ridotta dallo 0,5% allo 0,27%. Nelle ondate precedenti, a parità di casi, avremmo avuto il doppio di persone ricoverate e in terapia intensiva”.

Sardegna e Sicilia sono le due regioni che vedono la maggiore crescita della percentuale di occupazione di terapie intensive da parte di pazienti Covid, entrambe arrivate al 5% in pochi giorni a fronte di una media nazionale del 2%. Mentre Calabria, Campania e Sicilia – rispettivamente con il 6%, il 5% e il 7% – sono le regioni che hanno una percentuale maggiore di posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, a fronte di una media nazionale del 3%. Percentuali che al momento restano distanti dalle soglie di allerta.

Certo è che secondo Cartabellotta “da un lato i dati confermano l’efficacia dei vaccini, dall’altro lato rilevano la necessità di mantenere le misure individuali raccomandate per limitare ulteriormente la circolazione del virus”. Numeri alla mano – secondo quanto riportato nell’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – il ciclo vaccinale completo ha un’efficacia molto elevata: 88% nel prevenire l’infezione, 95% nel ridurre l’ospedalizzazione, 97% nel prevenire il ricovero in terapia intensiva e 96% nel ridurre il rischio di morte.

Percentuali che si riducono nelle persone vaccinate con dose singola rispettivamente a 70%, 81%, 89% e 80%. Oggi la campagna vaccinale, di fatto, analizza la Fondazione Gimbe, può contare solo sui vaccini a mRNA Pfizer e Moderna, visto il flop di CureVac che non ha superato i test clinici e il progressivo ‘tramonto’ dei vaccini a vettore adenovirale: infatti, AstraZeneca viene utilizzato solo per i richiami e di Johnson&Johnson vengono somministrate poche migliaia di dosi al giorno.

Sul fronte delle somministrazioni dei vaccini Cartabellotta spiega che “stiamo mantenendo la media di 530-550mila somministrazioni al giorno, anche se la percentuale delle prime dosi è progressivamente diminuita. Per il terzo trimestre aspettavamo 94 milioni di dosi, ma di fatto J&J e Astrazeneca probabilmente non arriveranno più visto che non li stiamo utilizzando. Quindi avremo 45 milioni di dosi di vaccini a mRna: per mantenere una certa regolarità di somministrazione ne dovrebbero arrivare 15 milioni al mese, ma è difficile. È possibile – conclude Cartabellotta – che ad agosto avremo meno vaccini a disposizione rispetto alla richiesta di prime dosi”.

Settembre è dietro l’angolo e un altro tema su cui si discute in questi giorni è quello della vaccinazioni degli insegnati. “Se da un lato sono favorevole, – ha detto il presidente di Gimbe – va anche detto che la riapertura in presenza delle scuole non dipende solo dalla vaccinazione di quel 15% di personale che non si è vaccinato. Ci sono tante altre variabili che non sono state affrontate. Per quanto riguarda gli studenti, è poco probabile che riusciremo ad arrivare all’inizio dell’anno scolastico con una copertura adeguata di ragazzi vaccinati, al di là del fatto che si vogliano vaccinare o meno”, conclude.

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