È arrivato nella notte il via libera delle commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera al decreto Recovery sul quale riferiranno in aula i due relatori Annagrazia Calabria e Roberto Morassut, ma si registra una nuova battuta d’arresto del governo che sul testo del Pnrr è stato nuovamente battuto in commissione sul dissesto idrogeologico. I deputati hanno infatti approvato un emendamento presentato dalla Lega che rende necessaria l’intesa con “il Presidente di ciascuna regione territorialmente competente” da parte del ministro per la Transizione Ecologica nella predisposizione del decreto o dei decreti attraverso cui mettere in campo “gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e i rispettivi cronoprogrammi”. Una seconda sconfitta in commissione per l’esecutivo guidato da Mario Draghi che, appena pochi giorni fa, era finito in minoranza quando era stato dato l’ok all’emendamento a firma M5s che prevede la possibilità di modifica degli obiettivi green.

Intanto, il testo sarà presentato a Montecitorio già domani, data la necessità di stringere i tempi per l’approvazione e il passaggio al Senato in vista della scadenza del 30 luglio. Tra le principali novità che emergono dall’ultima bozza circolata, si ravvisano alcune modifiche, senza stravolgimenti, sul Superbonus, mentre è stato respinto l’emendamento presentato da Italia Viva sull’innalzamento dei limiti del 5G. Niente di fatto anche per la proposta a prima firma Stefania Prestigiacomo di inserire il Ponte sullo Stretto tra le opere con procedura semplificata e accelerata previste nella lista del dl Recovery.

Sul Superbonus non è stato fatto alcun allargamento, ma solo alcune semplificazioni, come ad esempio alcuni ritocchi che vanno dalla Cila (la comunicazione di inizio lavori) ai tempi per richiedere la residenza in caso di acquisto di un immobile oggetto di interventi, così come nel caso di alcune violazioni. Ma la valutazione sull’allargamento o la proroga della formula 110% sarà ripresa in mano solo in autunno con la nuova legge di bilancio, come già anticipato dal governo.

L’emendamento stabilisce innanzitutto che “gli interventi di dimensionamento del cappotto termico e del corridoio sismico non concorrano al conteggio della distanza e dell’altezza” in deroga alle distanze minime nelle costruzioni previste dal Codice civile. Inoltre “le violazioni meramente formali che non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo non comportano la decadenza delle agevolazioni fiscali limitatamente all’irregolarità od omissione riscontrata”. Quindi, “nel caso in cui le violazioni riscontrate nell’ambito dei controlli siano rilevanti ai fini delle erogazioni degli incentivi, la decadenza del beneficio si applica limitatamente al singolo intervento oggetto di irregolarità od omissione”.

Per quanto riguarda le tempistiche sulla dichiarazione di residenza, chi acquista un immobile oggetto di interventi di ristrutturazione al 110% avrà 30 mesi e non più 18 per stabilirsi nel Comune dove è situato l’immobile e pagare l’imposta di registro ridotta del 2%.

La Cila (Comunicazione di inizio lavori) sarà inoltre sufficiente anche per interventi che riguardano le parti strutturali degli edifici o i prospetti. Infine, per le opere di “edilizia libera” (quelle per cui non sono richieste autorizzazioni o titoli abilitativi) nella Cila è richiesta la sola descrizione dell’intervento. In caso di variazioni in corso d’opera, basterà comunicarle a fine lavori come integrazione della stessa Cila. Mentre a conclusione dei lavori non è richiesta la segnalazione certificata di inizio attività.

Non è passato invece l’innalzamento dei limiti al 5G proposto dai renziani. L’emendamento è stato prima accantonato e poi, in nottata, bocciato insieme a tutti quelli non ancora esaminati e su cui non era stato espresso esplicito parere dei relatori e del governo. Non verranno alzati, quindi, i limiti italiani all’elettrosmog.

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