Tra le pieghe del decreto Recovery, che in nottata ha ottenuto il via libera delle commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera e verrà presentato domani a Montecitorio, spunta anche una stretta sul possesso di armi da fuoco per persone che hanno presentato anche in passato gravi problemi psichici. È stato infatti approvato un emendamento, a prima firma del deputato Pd Umberto Buratti, per il quale da ora in poi “il sindaco, in qualità di autorità sanitaria, deve comunicare al Prefetto, agli uffici e comandi delle Forze di polizia l’adozione di misure o trattamenti sanitari obbligatori (Tso) connessi a patologie che possono determinare il venir meno dei requisiti psico-fisici per l’idoneità all’acquisizione, alla detenzione ed al conseguimento di qualunque licenza di porto delle armi”.

Una norma, questa, che mira a eliminare, o quantomeno limitare gli omicidi o i suicidi commessi con armi legalmente detenute da persone che hanno problemi psichici certificati. “Non è possibile che chi sia stato sottoposto a un Tso possa detenere armi da fuoco. Oggi abbiamo fatto un grande passo avanti per tutelare la sicurezza dei cittadini. Ed è per questo che esprimo grande soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento – commenta Buratti – Se davvero vogliamo prevenire delitti o omicidi, è urgente rivedere le norme proprio a cominciare dalla comunicazione tra le Istituzioni. Sono i fatti di cronaca che richiamano il legislatore a un intervento affinché si possa tempestivamente rifiutare o revocare il porto d’armi a soggetti psichicamente non idonei. La pandemia ha acuito i disagi psichici, siamo in una situazione di fragilità sempre più evidente che non può più essere trascurata”.

Soddisfazione anche da parte delle associazioni che si battono contro la diffusione delle armi leggere e per i diritti civili. Gabriella Neri, presidente dell’associazione Ognivolta Onlus e moglie di Luca Ceragioli, che col suo collaboratore Jan Hilmer venne ucciso da un suo ex dipendente che era stato sottoposto più volte a Tso, a Ilfattoquotidiano.it dice che si tratta di “un tassello importante, fondamentale nell’ambito di questo puzzle che stiamo cercando di mettere insieme per garantire diritti e sicurezza a tutte le persone, anche quelle con problemi psichici che, in casi di violenza come questi, sono anche loro vittime di se stessi. Questa norma è un primo passo, quindi, ma riguarda solo i casi di Tso. Noi da anni chiediamo, insieme al senatore Gianluca Ferrara (M5s), la creazione di un’anagrafe informatizzata che, nel pieno rispetto della privacy e senza alcuna volontà discriminatoria, imponga uno scambio di informazioni tra le autorità sanitarie e gli uffici preposti al rilascio delle licenze per incrociare i dati ed evitare che persone con problemi psichici certificati possano detenere un’arma”.

Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal Brescia), è dello stesso avviso: “È un primo passo importante, ma va istituito al più presto il sistema informatico di comunicazione diretta tra medici/Asl e Questure/Prefetture per comunicare tutti i casi (e non solo i Tso) di patologie e uso di medicinali che possono determinare anche temporaneamente la mancanza dei requisiti psico-fisici per il mantenimento delle licenze per armi. Si tratta di un registro già previsto da oltre dieci anni dal Decreto legislativo 204 del 2010 e da provvedimenti attuativi contenuti nel decreto legislativo 104 del 2018. È venuto il momento di darne piena attuazione per prevenire i numerosi casi di omicidi e suicidi con armi legalmente detenute”.

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