Ludovica è una ragazza con un ritardo cognitivo certificato ma la sua patologia non è stata presa in considerazione e quest’anno si è ritrovata un sette in condotta senza alcun motivo”. A denunciare questo caso di mala-scuola è Alessandra Marchetti, la mamma di una 18enne che ha terminato con tanto di sorpresa sulla pagella, il quarto anno del liceo “Montanari” di Verona.

Alessandra è una madre combattiva, una di quelle che di fronte alla mancata risposta dell’istituto alla richiesta di accesso agli atti ha preso la sua tenda e l’ha montata nel cortile del liceo per protestare contro i professori e il dirigente scolastico Matteo Sansone che – a detta della mamma di Ludovica – ha accolto i genitori nel suo ufficio solo dopo quattro ore che manifestavano il loro dissenso. Ilfattoquotidiano.it ha ripetutamente cercato di contattare Sansone, anche via WhatsApp, senza ricevere però alcuna risposta.

“È stato un fulmine a ciel sereno quel voto in disciplina. Nessuno ci ha mai comunicato che Ludovica non si comportava in maniera adeguata, non ci hanno mai scritto neanche una lettera, non ci hanno mai convocati a scuola. Ci siamo ritrovati spiazzati”, spiega la madre della ragazza. I genitori non hanno alcun problema a descrivere la situazione della figlia: una giovane con un disturbo misto degli apprendimenti e della memoria breve, ansia retroattiva, lentezza estrema nel fare le cose quotidiane e nell’apprendere ma una grande predisposizione per il canto.

“Guardi le motivazioni di quel voto. Gliele leggo: ‘L’alunna ha accumulato numerose ore di assenza (16,67%) e 38 ritardi. Si segnalano assenze in occasione delle verifiche programmate per dedicarsi allo studio e nell’ultimo periodo un atteggiamento selettivo verso le discipline. La partecipazione in presenza risultava essere non propositiva”, cita la mamma di Ludovica. Parole che da genitore non digerisce: “I professori sapevano che i ritardi erano dovuti alla sua patologia; ci stavamo lavorando anche con l’aiuto di un professionista”.

Mentre per quanto riguarda le assenze specifica: “Mia figlia spesso svolgeva delle attività di recupero in un’aula a sé con una tutor inserita a scuola dalla famiglia. Queste ore sono state considerate come assenze solo perché non era in classe con i compagni. È assurdo”. La famiglia è ancora incredula anche perché “nemmeno la tutor che la segue a scuola ha mai avuto segnalazioni negative per il comportamento di Ludovica”.

L’ultimo atto è avvenuto nell’ufficio del preside dove la madre ha chiesto al capo d’istituto una lettera di presentazione per trasferire la figlia in un’altra scuola che la famiglia sta cercando disperatamente. “Ludovica quest’anno ha subito troppe angherie. Non hanno assolutamente tenuto in considerazione i suoi limiti certificati da relazioni mediche. Pensi – spiega la mamma – che un’insegnante le dava persino cento pagine da studiare. Ora stiamo pensando di far anche ricorso al Tar. Lotto non solo per mia figlia ma per tutti i ragazzi come lei”. Sulla vicenda la dirigente dell’ufficio scolastico regionale, Carmela Palumbo dichiara al fatto.it: “È prematuro pronunciarci su questo caso. Non conosciamo esattamente gli atti del consiglio di classe. Se la famiglia intende interessare anche il nostro ufficio faremo le verifiche dovute ma finora non sono stata contatto da nessuno, né dalla scuola né dalla famiglia”.

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