Le frizioni riguardo ai differenti ruoli svolti sulla questione libica, e la rottura netta tra l’Eliseo e l’asse giallo-verde, con le ripetute accuse lanciate da Matteo Salvini e il sostegno manifestato dall’allora vicepremier Luigi Di Maio ai Gilet Gialli, mossa che provocò il ritiro dell’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, sembrano fare ormai parte del passato. Anche grazie all’azione diplomatica del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in quei giorni continuò a sottolineare l’importanza del legame tra Roma e Parigi, si è arrivati all’incontro di oggi tra il Capo dello Stato e il presidente francese, Emmanuel Macron, per arrivare all’intesa sul Trattato del Quirinale: “La Francia accoglie un amico e una grande personalità – ha detto il presidente francese – Non abbiamo mai smesso di parlare e di lavorare insieme. Italia e Francia si sono trovate di fronte alla stessa situazione a dieci giorni di distanza”, ha detto in merito alla pandemia. Mentre il presidente italiano interviene duramente contro le violazioni dello stato di diritto in Ue: “Le solenni decisioni assunte da ciascun popolo al momento dell’adesione al progetto non possono essere contraddette se non a prezzo della drastica decisione dell’abbandono“.

Il rafforzamento dei rapporti tra Italia e Francia, ha annunciato Macron, al “Trattato bilaterale di cooperazione rafforzata, il Trattato del Quirinale, permetterà di consolidare la nostra relazione e di offrire ai popoli e ai giovani vere prospettive e consentirà che i giovani si impegnino in insieme in un servizio civile franco-italiano“.

Proprio per cancellare le frizioni del passato, il capo dell’Eliseo ha voluto sottolineare che il Paese sa “di accogliere un amico e un’eminente personalità per la quale la Francia ha stima, affetto e ammirazione”. E con la quale Parigi ha trovato numerosi punti d’incontro, come la necessità di maggior “solidarietà europea”: “L’anno scorso, in particolare dall’estate 2020 – ha detto – abbiamo avuto insieme una volontà forte di costruire un’ambizione europea condivisa”. “L’anno appena trascorso – ha poi aggiunto – ha messo in luce una volontà forte di Germania, Italia e Francia di lavorare insieme e costruire un’ambizione europea. Lo abbiamo fatto per rispondere alla crisi, per sostenere una politica europea di acquisto dei vaccini e per costruire una capacità europea di produzione di vaccini. Abbiamo, in materia europea, un’ambizione condivisa, quella di un’Europa più giusta, più verde, che lascia più spazio ai suoi giovani”.

Ma la solidarietà tra i paesi Ue viene richiesta, in particolar modo dall’Italia, anche sulla questione migratoria. Mentre si è arrivati a un accordo per la gestione del fenomeno al di fuori dei confini europei, è ancora lontana l’intesa sulla collaborazione tra i 27 Stati membri, con il tema dei ricollocamenti come punto di scontro tra i Paesi del Sud, alcuni del Nord e il blocco di Visegrad. Su questo, Mattarella ha voluto specificare che “occorre governare il fenomeno” delle migrazioni, “diversamente si viene travolti da ondate occasionali in dipendenza da crisi che si verificano nei Paesi di origine”. È proprio su queste crisi che il blocco europeo deve lavorare, ha spiegato il Capo dello Stato nel colloqui privato con Macron: non bastano, ha detto, i cartelli con scritto “divieto di ingresso” per fermare le migrazioni dall’Africa, secondo quanto riportano fonti italiane. Occorre invece aiutare le persone in loco, in modo che non abbiano più bisogno di emigrare. “Donne, bambini, uomini in fuga, difficilmente possono essere individuati come un nemico. Già all’epoca della Seconda guerra mondiale l’indifferenza, se non la aperta ostilità verso i profughi che bussavano alle frontiere, caratterizzò una stagione che sarebbe stata segnata da crimini efferati, dei quali l’umanità non deve perdere il ricordo”, ha aggiunto.

Per arrivare a questo obiettivo è necessario “dotarsi di una politica dell’immigrazione e dell’asilo all’altezza dei valori che sono alla base del progetto di integrazione europea che costituisce un obiettivo primario per la stabilità e la coesione stessa dell’Unione, oltre che per poterci confrontare con i Paesi della regione in maniera credibile – ha aggiunto il capo del Quirinale – Se vogliamo che questa nostra Europa continui ad assicurare prosperità e benessere dobbiamo provvederci di una strategia dell’accoglienza, sostenibile ma concreta, in sintonia con le complesse sfide dell’oggi”. “La politica migratoria rimane un vulnus recato alla coscienza europea. Alla pandemia abbiamo saputo dare una risposta europea, alla crisi economica altrettanto. Alle migrazioni, ovvero al tema che in grande misura oggi interpella i nostri valori, al tema che più di altri mette in gioco la nostra capacità geopolitica e la nostra visione del futuro, non siamo ancora riusciti a dare una risposta adeguata, efficace e comune”.

Macron ha poi dichiarato che anche sul fronte libico, dove Parigi ha mantenuto un ruolo per diversi anni ambiguo, da una parte come membro dell’Unione europea che sosteneva il Governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj e, dall’altra, come sostenitore mai pienamente dichiarato del generale Khalifa Haftar, Italia e Francia hanno adesso “convergenze e preoccupazioni comuni”: “C’è stato un lavoro congiunto incessante che si è strutturato in tutti questi ultimi mesi – ha continuato il presidente francese – con visite comuni dei nostri ministri, poi con un lavoro comune alla Conferenza di Berlino e un lavoro comune che si svolgerà sotto la presidenza francese del Consiglio di sicurezza la prossima settimana, per progredire su questo capitolo”. Sul Sahel, “l’Italia è un Paese al quale rendiamo omaggio per l’impegno, in particolare con il contributo alla forza Takuba e il suo coinvolgimento nelle operazioni umanitarie”.

Anche Mattarella ha voluto sottolineare che l’Europa “può trasferire nelle regioni vicine”, come la Libia e il Sahel, “la sua vocazione alla pace e alla collaborazione. E in questo Francia e Italia sono certamente chiamate a collaborare, come stanno facendo”. Con il presidente francese Macron, spiega Mattarella, “abbiamo parlato del legame transatlantico e degli Stati che ci chiamano alla responsabilità e alla collaborazione, come in Libia o nel Sahel. E di tutto quello in cui Francia e Italia si ritrovano insieme, avvertendo l’importanza di svolgere un ruolo di pace, di collaborazione e di crescita per quanto riguarda il futuro non solo dell’Europa, ma anche delle regioni intorno. Siamo circondati da stati di crisi, da tensioni”.

Il presidente della Repubblica, intervenendo a un evento organizzato dalla Sorbona, ha poi usato parole molto dure nei confronti di coloro che, all’interno dell’Unione europea, si muovono in chiara violazione dei Trattati e dei principi sui quali si fonda la comunità dei 27. Il riferimento, seppur non esplicito, è alla legge anti-Lgbt approvata nei giorni scorsi dal Parlamento ungherese e condannata da gran parte degli Stati membri: “Le solenni decisioni assunte da ciascun popolo al momento dell’adesione al progetto non possono essere contraddette se non a prezzo della drastica decisione dell’abbandono – ha detto – Occorre chiarezza. Ciascun processo in itinere è soggetto a pause, rallentamenti, incertezze, compromessi. Occorre tuttavia essere sempre ben consapevoli del costo che ciascuno di questi intralci comporta e le loro conseguenze negative sui destini dei popoli dell’Unione”. Il Capo dello Stato ha poi continuato dicendo che “l’accrescimento della comune, condivisa, sovranità europea è l’obiettivo e per esso occorre lavorare. Del resto è espressamente riconosciuta come finalità dai Trattati. La dialettica politica tipica di ciascuna comunità organizzata in Stato non può essere motivo o pretesto per indebolire o porre in discussione i caratteri fondanti dell’Unione. Si tratta di elementi inscindibili fra loro, non vi può essere democrazia senza libertà o libertà senza democrazia. Libertà e democrazia senza giustizia sociale che consente il perseguimento della prosperità. Liberté, Egalité, Fraternité sono elementi indivisibili per tutta l’umanità. Di questo vogliamo e possiamo essere orgogliosi come europei”.

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