Forse non ci avrete fatto caso. La coincidenza è incredibile. Alle diciotto di venerdì 2 luglio si sono affrontate Svizzera e Spagna. Gli elvetici giocavano in maglia rossa, gli spagnoli in maglia bianca. Hanno vinto i bianchi. Tre ore dopo sono scese in campo le formazioni di Belgio e Italia. I compatrioti di Lukaku sfoggiavano la divisa rossa. Gli italiani erano in bianco. I giocatori in bianco hanno vinto. Morale della favola: non indossare mai il rosso, finisci dentro il fosso. Quello della sconfitta. E della vergogna. Domanda: come mai l’Italia non è scesa in campo con la tradizionale e raffinata maglia azzurra? Risposta: gli italiani hanno dimostrato di essere eleganti e vincere con qualsiasi colore. Non sono andati..in bianco, nonostante il bianco addosso.

L’emozionante 2 a 1 dell’Italia sul Belgio è il quinto successo consecutivo dell’Italia all’Euro 2020 che si sta giocando nel 2021. I numeri non sono mai opera della casualità. Il risultato di venerdì sera all’Allianz Stadium di Monaco di Baviera consente alla nazionale azzurra di eguagliare le migliori serie vittoriose in questo format della Francia (1984), dell’Olanda (1988/1992), della Repubblica Ceca (2000/2004). Qualcuno considera questi dati come una sorta di auspicio. Lo dichiara il pur compassato Le Monde: “L’Italie est un sacré concurrent pour la victoire finale”. E spiega perché: gioca il migliore ed il più divertente calcio del torneo. Si è snaturata: non si arrocca, come fece ai Mondiali del 2006, che vinse, ricorrendo a cinici “catenacci”. Solo nell’ultimo quarto d’ora del match con il Belgio, l’Italia è tornata alla sua antica e collaudata natura, ha insomma ritrovato il suo dna, ergendo barricate. D’altra parte le nonne insegnano che le marmellate più buone sono quelle che si fanno utilizzando le vecchie pentole

Incrociamo, comunque, le dita. Anche perché prima bisognerebbe battere la Spagna, martedì prossimo, nella semifinale in programma allo stadio di Wembley. E non sarà un’impresa facile. Con noi gli spagnoli ritrovano tutta la rabbia agonistica che si sono scordati sinora, quella “garra” (letteralmente artiglio) che simboleggia la grinta di non arrendersi mai: l’artiglio, infatti, è sempre pronto a smembrare le carni, se gli capitano a tiro…Sono 101 anni che le due rappresentative si incrociano e combattono, persino nelle partite amichevoli gli spagnoli sono pervasi dalla foga che innesca la garra, dalla necessità cioè di dare sempre il meglio di sé, come se fosse sempre o vivi o muori, guai se indietreggi, guai se ti arrendi. Tenacia, coraggio, focosità. Il dizionario spagnolo allarga lo spettro dei significati anche alla convinzione, all’attrazione, alla persuasione. Nei confronti degli italiani, poi, serpeggiano orgoglio e pregiudizi…

La prima volta che Italia e Spagna ebbero la ventura di fronteggiarsi fu ai Giochi di Anversa del 1920. Era il 2 settembre, si disputava la semifinale del torneo di consolazione, all’Olympisch Stadium. La Seleccion ci sconfisse 2-0, con una doppietta del basco Felix Sesumaga Ugarte (ma per i tifosi bastava Sesumaga). La formazione iberica schierava in porta un giovanissimo Zamora, già formidabile tra i pali: dopo l’Italia, batté pure l’Olanda e conquistò la medaglia d’argento. Sesumaga aveva ventidue anni, nel 1926 sarebbe morto per tubercolosi.

L’ultima volta che l’Italia ebbe a che fare con la Spagna, è poco meno di quattro anni fa. Per l’esattezza, il 2 settembre del 2017 – il “ritorno” valido per le qualificazioni per i Mondiali russi. Fummo travolti 3-0 a Madrid, preludio di quel che sarebbe poi accaduto, ossia l’ignominiosa esclusione dal Campionato iridato. Il bilancio complessivo è comunque equilibrato: su 37 incontri, 11 volte abbiamo vinto noi, altrettante hanno vinto gli spagnoli, e ben 15 sono stati i pareggi. In totale, l’Italia ha segnato 43 reti e ne ha subìte 40. Agli europei del 2012 finì 1-1, in quelli del 2016 vincemmo 2-0.

La Spagna che ci ritroveremo – letteralmente – tra i piedi, ha battuto ai calci di rigore, dopo sterili attacchi e dopo i supplementari finiti 1-1, la tignosa Svizzera che aveva eliminato la Francia campione del mondo. Ma gli elvetici però giocavano senza il ruvido atalantino Freuler, espulso nel secondo tempo per un fallaccio, e questo non depone tanto a loro favore. Va detto con onestà che le Furie rosse sono un cantiere aperto, una squadra cioè in fase di ricostruzione, falcidiata dal Covid e da qualche incidente, il rinnovamento tecnico è iniziato un po’ dopo quello parallelo dell’Italia, ribattezzata con enfasi era Mancini. Il taumaturgo è Luis Enrique che molti ricorderanno come allenatore della Roma e che in patria è stato molto attaccato per le sue scelte. Ci conosce bene, questo è poco ma sicuro. Vizi e pregi del nostro calcio. I nostri peculiari punti deboli…La rivalità tra italiani e spagnoli è sempre stata accanita, un terreno fertile per le provocazioni, e per stimolare la suscettibilità dei giocatori. La partita, perciò, si presta a enfatizzare insopportabilmente il nazional-patriottismo che ha pervaso sinora le telecronache Rai e quelle Sky, in preda spesso e volentieri a trip da calcio sovranistico. D’altra parte, tutto quello che accade in Italia in materia di calcio è sempre sospeso tra commedia e dramma, tra euforia e tragedia, tra esorcismo ed esaltazione. Quest’Euro, ormai, è infatti diventato il tempo delle iperboli. E della realtà aumentata. Ogni minuto di gioco, è come se fossimo in competizione contro il resto del mondo. Per conoscere l’anima del calcio, bisogna dominarlo.

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