Torniamo al disegno di legge Scalfarotto“. Italia Viva spariglia le carte in tavola e mette un’ipoteca sulla rapida approvazione del disegno di legge Zan, il testo contro l’omotransfobia approvato alla Camera a novembre 2020 e attualmente all’esame della commissione Giustizia del Senato. Il partito di Matteo Renzi, negli emendamenti presentati dal capogruppo al Senato Davide Faraone e dal capogruppo in commissione Giuseppe Cucca, propone quattro modifiche all’articolato che, se approvate, avrebbero l’effetto di far ripartire da capo l’iter del provvedimento (che, una volta approvato a palazzo Madama, dovrebbe tornare a Montecitorio). La prima è di sopprimere l’articolo 1, che contiene le definizioni di “sesso”, “genere”, “orientamento sessuale” e soprattutto “identità di genere”, cioè “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Ridotti i motivi di discriminazione, salta la clausola “salva-idee” – Di conseguenza, tutte le modifiche al codice penale che aggiungono ai motivi di discriminazione quelli “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” verrebbero sostituite con “fondati sull’omofobia o sulla transfobia“, oltre che sulla disabilità. Un testo analogo a quello a prima firma del deputato di Italia Viva Ivan Scalfarotto, approvato alla Camera nel 2013 e, dall’anno successivo, anch’esso incagliato in commissione a palazzo Madama. Ancora, si propone di sopprimere l’articolo 4 del ddl Zan, la cosiddetta “clausola salva-idee” (“Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte”). “La libertà di pensiero e di espressione sono già tutelati dalla nostra Costituzione, la tutela non può essere degradata in una legge ordinaria”, sostengono i renziani.

La postilla: “Nel rispetto della piena autonomia scolastica” – Infine, si chiede di specificare che le attività da organizzare nelle scuole in occasione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” sono da tenersi “nel rispetto della piena autonomia scolastica“. Proprio su questo tema il Vaticano ha chiesto modifiche al disegno di legge impugnando il Concordato tra Stato e Santa Sede, poiché il testo non prevede “esenzioni” per le scuole private di ispirazione cattolica. “Bene che Italia Viva in Senato giochi un ruolo da mediatrice, facilitando un accordo che non snaturi il messaggio anti-omofobo e che permetta l’approvazione del decreto”, commenta la senatrice renziana Donatella Conzatti. “Sul ddl Zan – aggiunge – dobbiamo andare avanti spediti come avvenuto alla Camera. La posizione di Italia Viva è stata e sarà riformista”.

Salvini: “Togliamo dal tavolo l’ideologia e la approviamo un’ora” – Sulla stessa linea il ministro per il Sud Mara Carfagna (Forza Italia): “Cerchiamo di togliere elementi divisivi come la definizione di identità di genere. Serve una discussione consapevole e informata, io sono favorevole alla legge ma vorrei che fosse approvata, come quella sullo stalking, a larga maggioranza“, dice. Per le modifiche spinge anche il leader leghista Matteo Salvini: “Togliamo dal tavolo l’ideologia, quindi i reati di opinione e l’ideologia gender nelle scuole, poi in un’ora approviamo la norma”. Ma il proponente, il deputato Pd Alessandro Zan, non ci sta: il disegno di legge “ha subito e sta subendo un ostruzionismo che non ha eguali in nessun Paese europeo”, dice. “Non è una legge su cui si possa fare qualsiasi mediazione, perché stiamo parlando dei diritti umani e dei diritti delle persone. Ogni parola che cambia, che si toglie, che si modifica, ogni progetto di legge che viene cambiato ha una ricaduta pesantissima sulla vita delle persone”.

Cirinnà: “Italia Viva abbandona il movimento Lgbt” – “Le proposte di modifica al ddl Zan formulate da Italia Viva mi lasciano interdetta“, commenta Monica Cirinnà, la senatrice del Pd che fu prima firmataria della legge sulle unioni civili, oggi segretaria della commissione Giustizia. “Dopo avere approvato il testo alla Camera, ora chiedono modifiche su quegli stessi punti sui quali c’era stata trattativa e avevano dato il loro consenso. Renzi e Faraone, così, gettano la maschera e in un colpo solo delegittimano la loro ministra Elena Bonetti, le deputate e i deputati di Iv e la stessa Lucia Annibali, prima firmataria dell’emendamento che introdusse l’articolo 1, che oggi Iv vorrebbe sopprimere. Al tempo stesso – prosegue – abbandonano il movimento Lgbt+ e in particolare le persone trans, escludendo la tutela dell’identità di genere. Propongono di tornare alla formula “omofobia e transfobia” da tutti giudicata in contrasto con il principio di tassatività della legge penale. Infine, ribadiscono del tutto inutilmente – forse solo per strizzare l’occhio a una parte del mondo delle scuole cattoliche – la salvaguardia dell’autonomia scolastica, già pienamente protetta dal ddl Zan”.

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