di Eugenia Romanelli

Partiamo dalla notizia, che è l’uscita del nostro nuovo mag-book (metà magazine e metà libro) dal titolo “Solidarietà, diritti, integrazione”, a cura della giornalista Monica Di Sisto, una delle più influenti campaigner italiane, da sempre impegnata a piegare il vecchio mestiere del lobbista a una buona causa e che nei palazzi del potere prova a proporre politiche diverse che mettano i diritti delle persone e dell’ambiente prima degli interessi egologici.

Questo MagBook declina la solidarietà a partire dell’esperienza che ne hanno fatto quindici protagonisti, donne e uomini, dell’associazionismo, dei movimenti, dei sindacati, del giornalismo, della ricerca e della cultura, di generazioni diverse. Tutte e tutti sono accomunati dall’aver vissuto, sfiorato, attraversato o riflettuto sul Contro-G8 di Genova 2001 di cui ricorre nel luglio 2021 il ventennale. Si esercitano, a partire dalla propria esperienza, a ricostruire insieme una grammatica che permetta alla comunità globale, scossa dopo il Covid-19, dalla più grave crisi economica, sociale e ambientale post Dopoguerra, di parlare solidale a partire da un alfabeto di pratiche condivise. Acqua, Cibo, Cultura, Debito, Economia solidale e Futuro. Poi Globalizzazione, Informazione, Lavoro, Migranti, Ong, Ricerca, Salute globale, Terra e Zingari. Sono spazi di senso che ci servono di necessità se vogliamo uscire davvero dalla pandemia, decontaminando il nostro immaginario e aprendolo alle possibilità politiche che ci aspettano fuori dalla retorica neoliberista.

Così, da Paolo Carsetti, del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, a Mario Portanova, giornalista e scrittore (FqMillennium), da Daniele De Michele (aka don Pasta), economista, regista e artista, a Marco Bersani di Attac Italia, dai Fridays For Future a Alberto Zoratti di Fairwatch, fino a Susanna Camusso di Cgil, Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione Ong italiane, Nicoletta Dentico, giornalista della Society for international Devolpment, Niccolò Rinaldi, funzionario Unione Europea, e tanti altri, compresa una postfazione di padre Alex Zanotelli, arriva un’altra secchiata d’acqua agli oblomov della situazione.

Che siamo in aria di rivoluzione (valoriale, s’intenda), lo dimostra anche la copertina del libro (in uscita il 9 luglio 2021 su rewriters.it), opera di street art realizzata appositamente e in esclusiva per questo numero e per sostenere il Movimento Culturale ReWriters, dal poeta di strada più importante del mondo, Ivan Tresoldi, in arte ivan: “La poesia è un’arma potente per riscrivere l’immaginario della realtà senza colpo ferire, e sono felice di donare alla ReWriters Art Web Gallery le mie opere pensate per questi libri tematici straordinari, vere bombe di pensiero divergente, capaci di innescare la creatività che esiste in ognuno di noi per diventare attivisti vocazionali laici”.

Lo scatto che sembra necessario, in questo momento storico che si colloca tra una pandemia e una probabile estinzione della nostra specie, è davvero quello di un ripensamento a 360 gradi, di una riscrittura del nostro modo di stare al mondo, di attraversare la nostra esistenza, che usi come grammatica un alfabeto completamente nuovo, poggiato su un sistema di valori che escluda tutto ciò che non risulti vantaggioso per l’intera comunità umana, nessuno escluso: è un’occasione, per altro necessaria, urgente e senza possibilità di alternative, di immaginare anche una nuova politica, usando la memoria come sfida al futuro.

Una politica che parta dal basso, capace di rappresentare i primi, gli ultimi e i mediani, raccolta appunto intorno a una carta di valori. Una politica senza ideologie e militanze ma empatica, impegnata sull’unica cosa che realmente conta: il benessere del pianeta e di tutti e tutte i suoi abitanti, esseri senzienti e non. Partendo dalla giustizia intergenerazionale, spostando l’accento dalla gestione del potere alla cura della relazione e dal dominio al consenso, includendo punti di vista diversi (perché “Un punto di vista è solo la vista da un punto“), cercando il dialogo attraverso l’ascolto attivo, imparando dalle minoranze il linguaggio dell’inclusività, dalle periferie culturali nuove creatività e modelli, dalle vittime di sessismo, bullismo, capitalismo, razzismo, omobilesbotransfobia le strategie adattive e di coping.

Una politica umana, che cerchi le risposte alle grandi sfide della contemporaneità prima di tutto nella bioetica: “Credo che oggi, più che mai – mi dice la prof.ssa Luisella Battaglia, fondatrice e Presidente dell’Isstituto Italiano di Bioetica – ci sia bisogno in Bioetica di un pensiero libero che non si limiti ad applicare vecchie categorie a nuovi problemi, ma accetti audacemente la sfida dell’immaginazione e della creatività”.

E’ tempo di (ri)mettere la comunità al centro, di rifondare una nuova società, capace di ripensarsi e mettersi in gioco, di attraversare quel grande e impervio guado del narcisismo per permettere il passaggio da una visione egologica a una visione ecologica e, con un po’ di fortuna, invertire questa terrificante corsa verso l’autodistruzione. Come? Unendoci gli uni con gli altri, anche perché non c’è più tempo di farsi la guerra.

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