In Europa non c’è posto per la discriminazione: ecco perché ogni giorno “sosteniamo la diversità e l’uguaglianza Lgbti“. A scriverlo, in un messaggio rilanciato su Twitter in contemporanea, sono 16 capi di Stato e di governo dell’Unione Europea e tra questi il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Oltre a Draghi hanno firmato il testo anche il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del governo spagnolo Pedro Sànchez e il premier olandese Mark Rutte. L’orizzonte, scrivono i 16 leader europei, è che “le nostre generazioni future possano crescere in un’Europa di uguaglianza e rispetto”. Un messaggio che arriva in giorni in cui il tema è stato sulle prime pagine non solo in Italia – con l’iniziativa del Vaticano alla quale ha risposto ieri Draghi che ha ribadito che “il nostro Stato è laico” -, ma anche in Europa con lo scontro frontale tra l’Ungheria e il suo premier Viktor Orbàn e l’Unione Europea e in particolare la Germania. L’origine del confronto è la legge approvata di recente nel Paese magiaro che avrà l’effetto non solo di vietare alle associazioni della comunità Lgbt+ di dare informazioni sull’omosessualità, ma anche di censurare libri per ragazzi che parlano apertamente di omosessualità e bloccare la trasmissione tv in prima serata di serie e film anche noti. Gli strascichi di questo scontro hanno avuto i loro effetti visibili anche agli Europei nella partita Germania-Ungheria, con la storia dello stadio di Monaco di Baviera che le autorità tedesche volevano color arcobaleno, il successivo no della Uefa, la rinuncia di Orbàn ad andare allo stadio e, infine, l’esultanza del calciatore tedesco Leon Goretzka – molto attivo su questi temi – che ha segnato il gol del 2-2 finale facendo il segno del cuore.

L’iniziativa di oggi dei 16 capi di Stato e di governo non menziona esplicitamente la legge varata di recente dall’Ungheria e è scritta nell’ambito della giornata dell’orgoglio Lgbti del 18 giugno, ma non è un caso che arrivi prima del Consiglio europeo, dove sarà sollevato il tema. Nella lettera si legge: “In occasione della giornata dell’orgoglio Lgbti, il 28 giugno, e alla luce delle minacce contro i diritti fondamentali, ed in particolare il principio di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, esprimiamo il nostro attaccamento ai nostri valori comuni fondamentali”.
A firmare sono i leader di Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Finlandia e Svezia. Come si vede mancano l’Ungheria e i suoi alleati del gruppo di Visegrad, cioè Cechia, Slovacchia e Polonia, ma anche l’Austria e i Paesi dell’ex Jugoslavia, come Croazia e Slovenia. Il 28 giugno – concludono Draghi e gli altri 15 leader – “sarà un giorno per ricordare che siamo società diverse e tolleranti, impegnate nel libero sviluppo della personalità di ciascuno dei nostri cittadini, incluso il loro orientamento sessuale e identità di genere. Sarà inoltre un momento per celebrare che, negli ultimi anni, abbiamo fatto una lunga strada a favore di questi principi, che riteniamo essere il fondamento dell’Unione europea”.

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