La curva è stata drasticamente abbattuta da marzo quando, grazie alla progressione dei vaccini, i casi di coronavirus sono passati da oltre tremila al giorno – erano 10mila a gennaio – a poche decine. Ma la variante Delta, che ha determinato lo scoppio di due focolai in altrettante scuole in Israele, ha portato il Paese record al mondo per la campagna di immunizzazione a registrare più di 100 nuovi contagi per il secondo giorno consecutivo, con un’incidenza particolarmente alta fra i giovani. E il 70% delle infezioni sono determinate proprio dalla variante Delta.

Il governo di Tel Aviv quindi ha scelto di rinviare al 1 agosto, anziché al 1 luglio come previsto, l’ingresso nel Paese dei turisti vaccinati. Inoltre, secondo quanto riferito dal Commissario per la lotta alla malattia, Nachman Ash, reintrodurrà “domani o dopo domani” l’uso obbligatorio delle mascherine al chiuso, che era stato rimosso lo scorso 15 giugno e, secondo il sito Ynet, si va verso una stretta nell’applicazione delle quarantene e dei tamponi. In particolare, si pensa possa essere introdotta una multa da 1500 dollari per i genitori i cui figli violano l’isolamento. Anche chi è guarito dal covid o è stato completamente vaccinato deve sottoporsi a un periodo di quarantena dopo essere entrato in contatto con una persona positiva con “una variante positiva”. Al momento l’incremento dei contagi non ha prodotto un aumento dei ricoveri, ma la triplicazione degli appuntamenti di vaccinazione per i giovani di 12-15, fascia d’età a cui è stato dato il via libera alla somministrazione del siero dal mese scorso.

Oggi il premier Naftali Bennett – che ieri ha evocato una possibile nuova “insorgenza della malattia” – vedrà gli esperti e si è appellato agli israeliani chiedendo loro di non recarsi all’estero, laddove non strettamente necessario. Dopo aver sottolineato che le vaccinazioni offrono una “significativa” protezione contro l’infezione, Bennett ha annunciato che all’aeroporto Ben Gurion sarà obbligatoria la mascherina e tutte le persone in arrivo saranno sottoposte al tampone Pcr.

“Chiunque non abbia bisogno di andare all’estero, non ci vada”, ha aggiunto evocando “cambi significativi” nelle attuali politiche di ingresso e di uscita dal Paese e provvedimenti ulteriori su chi non rispetta la quarantena. Sulla vaccinazione dei minori il premier, ha esortato gli israeliani a vaccinare i figli tra i 12 e i 15 anni come farà lui stesso “con i propri”. Infine ha rinnovato il suggerimento di portare la mascherina laddove ci siano affollamenti. In Israele, Paese in cui vivono 9 milioni di persone, più di 5,5 milioni di persone hanno ricevuto una dose di vaccino e circa 5,2 milioni anche la seconda.

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