Dal 20 dicembre 2020 al 14 giugno 2021, su un totale di 16.638 genotipizzazioni del virus effettuate in Lombardia, sono stati rilevati 81 casi di variante indiana Delta. Dopo che in Gran Bretagna il premier Boris Johnson ha deciso di rinviare di un mese la fine delle restrizioni proprio a causa dell’allarme procurato dalla presenza della variante, in queste settimane a spaventare Milano è invece il focolaio individuato nella palestra Virgin di Città Studi. Qui, a distanza di tre giorni dal primo caso di positività, sono stati registrati altri 12 contagiati. Uno di questi – in particolare – è stato infettato proprio dalla variante Delta, nonostante avesse completato il ciclo di vaccinazioni. La variante Delta è arrivata per ultima: nessun caso fino a marzo, appena 2 ad aprile, poi cresciuti fino a 70 nel solo mese di maggio. Per quanto riguarda giugno, invece, al 14 giugno sono solamente 9 i casi accertati. Ancor più significativa è la percentuale sul totale delle genotipizzazione, che è stata dell’1,20% in maggio e finora dell’1,15% a giugno.

Il Corriere riporta i dati forniti dall’Ats, l’azienda sanitaria lombarda, in merito alla presenza delle varianti in Regione. Dai numeri emerge che la mutazione inglese del virus è la più presente, con 11.373 casi. Solo a maggio ne sono stati individuati 4.342. Nulla di nuovo, considerato che gli scienziati prevedevano che questa particolare – e ormai nota – variante del virus fosse destinata a essere prevalente proprio a causa della sua elevata contagiosità. Subito dopo c’è la brasiliana (283 casi), poi appunto la variante Delta con 81 e infine la sudafricana con 79. La presenza di tutte queste varianti è cresciuta mese dopo mese. A dicembre i casi di brasiliana erano 3, a maggio 120.

Dagli stessi dati, viene messa in luce inoltre la presenza di 786 VOC (Variants of Concerns), ovvero mutazioni che non mostrano un aumento della trasmissibilità, malattia più grave o ridotta efficacia dei vaccini e delle cosiddette “Wild-Type“, ovvero la tipizzazione originale del virus isolata a Wuhan, in Cina, con 4.036 casi. In ultimo, poi, c’è la questione che è stata portata alla luce proprio dal contagio di variante indiana Delta all’interno della palestra milanese: la positività al Covid di chi ha già effettuato entrambe le dosi del vaccino. Va ricordato però che tutti i vaccini sono utili innanzitutto a evitare il decorso grave della malattia, più che il contagio.

L’ultimo rapporto dell’Iss infatti ricorda che dopo 35 giorni dalla prima dose si osserva nelle persone vaccinate una riduzione di circa l’80% del rischio di contagio, del 90% del rischio di ricovero e di ammissione in terapia intensiva e del 95% per il rischio di morte. Al momento, in Lombardia i cittadini risultati positivi dopo essere stati vaccinati sono rispettivamente lo 0,25% delle prime dosi e lo 0,22% di quelli con entrambe le iniezioni. In totale, si parla di 18.175 positivi su 7,3 milioni di persone vaccinate.

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