La campagna vaccinale italiana in estate potrà contare su 45,5 milioni di dosi. Tante sono quelle previste in consegna tra luglio e settembre da parte di Pfizer e Moderna, le due aziende che producono i vaccini a mRna. Compreso il mese di giugno, il governo stima una disponibilità di 55 milioni di dosi Pfizer e Moderna da qui alla fine del terzo trimestre. Il piano stilato a fine aprile dal commissario straordinario, il generale Francesco Paolo Figliuolo, ne aveva previste 94 milioni solo nei tre mesi estivi. Dovevano essere le scorte necessarie a raggiungere l’immunità di gregge all’80 per cento entro fine settembre, il grande obiettivo del governo Draghi e del generale. Dopo la circolare del ministero della Salute che dà indicazioni perentorie sull’utilizzo di AstraZeneca solo per gli over 60, il rischio di non rispettare la tabella di marcia è aumentato. Anche l’altro vaccino a vettore virale, Johnson&Johnson, è infatti raccomandato solo per chi ha più di 60 anni (e ieri sera è stata diffusa la notizia di un 54enne in rianimazione a Bari per un evento ischemico successivo alla somministrazione). Ma emergono anche altri nodi, da sbrogliare al più presto: il primo è quella platea di oltre 3 milioni di over 60 ancora non vaccinati nemmeno con una dose. Sono le persone che più hanno bisogno di protezione dal coronavirus. Raggiungerle diventa cruciale anche per un altro motivo: sono le uniche per cui il Comitato tecnico scientifico raccomanda ancora la somministrazione dei vaccini a vettore virale. Vaccini che in ogni caso rischiano di finire nel cestino: nel terzo trimestre sono previste tra AstraZeneca e Johnson&Johnson consegne per circa 32 milioni di dosi. Troppe rispetto all’attuale fabbisogno: la maggior parte saranno inutilizzabili. Il rovescio della medaglia riguarda i giovanissimi: con il via libera alla somministrazione di Pfizer anche ai 12-15enni, si è allargata la platea delle persone vaccinabili. Solo il 7,7% degli under 20 ha già ricevuto una dose: è una fascia “appetibile” per aumentare velocemente la percentuale di persone vaccinate, in un momento in cui la priorità però deve essere ancora rivolta alla protezione della popolazione più a rischio. Gli over 60 innanzitutto.

Il numero di dosi al limite – Nel piano stilato da Figliuolo a fine aprile, il raggiungimento dell’immunità di gregge all’80% – “calcolata su tutta la popolazione (anche under 16)” – è previsto per fine settembre. Significa che entro quella data devono essere vaccinate con due dosi 47,4 milioni di persone. Al momento (dati del 14 giugno) in Italia sono state immunizzate 14 milioni di persone. Quasi 26 milioni devono ancora avere la prima dose di vaccino. Inoltre, le dosi in arrivo serviranno a effettuare il richiamo a quasi 14 milioni di persone, compresi quei 900mila che hanno avuto la prima dose Astrazeneca. Quindi, per centrare l’obiettivo dell’80% servono circa 52 milioni di dosi, ovvero la quasi totalità di quelle a mRna in arrivo da oggi a settembre. L’Italia quindi avrà i vaccini contati. I due motivi principali sono appunto lo stop alla somministrazione dei composti a vettore virale per gli over 60, ma anche il ritardo nell’approvazione del farmaco sviluppato da Curevac: il vaccino a mRna tedesco, finanziato anche con soldi Ue, doveva essere approvato proprio a giugno e doveva garantire entro settembre 13 milioni di dosi all’Italia. Il via libera dell’Ema invece rischia di slittare ad agosto inoltrato. Ma il rischio di una carenza di dosi era ben noto a Figliuolo già il 10 maggio, quando in una nota al Cts scriveva: “Alla luce del numero di persone già vaccinate e di quello che ha ricevuto la prima dose e che, pertanto, necessità delle seconda – ragionava il generale – sono stati definiti i fabbisogni necessari per ultimare la campagna entro settembre in 73 milioni di dosi a fronte di un previsionale di afflusso di circa 68. In sostanza, il fabbisogno di vaccini a mRna risulta superiore al previsionale delle forniture”. I numeri sono al limite, ma il commissario ne era conscio già un mese fa.

Quei 3 milioni di over 60 non vaccinati – Di certo c’è che, sempre in base ai numeri, ci sono ancora 3,1 milioni di over 60 che non hanno avuto neanche la prima dose, a cui vanno aggiunti i 3,9 che devono fare i richiami. Dovrebbero essere la priorità della campagna vaccinale a giugno, visto che fanno parte di quella fascia di popolazione che rischia di avere conseguenze gravi, dal ricovero al decesso, in caso di contagio. Invece nella fascia tra 70 e 79 anni appena il 41,2% ha completato il ciclo vaccinale, mentre tra i 60-69enni la percentuale scende al 34,1%. Numeri ancora più preoccupanti se si guarda all’andamento in questa prima metà di giugno: le vaccinazioni tra gli under 50 crescono a un ritmo nettamente superiore, mentre quelle dei sessantenni sembrano essersi fermate. Invertire il trend è cruciale sia per proteggere definitivamente la fascia più a rischio sia per il proseguo della campagna: gli over 60 sono gli unici a poter ricevere ancora AstraZeneca e Johnson&Johnson. Si tratta di circa 10 milioni di dosi che altrimenti resteranno nei frigoriferi fino alla scadenza.

La platea dei 12-15enni – Per arrivare agli over 60 bisogna passare dagli open day alla ricerca porta a porta. Per le Regioni significa rivedere le prenotazioni e dire addio alle giornate aperte a tutti che comunque, è scritto nell’ultimo verbale del Cts, dovranno “rispettare le indicazioni per fasce d’età“. La platea dei giovanissimi, desiderosi di ricevere una dose prima dell’estate, ha fatto gola a molti governatori per migliorare i dati. Sicilia e Friuli Venezia Giulia, ad esempio, hanno la più bassa percentuale di 60-69enni vaccinati almeno con una dose. Al contrario, sono rispettivamente la quinta e la terza Regioni per dosi somministrati alla fascia dei ventenni. Da inizio giugno la platea delle persone vaccinabili si è allargata anche ai 12-15enni, che possono ricevere Pfizer. Si tratta di 2,3 milioni di adolescenti: le vaccinazioni sono già iniziate e al momento nella fascia under 20 risultano 350mila somministrazioni effettuate. Molti esperti però invocano cautela e in Germania, ad esempio, il Robert Koch Institut ha raccomandato il vaccino solo per i minorenni fragili, ovvero con malattie pregresse. I rischi del Covid per bambini e adolescenti sono molto più bassi, mentre per gli scienziati tedeschi i dati sugli effetti collaterali sono ancora troppo esigui ed esistono perplessità anche sugli eventuali benefici, quindi sull’utilità per il raggiungimento dell’immunità di gregge.

Le dosi inutilizzate – In questo scenario l’Italia, se verranno confermeranno le previsioni sugli arrivi fino alla fine del terzo trimestre, rischia di ritrovarsi nei frigoriferi milioni di dosi di Astrazeneca e Johnson&Johnson inutilizzabili. Nello specifico, tra luglio e settembre sono attese 26 milioni di dosi Astrazeneca e 15,9 milioni di Johnson&Johnson, che tra l’altro è un vaccino monodose. Il rischio è che rimangono nei frigoriferi fino alla scadenza, per poi finire tra i rifiuti. “Se dovessero rimanere delle dosi saranno credo utilmente impiegate per i Paesi Covax, con le prescrizioni sanitarie previste in quei Paesi”, ha ipotizzato venerdì il commissario Figliuolo in conferenza stampa. Vanno però tenuti in considerazione diversi fattori: la speranza di vita alla nascita è inferiore a 60 anni in 9 Paesi africani, mentre solo in 8 supera i 70.

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