Dopo due mesi e mezzo di prigionia è libero l’imprenditore italiano Marco Zennaro, detenuto in Sudan e rilasciato oggi in attesa di capire che piega prenderanno le accuse di frode a suo carico. A dare la conferma della notizia è la Farnesina, dopo un lungo negoziato seguito dall’ambasciatore a Khartoum e dal Direttore Generale Luigi Vignali che si era già recato in missione nel Paese nelle scorse settimane su indicazione del ministro degli esteri, Luigi Di Maio. Zennaro non potrà però tornare in Italia per il momento, visto che in attesa dei processi che lo vedranno coinvolto dovrà rimanere agli arresti domiciliari in albergo.

Una liberazione, quella del 46enne veneziano titolare di una ditta che produce trasformatori elettrici, che sembrava potesse arrivare già due settimane fa circa, quando l’uomo era stato fatto uscire dalla cella nella quale era rimasto quasi due mesi, insieme ad altre 30 persone. Ma poco dopo i miliziani lo avevano ripreso e fatto tornare nella struttura, annullando di fatto la decisione del magistrato.

Durante queste settimane di detenzione, l’imprenditore ha comunque lanciato diversi appelli all’Italia per la sua liberazione. “Dormo per terra insieme ad altri detenuti. L’ambasciata e mio padre mi portano da mangiare una volta al giorno. Non ho mai visto un carcere prima, non mi era mai capitata una cosa del genere, ma quello in cui sono rinchiuso dall’1 aprile è tremendo. Sono qui a causa di una persona che non ho mai incontrato e con cui non ho mai avuto nulla a che fare”, aveva raccontato inizialmente. Un racconto preoccupante, soprattutto dopo che è stato trovato annegato nel Nilo il mediatore con il quale l’italiano aveva trattato la vendita di una partita di trasformatori elettrici destinata alla Sedec, la società nazionale di energia elettrica.

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