La stampa tedesca l’ha già ribattezzata la “grande truffa dei posti letto”. Secondo un rapporto della Corte dei Conti tedesca, diversi ospedali in Germania durante la pandemia hanno dichiarato di avere a disposizione un numero di posti letto di terapia intensiva inferiore rispetto a quanti ne avessero effettivamente liberi. Il motivo? Ricevere più contributi dallo Stato. Un’accusa al sistema sanitario tedesco che oggi il tabloid Bild definisce lo “scandalo maggiore della crisi del coronavirus”. Uno scandalo che coinvolge anche il governo, in particolare il ministro della Salute Jens Spahn e indirettamente la cancelliera Angela Merkel.

La Corte dei Conti nel suo report indirizzato alla Commissione bilancio del Bundestag ha criticato duramente alcune misure adottate dal governo centrale di Berlino durante la pandemia, sottolineando che dovrebbe “prestare maggiore attenzione all’uso corretto ed economico dei fondi nelle future misure”, per evitare di danneggiare i contribuenti. In particolare, nel mirino ci sono i milioni destinati agli ospedali per la creazione di ulteriori posti letto di terapia intensiva. Il ministero della Sanità “non è in grado di determinare in modo affidabile il numero di letti di terapia intensiva effettivamente allestiti e il numero di letti di terapia intensiva aggiuntivi“, sottolineano i magistrati contabili tedeschi. Non si sa quindi quanti nuovi posti sarebbero stati effettivamente creati, nonostante un esborso di 686 milioni di euro.

L’altro aspetto riguarda i risarcimenti previsti, sempre a beneficio degli ospedali, per tutte quelle prestazioni posticipate per via della pandemia, per garantire che il maggior numero di posti letto fossero a disposizione per i malati Covid. Secondo la Corte dei conti, questi fondi ammontano a 10,2 miliardi di euro solo nel 2020. E, questa è l’accusa, diversi ospedali avrebbero truccato i dati al ribasso per ottenere maggiori soldi pubblici.

Non è l’unica grana per il governo e per il ministro Spahn: sempre secondo la Corte dei conti tedesca, il ministero della Salute ha pagato le farmacie per le mascherine più del necessario durante l’emergenza coronavirus. Nel rapporto l’autorità di revisione dei conti afferma che c’è stata “una sovracompensazione” a favore delle farmacie per il rimborso delle mascherine destinate persone vulnerabili. Sulla base di un regolamento del ministero della Salute le persone con precedenti malattie avevano diritto a 15 mascherine a persona distribuite dalle farmacie e per le quali il ministero ha pagato da dicembre ad aprile 2,1 miliardi di euro. Non è chiaro, dice l’autorità di controllo, perché si sia pagato 6 euro a mascherina, ridotto da febbraio a 3,90 euro a pezzo, quando già da fine gennaio il prezzo delle mascherine Ffp2 era inferiore a 1 euro.

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