La morte del leader del gruppo militante islamista nigeriano Boko Haram cambia le regole del gioco nel contesto geopolitico africano. Abubakar Shekau, uno dei leader più famigerati dei gruppi militanti islamici in tutto il mondo, è morto il mese scorso mentre era inseguito dai combattenti della provincia dell’Africa occidentale dello Stato Islamico (Iswap). Shekau è stato responsabile dell’utilizzo di giovani donne come attentatrici suicide e del rapimento di 300 studentesse da un college nel 2014.

I combattenti Iswap avevano preso d’assalto la foresta di Sambisa, una fascia di foresta alquanto densa e strategicamente importante nel nord-est della Nigeria, che era la base di Shekau. La sua morte ha messo in imbarazzo i servizi di sicurezza nigeriani e internazionali che hanno trascorso un decennio dedicando enormi risorse alla caccia di Shekau. Su una registrazione audio ottenuta da Humangle, un rispettato sito di notizie locali, si può ascoltare il leader dell’Iswap, Abu Musab al-Barnawi, dire ai suoi seguaci che la morte di Shekau è avvenuta in risposta agli ordini del nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi.

La fazione di Barnawi si è separata da Boko Haram nel 2016 a seguito di dispute personali, religiose e strategiche. Barnawi, visto come relativamente moderato tra i leader estremisti nella regione, aveva ricevuto il ruolo di leadership dall’Isis.

Lo Stato islamico nella provincia dell’Africa occidentale (Iswap) sta crescendo in potere e influenza. Dalla sua base territoriale sulle rive e sulle isole del lago Ciad, questo gruppo jihadista sta conducendo una guerriglia nella Nigeria nord-orientale e altrove alla periferia del lago. Colmando le lacune nella governance e nell’erogazione dei servizi, ha coltivato un livello di sostegno tra i civili locali di cui Boko Haram non ha mai goduto e ha trasformato le comunità abbandonate nell’area e nelle isole del Lago Ciad in una fonte di sostegno economico. Il gruppo scava pozzi, controlla il furto di bestiame, fornisce un minimo di assistenza sanitaria. Nelle comunità che controlla, la sua tassazione è generalmente accettata dai civili che le attribuiscono il merito di aver creato un ambiente in cui possono fare affari e confrontare favorevolmente il suo governo con quello dello stato nigeriano. L’approccio di Iswap sembra aver pagato dividendi in termini di reclutamento e supporto.

Differenze nette con Boko Haram anche in alcune strategie operative. Ad esempio entrambe le organizzazioni hanno realizzato rapimenti nelle scuole ma con stili operativi differenti. Le 110 ragazze rapite dall’Iswap a Dapchi nel 2018 sono state rilasciate in buone condizioni e risulta che, pur nella prigionia, siano state trattate bene. Una sola ragazza non è stata liberata perché si sarebbe rifiutata di convertirsi all’Islam. Diverso il trattamento imposto da Boko Haram alle 276 studentesse rapite a Chibok nel 2014. Di 100 di loro non si hanno più notizie e quelle che sono riuscite a fuggire hanno riferito di abusi e maltrattamenti.

Nel continente africano sempre più in balia delle lotte intestine tra Al Qaeda e Isis si è aperta una dura lotta per la supremazia del jihadismo. Lo Stato Islamico vuole interagire solo con alcune formazioni abilitate all’azione, distruggendo tutte quelle che si discostano dalle sue linee guida. D’altra parte in Nigeria, la morte di Shekau aprirà sicuramente un periodo di faide e di vendette.

Del resto Boko Haram ed Iswap non si contendono soltanto il ruolo di guida tra i jihadisti nigeriani. In palio ci sono interessi economici che vanno ben oltre la leadership e che riguardano il controllo della strategica regione settentrionale del Borno e di tutti i traffici illeciti che transitano dagli Stati confinanti. L’Iswap sta ancora operando il suo proto-stato mantenendo una significativa presenza permanente nella foresta di Alagarno, al confine tra Borno e Yobe State, nel nord della Nigeria, ed è in grado di attrarre sfollati offrendo lavori temporanei.

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