Con l’ultimo decreto legge approvato venerdì sera dal Consiglio dei ministri il governo di Mario Draghi fa “preoccupanti passi indietro in materia di anticorruzione“. L’accusa arriva direttamente del presidente dell’Anac, Giovanni Busia, che denuncia il rischio che la competenza in materia venga trasferita dalla sua autorità agli uffici del ministero della Pubblica amministrazione. “Preoccupano le scelte effettuate con l’ultimo decreto legge in tema di anticorruzione, proprio in un momento in cui massima dovrebbe essere l’attenzione verso la gestione trasparente delle risorse, anche per il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata e delle mafie”, afferma Busia, facendo riferimento alla gestione delle risorse che arriveranno con il Recovery Fund.

“Se le bozze circolate venissero confermate, si rischia di aprire la strada al passaggio di competenze in materia anticorruzione da un’autorità indipendente a uffici governativi“, denuncia infatti il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Il riferimento è alle disposizioni contenute all’articolo 6 del decreto Reclutamento, che regola il “Piano integrato di attività e organizzazione”. Le pubbliche amministrazioni lo devono adottare entro fine anno “per assicurare la qualità e la trasparenza dell’attività amministrativa e migliorare la qualità dei servizi”, si legge nell’ultima bozza del decreto. Il piano, stando al testo, tra le varie cose definisce anche “gli strumenti e le fasi per giungere alla piena trasparenza dell’attività e dell’organizzazione amministrativa nonché per raggiungere gli obiettivi in materia di anticorruzione“.

Stando alla bozza dell’articolo 6, spiega Busia, i piani e la verifica degli adempimenti in materia di trasparenza e anticorruzione rischiano di spostarsi dall’Anac agli uffici del ministro della Funzione Pubblica, in mano a Renato Brunetta. “Si avrebbe un deciso passo indietro sulla credibilità del nostro sistema anticorruzione: non si può immaginare che il controllore sia gerarchicamente subordinato al controllato, invece che indipendente dallo stesso”, sottolinea il presidente dell’Anac.

“Non meno preoccupanti – continua Busia, che lavorò insieme a Draghi quando questi era capo dipartimento del Tesoro – le scelte in materia di reclutamento. Non si dota l’Anac delle risorse necessarie per rafforzare i presidi di legalità, potenziando ancora una volta per tali fini solo le strutture ministeriali della Ragioneria dello Stato”, come previsto dall’art. 8 del decreto legge. “Tutto questo, mentre vengono addirittura raddoppiate le quote di dirigenti esterni e di nomina politica, invece di valorizzare le risorse già assunte tramite concorso. Confido nella sensibilità del governo – conclude Busia, che peraltro ha sempre lavorato e collaborato con il governo Draghi – per porre rimedio a tali evidenti errori“.

Il decreto sulle assunzioni nella pubblica amministrazione per gestire i fondi del Recovery è stato approvato venerdì dal cdm: gli inserimenti saranno in tutto 24mila, ma a termine, con contratti di 36 mesi prorogabili al massimo fino al 2026, anno finale del Next generation Eu. Il rafforzamento della pa, dunque, non sarà strutturale. Il testo prevede l’incardinamento di 16.500 dipendenti all’ufficio per il processo. Altri 5.410 entreranno a far parte del personale amministrativo non dirigenziale alla giustizia. Mille esperti selezionati in base al curriculum verranno assunte per il supporto a Regioni ed enti locali nella gestione delle procedure complesse. Cinquecento persone verranno invece assunte con un concorso ‘semplificato’ per supportare la rendicontazione finanziaria nelle amministrazioni assegnatarie di progetti.

A inizio settimana, intervistato da La Stampa, lo stesso Busia non aveva invece polemizzato con il governo dopo la creazione – nel Dl Semplificazioni – di un ufficio dirigenziale all’interno della Ragioneria dello Stato “con funzioni di audit del Pnrr e di monitoraggio anticorruzione”. “Il fatto che il governo si attrezzi è una cosa utile – diceva il presidente Anac – e io sono felice se c’è qualcuno che fa un primo controllo. Non si può per questo dire che l’Anac venga svuotata. Anzi, i suoi poteri sono stati rafforzati da quel decreto, attraverso l’uso delle banche dati”, rassicurava Busia. Tuttavia, auspicava appunto che anche alla sua Authority, al pari del nuovo ufficio anticorruzione, “vengano destinate risorse umane e finanziarie, vista la mole di lavoro all’orizzonte”. L’ultimo decreto invece ha escluso l’Anac dalle nuove assunzioni.

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