Profitti del 2020: 315 miliardi di dollari (260 miliardi di euro). Tasse pagate: zero. Dietro l’ennesimo gioco di prestigio contabile e fiscale questa volta c’è Microsoft. A raccontarlo e documentarlo nei dettagli è il quotidiano britannico The Guardian. I guadagni sono affluiti alla filiale irlandese del colosso di Bill Gates che però, ai soli fini fiscali, è domiciliata alle Bermuda (uno dei tanti paradisi fiscali collegati alla Gran Bretagna) dove le aliquote sui profitti societari sono pari a zero. Nello stesso arcipelago ha sede anche la filiale di Google titolare di tutte le licenze software del gruppo, che poi vengono “cedute” con pagamenti infragruppo alle varie divisioni della multinazionali spostando così a Bermuda i profitti. Lo stesso meccanismo opera per la divisione irlandese di Microsoft che è titolare delle licenze sui software.

Il dato dei profitti è impressionante anche perché si confronta con i 10 miliardi dell’anno prima. I guadagni sono però esplosi nell’ultimo anno grazie ad una serie di operazioni straordinarie, principalmente la liquidazione di alcune filiali. E’ verosimile che si tratti di operazioni infragruppo quindi che i profitti da un lato si traducano in perdite dall’altro compensando il risultato finale a livello di gruppo. Ma non è questo il punto. Il punto è che in questo modo 315 miliardi vengono completamente sottratte alle pretese, peraltro modeste, del fisco dei paesi coinvolti.

I profitti accumulati dalla sussidiaria irlandese equivalgono a tre quarti del Prodotto interno lordo locale. Il paese applica comunque un’aliquota estremamente ridotta ai profitti societari (12,5%). Se il gruppo di Bill Gates avesse pagato qui le tasse avrebbe comunque versato al fisco irlandese per 32,5 miliardi di euro. Quando pensate a questa filiale irlandese non immaginativi luccicanti uffici come si potrebbe presumere per una multinazionale che vale in borsa 1.850 miliardi di dollari. In realtà è poco più che una casella postale, domiciliata presso uno studio legale, senza nessun dipendente. Eppure lo scorso anno ha pagato alla capogruppo un dividendo di 24 miliardi di dollari.

Bill Gates, tuttora proprietario di una partecipazione in Microsoft che vale circa 20miliardi di dollari e fino a poco tempo fa componente del board, fa grande vanto della sua attività filantropica (tutto detraibile) portata avanti attraverso la Fondazione Melinda e Bill Gates. Recentemente la fondazione è impegnata nel programma delle Nazioni Unite Covax per la copertura vaccinale nei paesi poveri del mondo. Sinora ha versato 1,4 miliardi di euro. Meno di un ventesimo di quanto Microsoft avrebbe dovuto pagare di imposte in Irlanda.

Il fondatore, non certo l’unico tra i super miliardari, è in generale piuttosto allergico alle tasse sebbene ami fare credere l’opposto. “Penso che i ricchi dovrebbero pagare di più di quanto non facciano ora, e questo include anche me e mia mia moglie Melinda”, ha scritto Gates in un post del 2019. Appena lo stato di Washington, dove Gates risiede, ha iniziato a discutere una politica fiscale più aggressiva sui grandissimi patrimoni, il patron di Microsoft si è però defilato, rifiutando di sostenere la riforma nonostante gli fosse stato chiesto di farlo.

Oggi si riunisce in Inghilterra il vertice dei ministri finanziari del G7. Principale tema del vertice è l’introduzione di un’aliquota globale minima sui profitti delle multinazionali. La proposta statunitense era in origine quella di un’aliquota del 21%, prelievo considerato troppo alto dall’Unione europea che ha tra i suoi membri anche Irlanda, Cipro, Lussemburgo e Olanda tutti paesi con giurisdizioni fiscali particolarmente generose con le grandi aziende. Punto di intesa dovrebbe essere un prelievo minimo del 15%. Cipro ha però già annunciato il suo veto sulla proposta. Se questo regime fosse già stato in vigore Microsoft avrebbe versato 39 miliardi di euro in tasse.

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