Il processo è appena iniziato, ma arrivano già le prime prescrizioni. Per cinque membri dell’equipaggio del Norman Atlantic, il traghetto andato a fuoco nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014 provocando la morte di 31 persone, il Tribunale di Bari ha dichiarato estinte per prescrizione le contestate contravvenzioni per violazioni al codice della navigazione. Un altro imputato è invece deceduto. Già al momento della richiesta di rinvio a giudizio, nel dicembre 2018, alcuni legali avevano lanciato l’allarme prescrizione per numerosi reati, compresi i più gravi.

A processo restano quindi 26 persone. Tra gli imputati ci sono l’armatore Carlo Visentini, i due legali rappresentanti della greca Anek Lines, il comandante Argilio Giacomazzi e 20 membri dell’equipaggio, oltre alle due società. I pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano contestano loro, a vario titolo, i reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime oltre a numerose violazioni sulla sicurezza.

Si sono costituti parti civili i ministeri dell’Ambiente, della Difesa e dell’Interno, Anmil e circa 70 familiari di vittime e superstiti. Nell’udienza di oggi è stato sentito un maresciallo della Capitaneria di porto che ha svolto parte degli accertamenti, ricostruendo le fasi dell’incidente e soprattutto quelle dell’evacuazione dei quasi 500 passeggeri che erano a bordo. Il Tribunale, presieduto da Marco Guida, ha stilato a partire da settembre un calendario di almeno tre udienze al mese.

Dagli accertamenti della Capitaneria di Porto di Bari sono emerse una serie di negligenze, soprattutto sulla valutazione dei rischi e sulla organizzazione delle operazioni di evacuazione della nave, che avrebbero causato il naufragio e la morte di alcuni passeggeri. Sulle cause di quanto accaduto il 28 dicembre 2014 si è celebrato un incidente probatorio che è durato circa due anni con numerosi accessi a bordo del relitto. Le conclusioni dei periti, pubblicate in esclusiva da Fatto.it, parlavano di un “antincendio realizzato male” e di “parte dell’equipaggio impreparato”.

Quella notte – secondo i periti Salvatore Carannante, Francesco Carpinteri, Bernardino Chiaia, Enzo Dalle Mese e Pasquale Del Sorbo – tra le concause della mancata estinzione dell’incendio, divampato da un camion rimasto con il motore acceso per alimentare la cella frigo in mancanza di spine elettriche, ci fu anche al black out che mandò subito in tilt la nave e tre errori umani, tra cui l’apertura dell’antincendio sul ponte sbagliato – un sospetto che Ilfattoquotidiano.it aveva anticipato nel dicembre 2015 – e oltretutto tardivo, poiché avvenuto “da 10 a 15 minuti” il momento in cui divamparono le fiamme. Un lasso di tempo in cui, per come era stato concepito il Norman, “le simulazioni numeriche e i dati di letteratura” dimostrano ad avviso dei pm che le “probabilità di contenimento con i sistemi presenti erano diventate praticamente nulle”.

Nelle scorse udienze, il pool di avvocati composto da Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni e Alessandra Guarini è riuscito ad ottenere dal Tribunale di Bari un sequestro conservativo da 1,5 milioni di euro in favore delle vittime, notificato a sorpresa agli imputati, quale conseguenza della esclusione dei responsabili civili – cioè le società del gruppo Visemar – perché hanno eccepito di non aver partecipato all’incidente probatorio, pur essendo presenti come imputati per responsabilità civile. Il sequestro era stato richiesto a garanzia dei futuri eventuali risarcimenti dovuti ai loro clienti, su tutti i beni degli imputati compresi immobili, quote sociali, conti correnti, un quinto degli stipendi ed emolumenti vari. Il provvedimento è considerato un “risultato importante” che “lancia un segnale ben preciso nel mondo dei grandi disastri”.

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