“È un giorno di grande tristezza per il Paese. Il Governo e tutte le istituzioni sono impegnate a capire le cause, a comprendere cosa è accaduto. E, al tempo stesso, a fornire assistenza alle famiglie colpite da questa tragedia”. Sono rivolte alle famiglie delle vittime le prime parole del ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, al termine del primo punto “tecnico” per confrontarsi sulle ipotesi circa le cause dell’incidente accaduto domenica lungo la linea della funivia Stresa-Alpino-Mottarone, con lo sgancio della cabina che ha provocato 14 morti. Lutto cittadino a Stresa.

Il ministro ha assicurato che “il Governo e tutte le istituzioni sono impegnate nel capire le cause, nel comprendere cosa è accaduto. È importante che tutti mettano a disposizione la documentazione“, ribadendo che l’istituzione di una commissione ministeriale “si aggiunge alle indagini della magistratura”. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha parlato di “un giorno terribile, grande cordoglio e vicinanza a tutte le vittime e ai familiari per questa tragedia immane della funivia”.

Il tavolo – al quale erano presenti il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, i vertici della Regione Piemonte, proprietaria dell’impianto, e il prefetto di Verbania, Angelo Sidoti – ha provato a mettere insieme le informazioni raccolte fino a ora riguardo a una tragedia che, a sentire i gestori e chi ha revisionato l’impianto, appare inspiegabile. Eppure è accaduto e l’ipotesi più accreditata in attesa degli accertamenti tecnici e delle perizie, che certamente verranno disposti dalla procura che indaga per omicidio colposo plurimo, resta la rottura del cavo “traente” a pochi metri dall’arrivo nella stazione di Mottarone, fine corsa a 1.400 metri di altezza tra il lago Maggiore e il lago d’Orta.

È stato in quel momento che la cabina con a bordo 15 persone ha iniziato a marciare all’indietro, senza che si attivasse il sistema frenante, fino a schiantarsi contro un pilone dell’impianto, sganciandosi così dal cavo “portante” e volando via fino a schiantarsi nei boschi. Tutti i passeggeri sono deceduti, tranne un bambino di 5 anni. L’unico sopravvissuto è ricoverato all’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino e, dopo l’intervento di domenica pomeriggio per ridurre le fratture agli arti inferiori, resta intubato e sedato. La sua prognosi è ancora riservata, anche se Giovanni La Valle, direttore generale della Società della Salute, fa sapere che “ha passato una notte tranquilla, ora non resta che sperare. Abbiamo messo in campo tutte le nostre eccellenze e stiamo monitorando situazione minuto per minuto. Attendiamo le prossime 48 ore, la situazione è critica ma fa ben sperare“.

La funivia era stata riaperta lo scorso 24 aprile dopo il fermo imposto dalle norme anti-Covid. L’ultimo controllo approfondito risale al novembre 2020, quando i cavi erano stati ispezionati con una tecnica magnetoscopica che permette di “indagare” il loro ‘stato di salute’ all’interno, quasi fino all’anima centrale. L’ultima revisione generale, invece, è del 2016, quando l’impianto era stato riaperto dopo un periodo di chiusura. “Le indagini sono iniziate ieri, anche chi non era in servizio si è recato sul posto. In parallelo sono iniziate le indagini con il reparto operativo che ha fatto una mappatura per ricostruire cosa era accaduto e analizzare i reperti sul terreno”, ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, Alberto Cicognani, sottolineando che il maltempo previsto oggi in zona renderà “ancora più complicato portare avanti le indagini” perché “il terreno è impervio”.

Le operazioni di recupero e di messa in sicurezza dell’area sono proseguite fino a tardi, adesso sull’area sotto sequestro e sull’impianto si attendono le decisioni della procura di Verbania che presto potrebbe affidare a una squadra di esperti i primi accertamenti irripetibili sul cavo trainante che si è spezzato, sul sistema frenante di sicurezza che non sarebbe entrato in funzione e sulla cabina di comando. A breve i pubblici ministeri potrebbero procedere alle prime iscrizioni nel registro degli indagati.

Un testimone dell’incidente sostiene di aver sentito uno “schiocco”, forse la rottura del cavo, e da quel momento la cabina ha iniziato ad arretrare precipitando verso valle quando era ormai a qualche metro dall’ingresso nella stazione d’arrivo sul Mottarone. Il freno di emergenza non ha fermato la corsa, come invece è accaduto alla cabina che stava percorrendo la linea nel senso opposto. E questo è un altro elemento che finirà al centro dell’inchiesta della procura di Verbania. Perché la “pinza” avrebbe dovuto bloccare istantaneamente la cabina dopo la rottura del cavo traente, evitando che viaggiasse in senso contrario terminando la sua corsa con un volo mortale lungo il pendio della montagna.

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