Come nel 2008, nel 2012 e nel 2014. In reazione al lancio di razzi da parte dei gruppi armati palestinesi, anche questa volta Israele ha risposto portando a termine – per 11 giorni prima della fine delle ostilità – attacchi contro case e palazzi nella Striscia di Gaza, uccidendo in alcuni casi intere famiglie e causando enormi distruzioni di proprietà civili.

Amnesty International ha svolto ricerche su quattro attacchi del genere, lanciati senza preavviso dalle forze israeliane contro edifici civili di Gaza.

Si è trattato di azioni vietate dal diritto internazionale umanitario, che obbliga le parti coinvolte in un conflitto a distinguere tra obiettivi militari e obiettivi civili: in altri termini, veri e propri crimini di guerra, così come del resto vanno qualificati i lanci indiscriminati di razzi privi di guida – e dunque di per sé imprecisi – da parte dei gruppi armati palestinesi contro le aree civili di Israele.

Dall’11 maggio, secondo il Centro per i diritti umani al-Mezan di Gaza, gli attacchi israeliani hanno distrutto almeno 152 strutture civili.

Secondo l’Ufficio di coordinamento degli Affari umanitari delle Nazioni Unite, oltre 2500 persone sono rimaste senza dimora a causa degli attacchi, mentre più di 38.000 persone risultano sfollati interni o hanno cercato riparo in 48 scuole gestite dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.

Uno dei bombardamenti più gravi è avvenuto tra l’1 e le 2 di notte del 16 maggio a Gaza City. In due attacchi sono stati completamente distrutti due palazzi appartenenti alle famiglie al-Ouf e al-Kolaq e sono morte 30 persone, tra cui 11 bambini.

Gli altri due attacchi contro edifici civili esaminati da Amnesty International hanno colpito Beit Lahia intorno alla mezzanotte rispettivamente del 14 e del 15 maggio. Nel primo, contro una casa appartenente alla famiglia al-Atar, sono morti tre bambini di sette anni, sei anni e otto mesi.

Il Tribunale penale internazionale ha avviato un’indagine su possibili crimini di diritto internazionale commessi in Israele e nei Territori occupati palestinesi. Amnesty International ha chiesto che l’indagine sia estesa anche ai crimini di guerra commessi in questo ultimo conflitto.

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