Ho letto con attenzione le 180 pagine del libro Il pesce piccolo, una storia di virus e segreti, scritto da Francesco Zambon per Feltrinelli e uscito da pochi giorni sulla storia del piano pandemico italiano. Vi consiglio di leggerlo appena potete, in quanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (da tutto il mondo conosciuta come Oms), ha chiesto ufficialmente alla Feltrinelli di ritirarlo dal mercato proprio per l’acronimo usato. Ma andiamo con ordine.

Ora che fortunatamente le nostre giornate si sono schiarite, non solo per la primavera, ma soprattutto per il numero di morti che in Italia si riduce, occorre a mente fresca, per non dimenticare, fare luce su ciò che è successo realmente fra virus e segreti. Per fare ciò occorre dividere l’argomento in due parti, per capire come mai l’Italia è stata colpita cosi violentemente dal Covid-19. Non solo per la ovvia carica virale.

La prima parte riguarda le carenze mediche. Qui si inseriscono le mie battaglie epiche di anni e anni di critiche e di proposte che partono proprio dalle pagine di questo mio spazio. Quanti cittadini italiani avremmo salvato se avessimo riqualificato la medicina del territorio riportandola al contatto più clinico che cartaceo? Quanti cittadini avremmo salvato se avessimo applicato sistemi di controllo sull’organizzazione ospedaliera equiparata fra pubblico e privato, accreditato ad esempio sulla medicina d’urgenza? Quanti cittadini avremmo salvato digitalizzando e semplificando, con History Health, la conservazione di dati sanitari visionabili semplicemente attraverso impronta digitale del paziente giunto al pronto soccorso solo se non inerte? Tutto ciò potrete vederlo nel docufilm Vicolo degli Onesti, in programmazione sul sito del ministero della Cultura dal 31 maggio.

La seconda parte riguarda le carenze organizzative che sono dettagliate nel libro citato, con diversi punti di domanda a cui spero possa dare risposta la Procura della Repubblica di Bergamo, città attaccata violentemente nella prima ondata di contagi. Si potevano evitare morti se si avesse avuto un piano pandemico aggiornato? È vero che il nostro piano pandemico risaliva al 2006? A che livelli è la colpa? Le possibili responsabilità sono dettagliate nel libro che specifica in modo chiaro, allegando tutti gli scambi di posta elettronica fra chi aveva redatto un piano (un gruppo di ricercatori dell’Oms capitanato dal dottor Zambon) prima comparso in modo ufficiale sul sito dell’Oms e poi “sparito” per vari attori che ne hanno bloccato la diffusione.

Ma quello che è più sconvolgente è la pubblicazione dei giorni scorsi di un “panel” di un gruppo di “elevati” che scrivono: “Il rapporto rivela che, nel febbraio 2020, anziché prendere i provvedimenti più opportuni, numerosi Paesi ‘persero solo tempo’ e l’Oms non si era imposta sufficientemente così da far comprendere la minaccia globale che si stava delineando”.

Nel mio Vicolo degli Onesti non sono più solo, siamo almeno in due, se il mio collega Zambon vuole entrare. “Non potevo rimanere in silenzio” scrive nella quarta di copertina. Figuriamoci io, da grillo parlante!

Allora propongo, dopo aver letto il capo d’imputazione come mi ha detto il mio avvocato, di costituirmi parte civile nel processo di Bergamo. Forse tutto il popolo lombardo dovrebbe costituirsi parte civile. Da un lato per la mancata riforma della medicina del territorio e delle carenze delle medicine d’urgenza e dall’altro per la mancanza di un piano che potesse affrontare le emergenze. O meglio un piano c’era, come c’erano le mie idee per controllare meglio la “svendita” della sanità pubblica, ma non andava bene in alto.

Occorre ripartire, dal basso, dai giusti che, direbbe Borges, “stanno salvando il mondo”. Allora sì, non basterebbe più un vicolo. Ci vorrebbero viali o corsi.

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