Continuano gli scontri tra lo Stato ebraico e la popolazione e le formazioni palestinesi: ai nuovi razzi di Hamas, uno dei quali ha ferito gravemente un cittadino israeliano, hanno risposto le cannonate dal confine con la Striscia dei carrarmati e i raid dell’aviazione israeliana, con il bilancio delle vittime che continua a salire. Sono più di 12o i palestinesi uccisi e oltre 900 quelli rimasti feriti da lunedì nei raid israeliani sulla Striscia di Gaza, secondo il ministero della Salute dell’enclave palestinese. Tra le vittime anche 31 bambini, precisano le autorità di Hamas. “Nel sud di Israele sono stati uccisi 7 civili israeliani, compresi 2 bambini”, annuncia Save the Children in un comunicato. Ma proseguono anche le violenze in Cisgiordania: solo oggi ci sono almeno 10 morti negli scontri fra gruppi di dimostranti palestinesi e reparti dell’esercito israeliano. Inoltre, in serata tre razzi sono stati lanciati stasera dal territorio siriano verso le alture del Golan. Uno è risultato difettoso, gli altri due sono caduti nelle vicinanze del villaggio agricolo israeliano di Ramat Magshimim e non hanno provocato danni.

Al quinto giorno di scontri sono arrivate anche le parole del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che nel messaggio per le celebrazioni dell’Eid al Fitr, che chiudono il Ramadan, ha dichiarato: “I Palestinesi, anche a Gaza, ed israeliani si meritano in modo uguale di vivere in dignità e sicurezza“. Sottolineando poi come “la situazione in Terra Santa sta pesando sui musulmani in tutto il mondo, comprese le comunità musulmane negli Stati Uniti”. “Nessuna famiglia dovrebbe vivere nella paura per la propria sicurezza nella propria casa o nel luogo di culto – prosegue la dichiarazione del presidente americano – noi pensiamo soprattutto ai bambini di queste società che fanno i conti con il trauma provocato da un conflitto molto oltre il loro controllo”. “La mia amministrazione continua a dialogare con i palestinesi, gli israeliani e tutti i partner regionali per lavorare per una calma sostenibile”, ha concluso Biden.

In serata è arrivato anche l’appello del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a tutte le parti affinché “cessino immediatamente le ostilità“. I combattimenti in corso “hanno il potenziale per causare una crisi umanitaria e di sicurezza incontenibile, e di stimolare ulteriormente l’estremismo, non solo nei Territori palestinesi occupati e in Israele ma in tutta la regione”, si legge nel comunicato del portavoce di Guterres, Stephane Dujarric. Le parti, continua la nota, “devono permettere che si intensifichino gli sforzi di mediazione per porre fine immediatamente al conflitto”. “L’Onu – sottolinea ancora Guterres- è attivamente coinvolta in tali sforzi, che sono anche cruciali per consegnare gli aiuti umanitari necessari alla popolazione colpita a Gaza”. Solo una soluzione politica sostenibile condurrà a una pace duratura, ha aggiunto Guterres, ribadendo il suo impegno, “anche tramite il Quartetto per il Medio Oriente, a sostenere i palestinesi e gli israeliani nella risoluzione del conflitto, sulla base del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu”.

Il Quartetto comprende appunto le Nazioni Unite, gli Stati Uniti, l’Unione europea e la Russia. Per ora ai Paesi occidentali si è appellato anche l’Egitto, affinché convincano Tel Aviv ad accettare una tregua. “Il Cairo ha chiesto a Israele di fermare i bombardamenti aerei di Gaza per evacuare i feriti” e “una tregua per poter far entrare assistenza medica a Gaza”, scrive su Twitter, citando proprie fonti, la tv al-Arabiya, confermando che “il prosieguo dei bombardamenti israeliani impedisce un incontro della delegazione di sicurezza egiziana con le fazioni” della Striscia. Anche Oxfam lancia l’allarme e chiede “alla comunità internazionale di agire per un immediato cessate il fuoco e risolvere le cause alla radice della nuova ondata di violenza e della perdurante violazione dei diritti umani“. “Ancora una volta – si legge in un comunicato – sono civili innocenti a pagare il prezzo altissimo del fallimento della comunità internazionale nel negoziare un immediato cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi, affrontando le cause alla base della crisi. La tremenda escalation di morte e violenza degli ultimi giorni avrà come prime vittime una generazione perduta di giovani e bambini palestinesi intrappolati tra le macerie di Gaza, senza diritti e senza futuro”.

Hamas continua il lancio di razzi, Israele non ferma i raid sulla Striscia
Il sistema di difesa israeliano Iron Dome continua a intercettare razzi lanciati dalla Striscia di Gaza diretti verso Ashdod, Beersheba e altre località di confine, ma un uomo di 60 anni è rimasto ferito in modo grave dopo che uno di questi ha colpito una località nel sud di Israele. In totale sono oltre 2mila i razzi partiti dall’enclave dall’inizio delle ostilità. Dall’altra parte, per tutta la notte circa 160 aerei dell’Esercito israeliano hanno colpito oltre 150 “obiettivi sotterranei” nel nord della Striscia di Gaza, come si legge in un comunicato delle Forze armate. Israele – nei più intensi bombardamenti finora condotti – ha puntato alla rete sotterranea di Hamas costruita dopo lo scontro del 2014.

Intanto continua a crescere il numero delle vittime. Save the Children denuncia che “mentre i bombardamenti a Gaza e nel sud di Israele continuano, si conferma che almeno 31 scuole e una struttura sanitaria a Gaza sono state danneggiate dagli attacchi aerei israeliani. Le 31 scuole di Gaza sono frequentate da oltre 24mila bambini. Una scuola è stata danneggiata da razzi nel sud di Israele, dove tutte le lezioni sono state sospese a causa di questa violenza che ha colpito migliaia di bambini. Anche le violenze nelle comunità all’interno di Israele sono motivo di preoccupazione”.

Nuovi scontri in Cisgiordania
Altri scontri fra i militari e i dimostranti, che protestavano per i bombardamenti a Gaza, sono avvenuti al termine delle preghiere nelle moschee in tutte le province della Cisgiordania. Secondo le stime, ci sono almeno dieci morti e centinaia di feriti. In mattinata la televisione al-Aqsa di Hamas aveva fatto appello ai palestinesi di Gerusalemme est e della Cisgiordania ad affrontare le forze armate israeliane. Aveva lanciato anche appelli diretti agli abitanti di ogni singola provincia perché si unissero alle proteste. Il 15 maggio, inoltre, la popolazione palestinese osserverà una giornata di lutto e di mobilitazione in ricordo del 15 maggio 1948, data della fondazione dello Stato di Israele.

“Quello che succede nelle città israeliane è molto grave. Gruppi di facinorosi arabi colpiscono ebrei in quanto tali”, ha detto il premier Benyamin Netanyahu riferendosi ai gravi incidenti di questi giorni. Netanyahu ha precisato che si tratta “di una minoranza violenta” che vuole colpire “il tessuto sociale costruito per anni fra arabi ed ebrei”. “Tutti devono condannare la violenza sia degli arabi contro gli ebrei, sia degli ebrei contro gli arabi. Lo faccio ad alta voce senza esitare”, ha aggiunto.

Il dietrofront sull’invasione di terra
Stanotte la notizia dell’inizio di un’invasione di terra aveva riportato alla memoria la sanguinosa operazione Protective Edge del 2014. Ma un’ora dopo, intorno all’1 di notte, l’esercito di Israele ha smentito la notizia che i suoi portavoce avevano diffuso, specificando che i suoi soldati avrebbero continuato a sferrare attacchi aerei come fatto fino ad oggi, in risposta ai razzi lanciati da Hamas e dal Jihad Islamico dall’enclave palestinese.

Resta la tensione crescente tra le parti, con i soldati di Tel Aviv ormai da giorni ammassati al confine con la lingua di terra governata da Hamas, pronti all’invasione. Intorno alla mezzanotte, il portavoce militare Jonathan Conricus aveva fatto sapere che le truppe erano entrate dal nord della Striscia, pur non fornendo particolari sull’operazione e invitando chiunque si trovasse in territorio israeliano entro 4 chilometri dalla frontiera a entrare “in un rifugio e vi resti fino a nuovo ordine”. Ma poco dopo si è smentito dicendo che “attualmente non ci sono truppe di terra all’interno della Striscia di Gaza”: “L’aviazione e le truppe di terra stanno attualmente conducendo attacchi su obiettivi nella Striscia”, ha detto Conricus, adducendo “un problema di comunicazione interno“.

Tensione al confine libanese
Intanto si registra un altro incidente in due giorni al confine fra Israele e Libano. “Carri armati hanno sparato oggi colpi di avvertimento in direzione di alcuni dimostranti provenienti dal territorio libanese che erano entrati in territorio israeliano. Quelle persone sospette – afferma un comunicato dell’esercito israeliano – hanno danneggiato i reticolati, hanno appiccato fuoco nell’area. Dopo di che hanno fatto ritorno in territorio libanese”. Ieri dal Libano, dove opera la milizia sciita anti-israeliana Hezbollah, erano stati sparati tre razzi verso Israele senza comunque provocare alcun danno.

A centinaia anche dalla Giordania hanno raggiunto il confine con la West Bank per manifestare la propria vicinanza al popolo palestinese. In alcuni casi, riferiscono alcune fonti, si sono sentiti cori di sostegno ad Hamas. Nei video che circolano online si vedono persone che tentano di entrare in territorio palestinese ma che vengono poi messe in fuga dalle forze di polizia.

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