“Nella mia vita ho vissuto più all’estero che in Italia, passando da Germania, Stati Uniti, Francia, Spagna. Certo, i problemi qui non mancano, ma anche all’estero ce ne sono, e tanti, anche in ambito lavorativo”. Giovanni Landi ha 52 anni ed è originario di Bologna. È laureato in filosofia anche se ha sempre lavorato in aziende e multinazionali nel settore dell’hi-tech e delle energie rinnovabili. Dal 2021 è rientrato in Italia insieme a sua moglie e suo figlio, ed è felice della scelta. “L’idea che all’estero tutto funzioni sempre meglio è francamente irricevibile”, spiega.

Giovanni ha frequentato medie e superiori in Francia, dove si è trasferito da piccolo. Quando ha deciso di tornare per iscriversi all’Università a Milano, alla facoltà di Filosofia, per un mese “i miei hanno fatto maretta”, sorride. Appena laureato ha trovato lavoro in Francia, a cui sono seguite una serie di esperienze tra Grenoble, Madrid, Palo Alto, Monaco di Baviera. Fino al ritorno a Milano.

Per Giovanni gli italiani all’estero “si sono sempre distinti, grazie anche alla flessibilità mentale che ci permette di gestire ambienti eterogenei, con una capacità di ascolto superiore ai tedeschi o anche ai francesi”. Certo, l’Italia non è un paradiso, tra “la pesantezza della burocrazia” e le difficoltà dei cittadini “a far valere i propri diritti”.

Quel che colpisce ripensandoci adesso è che “ad ogni ritorno ho visto il Paese migliorato, e ho sempre trovato difficile capire gli italiani che si lamentavano pensando che all’estero tutto fosse sempre e comunque migliore. Quando ero molto giovane – continua Giovanni – anche io la pensavo così, ma col tempo, l’età e forse anche l’esperienza ho imparato ad apprezzare tante cose dell’Italia che non sempre appaiono o sono considerate nelle statistiche sulla qualità della vita”.

Giovanni parla cinque lingue e ha ricoperto ruoli dirigenziali sempre più ad alto livello nelle aziende per cui ha lavorato. Una giornata tipica? In Germania, ad esempio, si iniziava intorno alle 9 e alle 18 i colleghi erano tutti già usciti. “Il rapporto con il capo è raro se non ci sono problemi particolari, mentre si passa molto più tempo a fare report di vario genere, con un livello di burocrazia che non ha nulla da invidiare ad un ministero”.

Se parliamo di qualità della vita a Monaco di Baviera, Giovanni usa le parole “monotona, noiosa” per descrivere la sua ultima esperienza. Ha avuto “pochi contatti con i locali, e quando non si hanno più venti anni e l’uscita in discoteca non è più la massima aspirazione per il sabato sera, neanche Berlino è poi così affascinante”. In Italia si può “essere turisti anche ogni weekend”. A Monaco si possono fare gite fuori porta, “ma la campagna intorno è desolatamente uguale in tutte le direzioni: le prime volte è bello e spaesante, poi ci si stanca”. Le differenze valgono anche per gli stipendi. Ci sono Paesi in cui si guadagna di più, “ma ce ne sono anche dove si guadagna meno. A Monaco gli stipendi sono mediamente più alti, ma il costo della vita lo è altrettanto, come accade a Londra”. Stesso discorso per il sistema di tassazione: “Non è vero che in Italia le tasse siano più alte in assoluto che in altri Paesi. La Germania ha una tassazione (tra Irpef e contributi) più alta dell’Italia, e il servizio sanitario nazionale non è allo stesso livello. Senza una assicurazione privata i tempi di attesa sono più lunghi, e medici ed ospedali non sono migliori dei nostri”.

Perché tornare in Italia? “Non volevo che mio figlio (nato a Monaco) diventasse al 100% tedesco – spiega Giovanni –. E poi la Germania ha un sistema scolastico molto particolare e competitivo, dove a 9 anni il tuo destino è già deciso. La scuola italiana è molto più arricchente a mio avviso”.

Negli ultimi anni il livello di servizio della pubblica amministrazione in Italia è “cresciuto moltissimo”, continua Giovanni. “Compreso l’utilizzo delle nuove tecnologie. E un po’ di queste cose me ne intendo”, sorride. Per aiutare i suoi giovani l’Italia dovrebbe “migliorare e valorizzare il suo sistema scolastico, aumentando lo sforzo per l’insegnamento dell’inglese, che ormai è lingua franca in Europa”. Se dovesse dare un consiglio ai giovani, Giovanni direbbe proprio di imparare non solo l’inglese, ma anche un’altra lingua europea. E poi “viaggiare, cercare di pensarsi cittadini europei fin da subito”. Senza farsi influenzare da quelli che continuano a ripetere che all’estero è tutto sempre meglio. “L’Italia – conclude – è un grande Paese, come lo sono gli altri Paesi che ci circondano”.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

“Siamo tornati in Italia dalla Finlandia, ma ripartiremo. Qui bisogna sempre sgomitare, lavoro spesso svenduto”

next
Articolo Successivo

Ingegnere in Belgio. “In Italia non mi hanno offerto un contratto all’altezza delle mie competenze. Tornare? Dovrà valerne la pena”

next