Il taglio dei vitalizi deciso dalla Camera dei deputati è legittimo. Lo ha deciso il tribunale dell’Unione europea, che ha bocciato il ricorso presentato da Enrico Falqui. L’ex eurodeputato italiano aveva fatto appello contro la riduzione del suo assegno, ordinata da Bruxelles in conseguenza della decisione della Camera dei Deputati, che nel 2018 varò il taglio dei vitalizi. Il Tribunale ha infatti definito “legittima” la decisione del Parlamento europeo impugnata da Falqui, richiamando le decisioni adottate in molte altre cause per le quali tuttavia pende appello davanti alla Corte di giustizia.

Falqui ha seduto a Strasburgo in rappresentanza dei Verdi tra il 1989 e il 1994, quando venne eletto senatore col centrosinistra al collegio uninominale di Sesto Fiorentino. E proprio per il Senato risulta percettore di un assegno relativo alla XII legislatura, che – secondo le tabelle disponibili – secondo l’agenzia Adnkronos pari a 3.108 euro mensili. Nel suo ricorso al tribunale Ue Falqui contestava la riduzione del suo assegno adottata in maniera “automatica” visto che sulla pensione di anzianità del Parlamento europeo vige la la cosiddetta “regola di pensione identica“: in pratica l’assegno erogato da Bruxelles agli ex eurodeputati è regolato in base ad una norma secondo cui l’importo e le modalità “corrispondono esattamente a quelle della pensione percepita dai Membri della Camera Bassa del Parlamento dello Stato membro in rappresentanza”. Tradotto vuol dire che se un paese (in questo caso l’Italia) abbassa l’assegno dei suoi parlamentari, a Bruxelles si regolano di conseguenza e riducono il vitalizio europeo.

Secondo il tribunale, il “ricalcolo al ribasso” non lede i diritti maturati dai parlamentari europei: il diritto alla pensione non comporta, cioè, che l’entità della prestazione pensionistica non possa subire una contrazione. “I principii di certezza del diritto e di legittimo affidamento non implicano che l’importo delle pensioni sia stabilito in via definitiva; nulla vieta che l’importo delle pensioni venga adeguato al rialzo o al ribasso“, scrivono i giudici. Il tribunale ha osservato che “la contrazione dei vitalizi dei parlamentari può essere nella specie giustificata dall’obiettivo di interesse generale di introdurre un sistema di calcolo delle pensioni basato sul più stringente metodo contributivo, al fine di generare un risparmio di spesa in un contesto di rigore di bilancio”.

Nel suo ricorso, invece, Falqui, sosteneva che i diritti all’erogazione “integrale” dell’assegno da europarlamentare “restano acquisiti” visto che lo Statuto Ue che regola la pensione di anzianità da europarlamentare è entrato in vigore nel 2009, quindi dopo la sua esperienza a Straburgo. Ma soprattutto l’ex esponente dei Verdi contestava il “sistema di calcolo distorto, irrazionale e privo di fondamento attuariale” con cui nel 2018 la Camera ha deciso il taglio dei vitalizi: un intervento che – sosteneva ancora – applica “a ritroso il sistema contributivo anche in relazione a periodi in cui esso in Italia non esisteva”. Il tribunale gli ha dato torto. Una sentenza pesante quella dei giudici comunitari, visto che una decisione opposta avrebbe rischiato di aprire la porta a una rimodulazione di tutti gli assegni degli ex europarlamentari italiani. Così non è stato. Contro il ricorso di Falqui, tra l’altro, pesano le precedenti bocciature di simili iniziative di europarlamentari italiani. A ottobre 2020 la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva respinto, definendolo “irricevibile“, un primo ricorso, quindi a febbraio altre iniziative promosse da Giacomo Santini di Forza Italiae da altri ex europarlamentari italiani, difesi da Maurizio Paniz, l’ex parlamentare che da legale è diventato il simbolo della lotta al taglio degli assegni.

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