Dagli anni 60 si discute in Italia del gravissimo problema della tutela ambientale e, nonostante gli sforzi effettuati sul piano giuridico e sul piano legislativo, spesso in esecuzione di direttive europee, il problema si è ulteriormente aggravato perché l’obiettivo della distruzione dell’ambiente è insito nel sistema economico predatorio e incostituzionale del neoliberismo imperante.

Sicché tutti gli sforzi sono caduti nel vuoto di fronte alla pressione dei palazzinari, che di solito trovano i loro appoggi in Parlamento, nella condiscendenza di certi parlamentari sempre pronti a introdurre eccezioni nei testi di legge riguardanti la materia.

Oggi il problema ha assunto dimensioni globali e persino in Europa, da sempre votata al più bieco neoliberismo, si pensa di emanare un regolamento che parifichi l’importanza del suolo e cioè dei terreni, che naturalmente sono dotati di vita, all’importanza della tutela dell’acqua e dell’aria.

Il problema come è ovvio si inserisce in quello della transizione ecologica e della resilienza, che tanta parte occupa del Recovery Plan.

Sennonché forze politiche di varia ispirazione ideologica si stanno unendo per sostenere le pretese assurde dei palazzinari, i quali non vogliono l’approvazione del disegno di legge della senatrice Paola Nugnes, che, giustamente, pone sullo stesso piano il consumo del suolo e la rigenerazione urbana.

Tale legge fa riferimento a un fondo comunale i cui proventi dovrebbero essere distribuiti a chi intende costruire secondo il piano comunale di rigenerazione urbana, che prevede limiti alla realizzazione delle costruzioni, al fine di evitare ulteriore consumo di suolo.

Tuttavia le competenti commissioni del Senato hanno spacchettato tale disegno di legge, dividendo la rigenerazione urbana dal consumo di suolo, in modo che i palazzinari possano attingere a detto fondo in modo libero e al di fuori di ogni restrizione dal fondo previsto.

La cosa più grave è che sono concordi su questo punto la maggioranza dei partiti che devono deliberare su questo punto.

È un assurdo che dimostra ancora una volta i biechi propositi dei distruttori dell’ambiente, proprio in un momento in cui il risanamento del clima globale sta impegnando tutti i Paesi del mondo.

Osservo in proposito che l’ambiente, come precisano tre sentenze della Corte costituzionale: la numero 378 del 2007, la numero 104 del 2008, la numero 1 del 2010, chiariscono che ambiente vuol dire biosfera, cioè quella sottile fascia del globo terrestre nella quale si svolge la vita del mondo vegetale, animale e umano.

Come appena detto siamo arrivati a un punto di saturazione e forse di impossibile resilienza, e opporsi al disegno di legge Nugnes significa opporsi alla vita globale del pianeta e quindi alla nostra vita.

D’altro canto è da sottolineare che l’ambiente ha una forte tutela costituzionale, occupandosi di esso l’articolo 9, in stretto collegamento con l’articolo 32 (riguardante quest’ultimo il bene della salute e quindi della vita), nonché l’articolo 117, comma 2, lettera s), il quale attribuisce alla legislazione dello Stato la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Opporsi alla vita del Pianeta e alla nostra stessa vita è un fatto esecrabile e inaccettabile, e il mio pressante invito si rivolge a tutti gli italiani di buona volontà, affinché non si schierino a favore dei palazzinari che perseguono i loro personali interessi, ma a favore del Popolo sovrano, del quale ogni individuo è parte ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione, ed è tenuto, in ogni caso, a partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, ai sensi dell’articolo 3, comma 2, della Costituzione, e infine ad agire, anche sul piano giudiziario, in via sussidiaria, ai sensi dell’articolo 118, ultimo comma, della Costituzione.

Inoltre è da sottolineare che questo dovere è solennemente sancito dall’articolo 52 della Costituzione, secondo il quale: “difendere la Patria è dovere sacro del cittadino”.

Concludo ricordando che, ai sensi dell’articolo 54 della Costituzione, tutti i cittadini sono tenuti a osservare la Costituzione e le leggi (se e in quanto costituzionali), mentre i cittadini che sono investiti di pubbliche funzioni devono agire con “dignità e onore”.

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