Durante l’intervento in Aula al Senato per replicare alle mozioni di sfiducia nei suoi confronti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha affrontato il caso del documento dell’ufficio Oms Europa di Venezia, finanziato dal Kuwait, anch’esso richiamato nelle mozioni presentate.

“Primo – ha spiegato – Oms ed Ecdc visitano l’Italia dal 24 febbraio al 4 marzo 2020; tre giorni dopo la scoperta del cluster di Codogno. Gli esiti di questa missione vengono trasmessi, formalmente, al governo italiano il 12 marzo 2020. Secondo. Il report di Oms Venezia, a cui si fa riferimento, sulla situazione dell’Italia arriva soltanto a metà maggio. Comprendere la differenza tra la visita e il report è fondamentale per dare il giusto peso alla questione sollevata anche nelle mozioni”.

La visita infatti, ha rimarcato il ministro, produce un documento “con raccomandazioni e indicazioni anche operative per la nazione oggetto della missione”, mentre la finalità del report è un’altra, e cioè “far circolare nella comunità scientifica dati e analisi sulla situazione del Paese”. Nel merito della questione, e cioè del perché il report fosse stato poi ritirato, Speranza è netto: “La scelta di pubblicare e poi ritirare quel documento viene assunta esclusivamente dall’Oms nella sua piena autonomia che noi rispettiamo, anche nelle sue diverse articolazioni e nel dibattito interno che con evidenza vi è stato a questo proposito tra dirigenti dell’Oms in palese contrasto tra loro”. Il ministro ha poi sottolineato che lo stesso Oms ha dichiarato “che il report è stato ritirato per inesattezze fattuali” e che “in nessun momento il governo italiano ha chiesto all’Oms di rimuovere il documento”. “Una posizione chiara che pone fine a qualsiasi speculazione”, ha concluso Speranza.

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