Ci sono momenti della vita che rimangono impressi per sempre. E uno di questi attimi indelebili ha la forma di una busta, arrivata un giorno alla sua pizzeria a Tokyo. Un signore entra, la posa, non dà spiegazioni. Giuseppe Errichiello non sa il giapponese, ma sua moglie Ayumi sì. “Caro Peppe, tu sei il mio esempio, quando uscirò dal carcere, spero di poter seguire le tue orme, di salvare la mia vita, proprio come hai fatto tu”. Il mittente è un ragazzo molto giovane, gli manda la lettera dalla prigione.

Quei pochi caratteri, scritti di corsa su un foglio sgualcito, sono per lui come una macchina del tempo, capace di riportarlo a Napoli, la sua città, dove tutto ha avuto inizio. Non è stato un bambino fortunato. Nei suoi ricordi d’infanzia c’è un orfanotrofio da cui scappa appena può, poche cure, amore quasi assente. Mamma non c’è, papà è ex-tossicodipendente, ha problemi con la giustizia e anche il nonno si trova da molti anni in carcere. Ci sono solo la nonna e la compagna di suo padre che badano a lui e ai suoi fratelli. In una situazione così è facile perdersi, non riconoscere più quale sia la strada giusta da seguire per salvarsi. In tanto degrado, però, lui ha sempre avuto un appiglio sicuro a cui aggrapparsi per non cadere: la pizza, “la sua fortuna”. Appena può, infatti Peppe va da suo zio Salvatore e i week end con lui, in pizzeria, sono i ricordi più belli dell’infanzia. Perché se cresci da solo e i tuoi genitori ti fanno sentire la loro mancanza più che la loro presenza, la vita non è semplice.

“Nessuno mi ha insegnato come amare una donna, come prendermi cura di un figlio. Nella mia famiglia i bambini hanno visto cose che non dovrebbero mai vedere”. Queste sono le basi sulle quali costruisce la sua giovinezza, le assenze con cui cresce. Parte per il militare. Nei suoi compagni trova una famiglia. E durante il viaggio di ritorno da una serata di festa a Viareggio riconosce il suo futuro. Sono un gruppo di giovani pieni di vita, abbassano il finestrino del treno, fa caldo, chiacchierano con le ragazze. Poi Peppe, a un certo punto, scorge una giovane che si sta truccando e, nel riflesso dello specchio, vede il suo viso.

“Ricordo perfettamente quel momento, quell’immagine, questo è un altro dei miei attimi di vita che terrò per sempre nel cuore, è così che conobbi Ayumi”. Giuseppe va da lei, cerca di farsi capire, la invita a cena, ma lei declina ogni invito, tranne l’ultimo: “Ti va se andiamo tutti insieme a mangiare un gelato?”. E in quel “sì” c’è l’incipit di decine di lettere inviate, dizionari sfogliati per tradurle, incontri e speranze. Fino al 26 luglio del 2006, dove in pantaloncini corti e t-shirt si presentano in comune ad Afragola e si sposano. Lei è oggi la sua ex-moglie, la madre di suo figlio e sicuramente la grande ragione d’amore che l’ha portato in Giappone.

Peppe parte con mille euro in tasca, 975 sono per il volo aereo, “a Tokyo non mi potevo comprare nemmeno un pacchetto di sigarette”, racconta. Inizia così a lavorare come lavapiatti, è un ventenne con poca esperienza, non può aspirare a nulla di più. Dopo un anno di dura gavetta, però, arriva in un ristorante in cui Chef Suzuky lo accoglie come un figlio. Questa è la prima delle sue molteplici possibilità: diventa primo pizzaiolo, poi responsabile di una trattoria con pizzeria, fino alla grande occasione. “Ayumi era incinta, volevamo tornare in Italia e così prima di partire decisi che volevo vedere la Tokyo Tower – racconta -. Erano le otto di mattina e passeggiando per le strade della città vidi un posto dismesso, degli uomini stavano facendo dei lavori, sarebbe stato perfetto per il mio primo locale”.

E così fu. Davanti a lui, in lista d’attesa, c’erano altri quattro acquirenti, ma Giuseppe si presenta all’incontro con uno scatolone colmo di articoli su di lui, che raccontavano la sua storia. Ed è forse proprio grazie al suo passato, ai suoi dolori, alle sue ferite che Errichiello riesce ad accaparrarsi il locale che, grazie a un investitore, diventerà la sede della sua prima pizzeria . “Prima”, perché Giuseppe non si limita a una sola insegna, ne apre anche una seconda oggi gestita dal fratello e ha anche una rete di distribuzione di prodotti giapponesi in Italia e italiani in Giappone.

La sua pizza ha conquistato tutti a Tokyo ed è stata premiata con i tre spicchi del Gambero Rosso, massimo riconoscimento. “Vengono da me a cena personaggi importanti, volti noti dello spettacolo, dello sport, della politica – racconta- qui in Giappone ho trovato la mia dimensione, ma chissà, magari prima o poi tornerò in Italia, portandomi dietro tutto quello che ho imparato qui”. Peppe, un uomo curioso, pieno di vita che ama farsi stupire ogni giorno dalla vita. Come quel bambino coraggioso che, scappato dall’orfanotrofio, guardava oltre il suo mare e sognava una vita migliore. Quella vita che è finalmente arrivata in Sol Levante.

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