Non è solo la borsa a pagare dazio per il piano fiscale che il presidente statunitense Joe Biden si appresta a presentare al Congresso. Piano che prevede, tra l’altro, di alzare il prelievo sui guadagni realizzati sui mercati. L’aliquota, per i redditi più alti, potrebbe collocarsi intorno al 43%, oltre il doppio rispetto all’attuale 20%. La tassa scatta quando si realizza un guadagno su prodotti finanziari, quindi azioni o obbligazioni ma anche monete tradizionali e digitali.

La notizia sta provocando quindi un ulteriore discesa delle criptovalute, a cominciare dal bitcoin che infrange al ribasso la soglia dei 50mila dollari e tocca quota 48mila, il valore più basso dallo scorso febbraio. Il bitcoin aveva raggiunto il record di 64mila dollari lo scorso 13 aprile, in concomitanza con la quotazione a Wall Street di Coinbase, una piattaforma su cui è possibile trattare una cinquantina di valute digitali. Dopo di che una serie di notizie hanno progressivamente assottigliato il valore della moneta digitale.

Prima indiscrezioni su possibili indagini a carico di istituzioni finanziarie con l’accusa di riciclaggio attraverso criptovalute, poi problemi al “conio” elettronico di bitcoin in Cina dovuti a black out, infine il divieto della banca centrale turca all’utilizzo di criptomonete nel paese. Le quotazioni del bitcoin rimangono comunque su valori storicamente elevati. All’inizio dello scorso dicembre un pezzo veniva scambiato intorno ai 17mila dollari.

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