Dopo lo strappo della Lega che mercoledì sera si è astenuta in Consiglio dei ministri, ora anche le Regioni sono in rivolta contro il governo per il decreto sulle riaperture. Sotto accusa, oltre al coprifuoco per ora invariato alle 22, c’è soprattutto l’accordo sul rientro a scuola: l’esecutivo infatti, per le zone gialle e arancioni ha deciso di garantire la “presenza in classe ad almeno il 70% degli studenti“. Una soglia più alta rispetto al 60% che era stato stipulato inizialmente. Secondo il presidente leghista della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga la modifica crea un “precedente molto grave”: “L’aver cambiato un accordo siglato con Regioni, Comuni e Province incrina la reale collaborazione tra Stato e Regioni”, ha detto a Radio KissKiss. Il presidente del Friuli Venezia Giulia ha poi convocato una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni, al termine della quale i governatori hanno chiesto formalmente un “incontro urgente” al presidente Draghi “prima della pubblicazione del provvedimento” in Gazzetta ufficiale.

Nel comunicato i toni sono durissimi. “Le Regioni e le Province autonome prendono atto con amarezza delle decisioni emerse in Cdm in relazione al tema della percentuale minima per la didattica in presenza” per le scuole superiori, si legge nella lettera inviata a Palazzo Chigi. Decisioni “in contrasto con le posizioni concordate in sede di incontro politico, alla presenza di cinque ministri, dei Presidenti di Regioni e Province autonome, Anci e Upi, nonché con le istruttorie condotte nell’ambito dei tavoli prefettizi. Un metodo che non ha privilegiato il raccordo tra le diverse competenze che la Costituzione riconosce ai diversi livelli di Governo”. Nella missiva i governatori insistono poi su un altro punto che è anche al centro dello strappo della Lega, cioè il coprifuoco. “In ragione dell’approssimarsi della stagione estiva caratterizzata dall’ora legale e, in considerazione della riapertura delle attività sociali e culturali – si legge -, si propone di valutare il differimento dell’interruzione delle attività e della mobilità dalle ore 22 alle ore 23“. Tra le altre richieste – programmare l’avvio del settore wedding, allineare le date su spettacoli e sport – c’è quella di aprire i ristoranti sia all’aperto che al chiuso, in modo tale da non “discriminare gli esercizi che dispongono degli spazi esterni rispetto a coloro che non ne dispongono”.

La protesta delle regioni non sembra però aver sortito alcun effetto. Stando a quanto apprende l’Ansa, il decreto legge sulle riaperture è stato bollinato dalla Ragioneria dello Stato e si attende la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima della pubblicazione in Gazzetta. Nel testo non cambiano le misure approvate ieri in Cdm riguardo a coprifuoco, percentuali di presenza a scuola e ristoranti. Il coprifuoco resta alle 22, così come la percentuale sulla presenza di studenti alle scuole superiori rimane al 70%. Nei ristoranti dal 26 aprile in zona gialla sarà possibile pranzare o cenare soltanto all’aperto. Dal primo giugno zona gialla sarà possibile mangiare nei ristoranti al chiuso fino alle 18. Viene invece eliminata la possibilità di derogare alle misure con delibera del Consiglio dei ministri.

Per tentare di placare le polemiche è intervenuta la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, che in un’intervista a Telelombardia ha spiegato come sono andate le cose: sulla didattica in presenza “le regioni avevano chiesto di partire dal 60% ed in questo senso avevamo raggiunto un accordo. Il presidente del Consiglio Draghi ha chiesto di fare uno sforzo ulteriore, ha posto un obiettivo minimo più alto, per cercare di far tutti meglio, ogni giorno. Nel decreto ci sarà scritto il 70%: ma non metteremo a rischio nessuno. Se non sarà possibile assicurare queste quote regioni ed enti locali potranno derogare. Stiamo lavorando per trovare la quadra”. Gelmini ha poi confermato che il coprifuoco non resterà alle 22 fino all’estate, ma “ogni due settimane” ci saranno dei “tagliandi periodici” in Consiglio dei ministri per “altre riaperture”. Chi ha subito approfittato della protesta delle Regioni è stato il leader del Carroccio Matteo Salvini: “Il governo ha disatteso l’accordo raggiunto con gli enti locali, mettendo in difficoltà presidi, sindaci e studenti: migliaia di studenti ammassati sui mezzi pubblici non sono un problema e non corrono rischi, mentre due persone in palestra o al bar rappresentano un problema. Perché?”.

Il rientro a scuola garantito al 70% e non al 60 – Il clima tra governo e Regioni rimane comunque molto teso. Fedriga ha contestato infatti la decisione presa ieri dal governo che, nelle zone gialla e arancione, l’attività in presenza sia garantita ad almeno il 70 per cento degli studenti, fino al 100 per cento. A suo parere per rispettare una presenza di “un range da 60 al 100 per cento servirebbero dai 15mila ai 20 mila autobus in più“, dunque non si tratta di una “scelta politica ma di limiti fisici”, un fatto che “prescinde dalla sensibilità politica”. Aver cambiato questo, “un accordo siglato tra le istituzioni crea un precedente molto grave, credo non sia mai avvenuto”, con un “problema politico istituzionale importante”, ha detto sempre a Radio KissKiss. La decisione del governo Draghi per alzare la soglia dal 60 al 70 per cento in presenza, secondo le ricostruzioni dell’agenzia LaPresse, sarebbe stata sostenuta dai ministri M5s. Fonti della maggioranza hanno riferito che, durante la riunione di ieri, proprio i pentastellati avrebbero fatto muro contro l’accordo sancito in conferenza Stato-Regioni e per modificare in eccesso nel decreto la percentuale.

Il coprifuoco ancora alle 22 – Fedriga ha anche protestato per il coprifuoco che le Regioni vorrebbero spostato alle 23: “Una proposta assolutamente responsabile”, qualcuno “mi spieghi perché un’ora di distanza farebbe schizzare i contagi in alto”, ha detto. Una proposta non passata in Consiglio dei ministri che, “come tutte le altre è stata presa all’unanimità in Conferenza delle Regioni. E’ stato fatto un gran passo avanti tra i territori, forse più che a livello centrale: tutte le proposte sono condivise da Nord a Sud e da destra a sinistra. Nella concretezza del quotidiano, abbiamo superato le divisioni partitiche”. Oltre a Fedriga, tra i presidenti di Regione, ha parlato anche il collega del Carroccio Luca Zaia: “C’è qualcosa che non capisco”, ha detto il governatore del Veneto intervistato dal Corriere della sera in riferimento proprio al coprifuoco. “Sembra una decisione presa dai tecnici più che dai politici. Senza una sintesi”. Zaia ha negato che il Carroccio abbia fatto “la figura dell’irresponsabile” e si dice d’accordo con l’astensione dei ministri leghisti. “Nessuno vuole negare l’evidenza. I contagi, che peraltro in Veneto in questo momento arretrano, sono un fatto. Soltanto, ci saremmo aspettati un nuovo corso, quello della convivenza con il virus. È innegabile che le strade siano piene, le attività produttive operative e le scuole aperte. Senza contare che, a differenza di un anno fa, abbiamo protocolli di cura, una diagnostica migliorata, gli anticorpi monoclonali e le vaccinazioni. Eppure, a qualcuno si dice no, tu no. Ed è inspiegabile”.

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