Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto Covid che definisce il calendario delle riaperture, ma senza il voto della Lega. La minaccia di Matteo Salvini si è trasformato nell’astensione del suo partito sul voto. Dopo una giornata di tensioni, con le Regioni che hanno chiesto di anticipare alcune riaperture, il nodo del coprifuoco – insieme al via libera ai ristoranti anche al chiuso – è quello che più di tutti ha creato la spaccatura. Una crepa interna al governo che si materializza sul dossier più caldo e sentito dagli italiani, quello delle riaperture, su cui Matteo Salvini rischia di giocarsi anche una partita interna al centrodestra con Giorgia Meloni. Finora però la Lega mai si era spinta fino all’astensione su un provvedimento varato dal governo Draghi. Il “casus belli” è il coprifuoco. Le conseguenze, anche in Parlamento, sono tutte da quantificare. E nel governo, fronte M5s, c’è chi sottolinea: “Oggi è una prima rottura del patto di responsabilità che ha dato vita all’esecutivo Draghi”.

I governatori e Salvini volevano spostare il coprifuoco alle 23, il governo è rimasto fermo sulla sua posizione e alla fine si è esposto in prima persona il premier Mario Draghi per confermare l’attuale limite. “Le decisioni le abbiamo prese insieme, in cabina di regia. Francamente fatico a comprendere“, ha detto Draghi alla Lega, manifestando la sua irritazione per le polemiche. Il coprifuoco quindi resta alle ore 22 almeno fino al primo giugno, poi potrà essere rivalutato. Il decreto, tra le altre cose, posticipa al 31 luglio lo stato di emergenza. Sarà possibile sedersi ai tavoli nei ristoranti al chiuso solo dal primo giugno. “Il premier Draghi ci ha detto che tra 15 giorni ci sarà un nuovo decreto con nuove aperture, bene lo voteremo”, ha annunciato Salvini dopo il Cdm.

La riunione a Palazzo Chigi per varare il testo che regolerà la riapertura del Paese a partire dal 26 aprile è iniziata con poco più di un’ora di ritardo, intorno alle 18, ed è terminata dopo appena tre quarti d’ora. Il Cdm era convocato per le 17, ma prima è stata necessaria una riunione tra i ministri per tentare di colmare le distanze tra le richieste delle Regioni e della Lega e il resto del governo. Ad alzare la posta era intervenuto direttamente Salvini: “Spero che vengano accolte queste richieste, non mi va di votare cose di cui non sono convinto“, aveva detto nel corso del pomeriggio. Un concetto che ha ribadito anche dopo l’approvazione del decreto senza il sì del Carroccio.

Il vertice pre-Cdm non è stato sufficiente a trovare un punto di caduta. Coprifuoco, restrizioni per i locali al chiuso, aperture troppo posticipate e confuse per palestre e piscine: per questo la Lega non è convinta del decreto, spiegano fonti interne al Carroccio spiegano alle agenzie di stampa. “Spiace per l’atteggiamento della Lega. Questo Governo è nato per incoraggiare la coesione nazionale. Oggi è stata messa in discussione l’unità delle nostre decisioni”, commentano fonti di governo M5s. “In un momento come quello che stiamo vivendo, l’interesse per il Paese viene prima di quello di partito. Purtroppo dalla Lega è un film già visto, che non ha pagato”, aggiungono i pentastellati. Concetti simili arrivano anche da fonti di governo del Pd: “La piattaforma che abbiamo condiviso e che sosteniamo è un punto di equilibrio giusto tra l’esigenza di ripartenza e la tutela della salute”. “Ravvisiamo nell’atteggiamento della lega la conseguenza di una contraddizione che è quella di un continuo susseguirsi di ultimatum che portano a questo tipo di incidenti di percorso”, sottolineano ancora i democratici.

“Sono stato in collegamento con Palazzo Chigi, con i sindaci e con i governatori. Ho parlato con spirito costruttivo e propositivo con il premier Draghi”, ha detto Salvini, leader della Lega, in collegamento con l’iniziativa via web ‘Natale di Roma 2021, 2.774 anni dalla fondazione della Capitale’. “La Lega non ha votato il decreto” per le riaperture “perché lo volevamo più coraggioso“. “Crediamo che gli italiani abbiamo diritto a più fiducia, bisogna correre e curare, curare anche la mente, perché gli italiani non ne possono più”, ha aggiunto il leader della Lega. “Voteremo il prossimo di decreto, se aiuterà i lavoratori. Questo no. Se sono convinto vado in fondo – ha ribadito Salvini – la scelta di sostenere Draghi è stata giusta, sarebbe stato più comodo starne fuori ma ora l’Italia merita impegno e sacrifici. Se siamo zona gialla è grazie alla Lega, però se 500 persone possono chiudersi in un cinema perché 20 non a cena o in due in palestra. Chiediamo rispetto”.

LE RICHIESTE DELLE REGIONI
Oltre allo spostamento di un’ora dell’inizio del coprifuoco, le Regioni hanno proposto altremodifiche al decreto-legge: la riapertura dei ristoranti sia al chiuso e non solo all’aperto, ma anche la
ripresa delle attività individuali in palestra al chiuso e in piscina all’aperto, già a partire dal 26 aprile. Inoltre, i governatori sollecitano la riapertura del settore wedding, ovvero gli eventi e matrimoni che per ora sono stati completamenti dimenticati dal governo Draghi, come hanno denunciato Federmep e Assoeventi. “Il governo ci spieghi perché consente che un ristorante accolga contemporaneamente centinaia di clienti e proibisce allo stesso locale di ospitare un analogo numero di invitati a un matrimonio“, ha scritto in una nota Serena Ranieri, presidente della federazione che rappresenta le imprese e i professionisti del settore Matrimoni ed eventi privati, sottolineando che in gioco c’è la “sopravvivenza dei 50mila operatori economici del nostro comparto”.

LA GIORNATA
La ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, intervenuta a ‘Non stop news‘ su Rtl 102.5, ha spiegato che il coprifuoco – rimarrà alle ore 22 “perché abbiamo ascoltato il Cts“. Il governo, ha aggiunto, “è fiducioso che i comportamenti corretti ci porteranno a passare dalle 22 alle 23, poi alle 24 per poi toglierlo, ma non mi sento di dare tempi”. Fonti del Comitato tecnico scientifico in realtà sostengono di non aver “mai affrontato la questione” e che la decisione è “unicamente politica“. Resta il fatto che si tratta di una partita già chiusa venerdì scorso in cabina di regia, come ha ribadito il ministro all’Agricoltura Stefano Patuanelli. Nonostante questo i governatori, a partire da Massimiliano Fedriga, Eugenio Giani e Stefano Bonaccini, continuano a chiedere che sia spostato sin da subito alle 23, così da dare più fiato alle attività di ristorazione che in zona gialla torneranno ad aprire anche di sera (solo all’aperto).

Proprio riguardo alle zone, Gelmini ha anticipato che “oltre 11 Regioni passeranno al giallo“. Uno slittamento che “è una conquista degli italiani che hanno fatto sacrifici, ma ci vuole grande prudenza, il virus è invisibile ma non è scomparso”. La ministra è poi intervenuta sul tema delle scuole, dopo la decisione emersa ieri di voler riportare i ragazzi in aula con gradualità (alle superiori la didattica in presenza dovrà essere minimo al 60%). “Nessuna marcia indietro”, ha dichiarato Gelmini rispondendo alle critiche emerse sui giornali. “Il governo vuole riaprire le scuole, lo farà e tende al 100 per 100 della presenza di studenti, ma c’è un problema che riguarda i trasporti. Si parte dal 60%, ci saranno punte del 75%, qualcuno lo farà al 100%, quell’obiettivo lo raggiungeremo progressivamente“. Sulla scuole come su altri temi “il governo ha scelto un profonda discontinuità rispetto al governo precedente”, sostiene la ministra. “Non scarica le responsabilità sugli enti locali, ma le condivide con loro. In questo mese, mese e mezzo che manca al termine delle lezioni riusciremo a riaprire, ma lavoriamo già per la riapertura a settembre in piena sicurezza”.

Uno strumento che in generale permetterà maggiori libertà senza sacrificare la sicurezza è quello della certificazione verde, atteso forse già nel decreto Covid in calendario in Consiglio dei ministri. La provincia autonoma di Bolzano, però, ha deciso di muoversi in autonomia, accelerando per la sua introduzione. “Ho telefonato a Kompatscher e l’ho invitato alla prudenza, dovremo impugnare quella legge“, è il commento di Gelmini. “Non è ancora tempo per quel provvedimento”. L’esecutivo sta infatti pensando “al green pass con i tre criteri (tampone negativo, guarigione, vaccinazione, ndr), ma servono regole nazionali, non regionali. Immediata la risposta del presidente altoatesino Arno Kompatscher: “Ieri ho avuto un colloquio sereno e cordiale con il ministro Gelmini. Credo di essere riuscito a spiegare le ragioni e le basi scientifiche e giuridiche del nostro progetto che è in linea con i piani del governo per le prossime settimane e può essere visto come un progetto pilota. Oggi contatterò il ministro Speranza per un dialogo e confronto. Il nostro approccio è comunque di leale collaborazione dei vari livelli di governo”.

Dai territori si è levata anche la voce del presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, che a Radio Capital ha ribadito le istanze avanzate dalle regioni. “Sul coprifuoco c’è un’interlocuzione con il Governo. La Conferenza delle Regioni propone, misura assolutamente responsabile, l’ampliamento di un’ora, fino alle 23, per permettere alle attività, nei limiti delle regole, di avere un minimo di respiro“. Una richiesta sostenuta anche da Giani, Toti, Bonaccini, mentre Zingaretti si dice d’accordo con il governo. Fedriga propone anche di riaprire i ristoranti al chiuso già prima del primo giugno, mentre sulle scuole è molto più cauto: la scuola “ha avuto una grande attenzione. Oggi noi abbiamo molte attività ancora chiuse e abbiamo il 100% della scuola in presenza fino alla terza media. Dal 26 aprile avremo almeno il 60% delle superiori in presenza. In più tutta la Dad. Io guarderei il bicchiere mezzo pieno“, ha dichiarato, rispondendo a una domanda sui tempi necessari per riportare il 100% degli alunni in classe. A suo parere, infatti, resta il problema dei mezzi di trasporto. “Solo nella mia regione, con 1,2 mln di abitanti, pari al 2% della popolazione italiana, servirebbero 300 autobus in più, rispetto a quelli già messi a disposizione grazie all’apporto di privati”, ragiona. “E’ tecnicamente impossibile avere questi numeri”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Fermiamo le “poltrone girevoli” tra politica e affari: rivedi la diretta sulla nuova campagna per i sostenitori

next
Articolo Successivo

Dalle aperture al ddl Zan, la Lega in calo nei sondaggi è già stanca di stare in maggioranza: “Sfiducia a Speranza? Contrari, ma cambi linea”

next