La biologa Barbara Gallavotti, nel corso della trasmissione “Dimartedì” (La7), fuga tutti i dubbi sui vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson.
Riguardo al vaccino anglo-svedese, spiega: “In un numero molto piccolo di persone che si erano vaccinate con AstraZeneca, si sono manifestate, qualche giorno dopo dalla prima dose, delle forme di trombosi rarissime, caratterizzate tra l’altro da una forte carenza di piastrine. Non si tratta però di trombosi comuni, che, a prescindere del covid, in Italia ammontano a circa 166 al giorno. Parliamo di trombosi rare – continua – che a volte, per esempio, sono connesse a trattamenti con eparina. L’Ema ha analizzato 86 segnalazioni di queste trombosi su 25 milioni di persone vaccinate, ovvero un caso ogni 300mila vaccinati. Di questi 86 casi di trombosi, 62 si sono verificati al livello del cervello e 24 al livello dell’addome. Diciotto sono stati casi fatali, ossia un caso ogni milione e 400mila vaccinati. Quindi, sono casi molto rari“.

Gallavotti sottolinea: “Questi casi vanno seguiti con molta attenzione, perché bisogna capire se ci sono categorie di persone particolarmente esposte a questo rischio. Non ci sono dati che indicano con sicurezza queste categorie, ma un sospetto c’è. Bisogna avere paura? La nostra scelta è tra l’assumerci un rischio molto piccolo con AstraZeneca, prendendo tutti i benefici del vaccino, e l’assumerci il rischio di ammalarci di covid con tutte le conseguenze. Quindi, abbiamo un piccolo rischio che però dobbiamo confrontare con un beneficio decisamente rilevante“.

La biologa, infine, si sofferma sul vaccino Johnson & Johnson: “Negli Usa si sono visti 6 casi di trombosi, assolutamente simili a quelle relative ad AstraZeneca, su circa 7 milioni di vaccinati. Quindi, parliamo sempre di numeri estremamente piccoli. Ovviamente possiamo renderci conto degli effetti collaterali di un vaccino solo quando comincia a essere somministrato su grandi numeri di persone. Pertanto, bisognerà stare a vedere. Questo è un vaccino che sembra avere una copertura molto buona contro il virus, ma dipende anche dalle zone del mondo in cui è stato sperimentato e quindi – conclude – probabilmente dalle varianti prevalenti in quelle aree geografiche. Negli Usa si stima che il vaccino Johnson & Johnson protegga contro tutte le forme della malattia al 72%; nel Sudafrica al 64%; in Brasile al 61%. Ma la protezione contro le forme gravi della malattia si aggirerebbe tra l’82 e l’86%. Naturalmente bisognerà vedere cosa farà questo vaccino sul campo, se gli sarà permesso di essere ancora utilizzato”.

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