La promessa fatta agli inquirenti era che non si sarebbe allontanato dall’albergo dove soggiornava a La Spezia prima della consegna delle Fremm alla Marina egiziana, e dove sono tuttora i suoi commilitoni. Ma così non è stato e quando i carabinieri venerdì hanno bussato alla porta della camera d’hotel per arrestarlo, hanno trovato soltanto i suoi compagni, che ai militari hanno confermato che il ragazzo che cercavano era già tornato in Egitto. Al centro della vicenda – raccontata dal Secolo XIX – un militare 21enne egiziano, accusato di avere violentato una commessa del solarium di Galleria Goito, in pieno centro. Una vicenda di ulteriore frizione con l’Italia, dopo i depistaggi sul caso di Giulio Regeni e la sequela di rinnovi della carcerazione preventiva per Patrick Zaki, lo studente egiziano arrestato a febbraio 2020 di ritorno al Cairo da Bologna, dove studiava.

Gli investigatori sono arrivati al 21enne dopo avere esaminato le immagini delle telecamere di sicurezza e avere constatato che l’uomo si era presentato al solarium anche il giorno successivo alla violenza. Durante il primo episodio, ha molestato la donna, che si è difesa, poi è fuggito. Il giorno dopo, poi, è tornato sul posto e ha chiesto informazioni a una ragazza davanti al centro bellezza. A quel punto la commessa, che era con un’amica, è uscita. E, prosegue il quotidiano, “non è chiaro se il ventenne fosse lì per scusarsi o per cercare ancora una volta un approccio” con lei.

Durante le indagini sono stati ascoltati, oltre alla donna protagonista dell’episodio di violenza, anche alcuni testimoni che hanno fornito una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto. E per risalire all’egiziano gli inquirenti hanno svolto anche accertamenti sulle celle telefoniche e sui “movimenti registrati all’ingresso dell’hotel”. Già a fine marzo il Secolo XIX aveva scritto che i carabinieri erano arrivati in albergo per identificarlo e notificargli un’informazione di garanzia. Venerdì, quando sono tornati per arrestarlo, il militare era già ripartito per l’Egitto. Il quotidiano genovese sottolinea poi che, secondo quanto risulta dalle sue fonti, “la vicenda era monitorata con grande attenzione pure dall’intelligence italiana“.

(immagine d’archivio)

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