“Carissima Rai, siamo cittadini di questo Paese e contribuenti di un servizio pubblico sempre meno rappresentativo e rispettoso della società plurale di cui siamo parte”. Inizia così la lettera scritta dai promotori della campagna #CambieRai, lanciata dal Black Lives Matter. Un gruppo di una decina di manifestanti si è riunita davanti la sede Rai di viale Giuseppe Mazzini a Roma per leggerla sotto gli uffici della tv pubblica. La protesta nasce in seguito ai ripetuti episodi, giudicati razzisti, andati in onda sui canali Rai. L’ultimo a fine marzo, quando l’attrice Valeria Fabrizi, ospite di Francesca Fialdini della trasmissione su Rai1 Da noi… a ruota libera, commentando una sua foto da giovane ha detto: “Non sono bellissima. Sembro una negra, una ragazza di colore”. Affermazione di fronte alla quale la conduttrice non ha reagito. Altre manifestazioni giudicate poco rispettose sono state la pratica del “Black face” al Tale e quale show condotto da Carlo Conti sempre su Rai1, e anche il frequente uso della “N word” su altre reti televisive, come al Grande Fratello di Mediaset. “È un continuo linguaggio sbagliato” commenta Kwanza Musi Dos Santos dell’associazione culturale Questa è Roma. “C’è gente che è nata qui”, ricorda Josef di Black Lives Matter. E chiosa: “Queste definizioni, sempre neri e bianchi, ci hanno stufati”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Schermi in classe: il video-magazine sul cinema fatto dagli studenti per parlare di diritti, mafie e futuro. Tra gli ospiti: Alessandro Bergonzoni

next
Articolo Successivo

Vaccini Covid, la storia: “Io disabile, ma nel sistema di prenotazione della Lombardia il mio nome non c’è. E non sono l’unico”

next