di Stefania Rotondo

Sotto la propulsione disgregativa della pandemia, negli ultimi mesi in Italia sono morti e sono nati leader politici. Alla loro incoronazione, i succeduti o i risorti leader hanno tenuto discorsi, senza tuttavia mai pronunciare la parola “poveri”. Solo Giuseppe Conte giorni fa, durante la diretta streaming all’assemblea del Movimento 5 Stelle, presentandosi come nuovo leader, ha espresso l’intenzione di rimettere mano allo Statuto dei Lavoratori.

La legge 20 maggio 1970, n. 300 (qui il suo testo) è una delle normative principali della Repubblica Italiana in tema di diritto del lavoro e, insieme al primo articolo della Costituzione, rappresenta l’ossatura della democrazia. Entrambi si riferiscono al lavoro come punto fondante del nostro ordinamento. Evidenzia il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky che il diritto al lavoro è l’unico esplicitamente enunciato dalla Carta fra i principi fondamentali.

Paiono passati secoli da quando i nostri Padri Costituenti decisero di spazzare via definitivamente i “s-fascismi” del Ventennio con tutte le sue diseguaglianze, soprattutto nel mondo del lavoro, ed altrettanti secoli dalle lotte sindacali e dai percorsi travagliati della politica degli anni post-bellici, che portarono all’auspicata promulgazione della Legge 300/70.

Eh sì, perché è bastata la visione di una semplice fiction televisiva per attivare il controllo di Arcelor Mittal nei confronti di alcuni operai Ilva, accusati di aver creato un danno di immagine alla società, avendo condiviso su Facebook un post proprio su una fiction televisiva. Nei giorni scorsi è andata in onda Svegliati amore mio, una miniserie che narra la storia di Nanà Santoro (interpretata da Sabrina Ferilli), moglie di un operaio di un’acciaieria e mamma di una bambina malata di leucemia, che sospetta correlazioni tra l’inquinamento della fabbrica e la malattia della figlia.

La serie per i suoi contenuti ha impattato così duramente sulla comunità di Taranto, tanto da aver suscitato delle reazioni che hanno portato alcuni operai dell’Ilva a creare dei post sui social che, in poco tempo, hanno ottenuto oltre 10.000 visualizzazioni. Per gli operai la fiction è associabile ai fatti che purtroppo stanno devastando il loro territorio da anni, e questo è bastato a Arcelor Mittal che ha pensato di punire tre operai con l’accusa di aver creato “un danno di immagine alla società”.

Domenico De Masi in un editoriale sul Fatto Quotidiano di qualche giorno fa, ha dichiarato che se “in Italia esistesse un partito di sinistra, questo attuale sarebbe il suo momento di massima espansione numerica vista la forza combattiva, perché mai prima d’ora una percentuale così massiccia di popolo si era trovata in una condizione tanto proletarizzata da essere materia prima ideale per il reclutamento politico”. Proletari, operai, poveri, precari, disoccupati. Sono tutti coloro che mangiano oggi (e non tutti!), ma non è sicuro che mangeranno anche domani. Sono tantissimi ormai, soprattutto ora in piena pandemia. Sarebbero voti. Ma nessuno pare interessarsi a loro, anzi, i “padroni” hanno ripreso a sfruttarli e i “partiti” ad infischiarsene.

Questa massa di insicuri divenne negli anni del dopoguerra soggetto sociale, perché qualcuno ne intuì il potenziale, e lottò per concederle la consapevolezza, il riscatto. Diventati “classe”, conquistarono diritti che sembravano acquisiti per sempre. Ma il fallimento del comunismo, del capitalismo e del liberismo hanno fatto sì che l’economia si sostituisse alla politica. Certo, oggi gli operai sono diminuiti, ma l’esercito degli insicuri è notevolmente cresciuto.

Va bene allora rimettere mano alla Legge 300/70, ma è giunto il momento che la politica ritorni coraggiosa e metta mano alle diseguaglianze che sembravano attenuarsi fino allo Statuto dei lavoratori, e che si sono poi allargate a vista d’occhio. Mi viene da pensare che allora oggi è più conveniente essere il “partito ztl” piuttosto che quello della “periferia”.

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