Prima l’apertura del governo, poi la doccia fredda del Cts. Gli esperti del Comitato tecnico scientifico hanno messo a verbale che ad oggi “non è possibile” confermare che gli incontri degli Europei di calcio previsti a giugno in Italia si svolgeranno con la presenza del pubblico. Nella riunione sono state valutate le richieste arrivate dalla FederCalcio, sottolineando la “disponibilità” a rivedere la questione nelle prossime settimane “alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico e dell’andamento della campagna di vaccinazione in corso in Italia”. Martedì il governo aveva dato il suo via libera, chiedendo però un parere al Cts, che in caso di risposta affermativa avrebbe dovuto stilare un protocollo per stabilire quali saranno le regole, dal numero di spettatori ad ingressi e uscite fino ad eventuali categorie autorizzate, come ad esempio chi ha ricevuto il vaccino.

L’attuale “no” degli esperti però è un problema per la Figc: senza l’ok del governo alla presenza di tifosi sugli spalti, infatti, diventa altamente probabile una decisione negativa da parte dell’Uefa sulla disputa di gare in Italia dell’Europeo itinerante. Attualmente, la formula prevede 4 partite allo stadio Olimpico di Roma: Italia-Turchia l’11 giugno, poi Italia-Svizzera il 16 giugno, quindi Italia-Galles il 20 e un quarto di finale il 3 luglio. L’organismo che governa il calcio europeo vorrebbe che tutti i match si disputassero almeno con il 25% dei posti occupati. Vista la capienza dell’Olimpico, quindi, si tratterebbe di almeno 20mila tifosi presenti.

Nella richiesta di autorizzazione ad organizzare le partite previste in Italia, la Figc ricordava come la Uefa avesse “ufficialmente richiesto alle federazioni di confermare entro il 7 aprile (oggi, ndr) l’impegno ad ospitare l’evento”, ponendo come “condizione necessaria” per l’assegnazione delle partite “la presenza di una percentuale di spettatori”. Conferma che non è arrivata appunto dal Comitato. “Pur manifestando apprezzamento per lo sforzo prodotto dalla Uefa”, hanno scritto gli esperti, e “tenuto conto dell’attuale situazione epidemiologica, dell’intensità della circolazione virale, dell’occupazione delle strutture sanitarie e della limitata possibilità di prevedere il livello che tali indicatori avranno nella seconda metà di giugno, non è possibile rendere un compiuto parere entro la richiesta data del 7 aprile 2021″.

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