In piazza c’era chi rivendicava tutele e diritti, chi il rinnovo dei contratti provinciali. O chi non riuscirà – normativa alla mano – ad accedere alla disoccupazione agricola. Il motivo? Se per i lavoratori stagionali è necessario aver lavorato almeno 102 giorni nell’ultimo biennio, per tanti nell’anno del Covid-19 il lavoro è stato praticamente assente, soprattutto in settori bloccati dalla pandemia, dagli agriturismi fino ai florovivaisti, ma non solo.
Per tutti, invece, c’è quasi una certezza: anche nel decreto Sostegni non ci sarà alcun ristoro per braccianti e lavoratori agricoli. Un milione di addetti circa, secondo i calcoli dei sindacati: “Per noi non è cambiato nulla, nemmeno con il cambio di governo: ormai siamo stati dimenticati“, c’è chi spiega nel corso di un presidio a Roma, in piazza Vidoni. E i sindacati, Flai Cgil, Fai Cisl e Uila, attaccano: “Un’esclusione che non è una novità. Già l’esecutivo Conte 2 dopo maggio non aveva più assegnato ristori a questa categoria e anche con Draghi la linea è rimasta la stessa”, ha sottolineato Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil.
Ma quello dei mancati ristori non è l’unica criticità, dato che il mancato accesso alla disoccupazione agricola rischia di affossare tra i 600 e i 700 mila addetti del settore: “Eppure basterebbe trascinare le giornate di lavoro del 2019 nel 2020 per permettere l’accesso all’ammortizzatore sociale”, continua Mininni. Senza dimenticare la questione voucher, di nuovo riproposti in vista della campagna di raccolta per la stagione estiva, soprattutto dal fronte di destra dell’eterogenea maggioranza del governo Draghi: “Dispiace sentire certe dichiarazioni, si dimentichino una semplificazione dei voucher. Se vogliono tornare a quelli di carta, che possono utilizzare come e quando vogliono loro, soltanto in occasione di controlli, possono dimenticarselo”, spiegano in coro i sindacati. E dalla Cgil non mancano i riferimenti alla Lega di Matteo Salvini: “Sono tornati a rispolverare la storia dei voucher e a parlare di voler ritoccare la legge 199 (quella contro il caporalato, ndr). Non lo permetteremo”. Ma non solo. “La regolarizzazione dello scorso anno in gran parte è rimasta inattuata: sappiamo che soltanto lo 0,7% delle domande presentate sono state esaminate, non vorremmo si giocasse una partita politica”, attacca Mininni. Tradotto, il timore è legato al ritorno del sottosegretario Nicola Molteni al Viminale: “Lanciamo un appello alla ministra Lamorgese: intervenga lei per accelerare la situazione relativa alle domande di regolarizzazione”.
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