Dagli interventi sulle norme per gli appalti pubblici a quelli per la riforma del sistema sanitario, dal completamento della piena liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica all’abrogazione delle norme che prorogano eccessivamente le concessioni. Il presidente dell’Autorità Antitrust, Roberto Rustichelli ha inviato a Mario Draghi le proposte dell’Autorità per il disegno di legge per la concorrenza, rispondendo alla richiesta che il premier aveva fatto durante il discorso per la fiducia al Senato. Sugli appalti, il suggerimento è quello di sospendere temporaneamente il Codice per velocizzare la realizzazione delle opere finanziata con il Recovery fund, introducendo “una disciplina speciale riservata esclusivamente a tali procedure, in relazione alle quali troverebbero applicazione le sole norme contenute nelle direttive europee del 2014, con le dovute integrazioni laddove non siano immediatamente self-executing”.

“Riforma degli appalti pubblici è strategica” – “Un ruolo cruciale nella ripresa del Paese”, si legge nella lunga relazione, “può essere svolto dalla modernizzazione e semplificazione della Pubblica Amministrazione. In questo contesto, la riforma degli appalti pubblici, volta a modernizzare e semplificare le regole e le procedure applicabili, deve essere considerata tra gli obiettivi strategici ai fini del rilancio dell’economia e dell’attivazione degli investimenti”. Anche per i servizi pubblici locali “si pone con urgenza la necessità di disciplinare in modo organico le modalità di affidamento e la gestione di tali servizi, delineando un quadro normativo improntato ai principi di trasparenza, confronto competitivo ed efficienza.

“Basta proroghe automatiche delle concessioni” – Nell’ampio capitolo dedicato alle concessioni l’autorità annota che gli interventi adottati nel 2019 e 2020 “anziché ampliare le opportunità di ingresso di nuovi operatori hanno mantenuto ingessata la struttura di molti mercati, anche prorogando la durata delle relative concessioni”. Di qui la proposta di abrogare le norme che ne prorogano indebitamente la durata, adottare in tempi brevi di una nuova normativa che preveda l’immediata selezione dei concessionari in base a principi di concorrenza, imparzialità, trasparenza e pubblicità e stabilire il ricorso alla procedura competitiva anche per la determinazione dei canoni concessori e la reintroduzione dei vincoli all’utilizzo della sub-concessione. Inoltre andrebbe portata all’80%, come negli altri settori, la quota (oggi al 60%) di contratti che i titolari di concessioni autostradali devono esternalizzare tramite procedure ad evidenza pubblica.

“Incentivi pubblici alle reti tlc nelle aree a fallimento di mercato” – L’Antitrust rileva “l’esigenza di una politica pubblica orientata alla realizzazione di una concorrenza infrastrutturale più estesa possibile e la necessità di rimuovere le barriere amministrative e le inefficienze burocratiche che, soprattutto a livello locale, ostacolano la posa delle nuove reti in fibra, anche attraverso l’adozione di poteri sostitutivi secondo il principio di sussidiarietà”. L’Anuthority chiede al governo “il tempestivo recepimento della Direttiva Ue che istituisce il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche; la previsione di strumenti di supporto pubblico all’infrastrutturazione delle reti di telecomunicazione nelle aree a parziale fallimento di mercato, che mettano a gara i progetti di realizzazione delle reti con l’obiettivo di minimizzare le risorse pubbliche impiegate e selezionare le migliori condizioni tecnico/economiche per gli operatori; una politica pubblica volta a preservare gli incentivi alla realizzazione di reti di telecomunicazione in concorrenza nelle aree non a fallimento di mercato; la previsione di regole certe per la realizzazione delle reti in aree in concessione; l’introduzione di meccanismi di risoluzione dei contenziosi amministrativi con fast track e di definizione delle controversie per i contenziosi che possono nascere a livello condominiale”.

Telefonia mobile: regole certe e verifica dei limiti emissivi – Nell’ambito della telefonia mobile, l’Autorità ribadisce l’esigenza di “adottare un quadro di regole certe e di lungo periodo nella gestione delle risorse frequenziali scarse; verificare la validità dei limiti emissivi previsti; adottare una disciplina che consenta e assicuri l’effettività dell’azione delle ARPA per la risoluzione delle situazioni di inquinamento elettromagnetico dovuto al contributo di impianti esistenti e di impianti di nuova costruzione”. Infine, per stimolare la domanda di connessioni a banda ultra-larga, l’Autorità segnala “l’esigenza di limitare il ricorso, da parte degli operatori, a soluzioni tariffarie che determinano meccanismi di lock-in contrattuale e ostacolano la mobilità tra fornitori, tecnologie e reti differenti” e di adottare “politiche di stimolo alla domanda – ad esempio, attraverso l’erogazione dei voucher – che premino effettivamente gli investimenti in reti “a prova di futuro” con tecnologia Gigabit”.

“Ridurre oneri burocratici che ostacolano attività di impresa” – Appare, inoltre, auspicabile un intervento nel settore delle società a partecipazione pubblica, la cui efficienza incide non solo sulla finanza pubblica, ma anche sulla qualità dei servizi”, afferma l’Antitrust secondo la quale vanno ridotti gli “oneri burocratici che rappresentano un significativo ostacolo all’attività di impresa e creano barriere all’apertura dei mercati. In questa prospettiva, appare utile valorizzare maggiormente il potere sostitutivo del livello territoriale superiore di governo rispetto all’inerzia di quello inferiore. In questo modo si riconosce il valore del principio di sussidiarietà, si crea una competizione virtuosa tra istituzioni e si rende operativo il principio di responsabilità, evidenziando la differenza tra chi non ha la capacità di decidere e chi invece assume il peso della decisione”.

“Mercato dell’energia elettrica realmente competitivo” – Secondo l’authority, poi, il completamento della piena liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica, a chiusura di un processo iniziato nel 1999 con il ‘Decreto Bersani’, “è necessario per definire un mercato nazionale dell’energia elettrica che, seguendo le direttrici impartite dalla Direttiva (Ue) 944/2019, sia realmente competitivo, incentrato sulla necessità di garantire ai consumatori una piena ed effettiva libertà di scelta e prezzi di fornitura basati sul mercato”. L’Autorità rileva “l’esigenza di definire termini precisi per svolgere quei passaggi ‘intermedi’, funzionali alla piena liberalizzazione”. In particolare, l’Antitrust auspica, “con riguardo alla prosecuzione fino al 31 dicembre 2022 del regime di Maggior Tutela per i clienti domestici e le microimprese, che l’Arera definisca le procedure di selezione per l’individuazione dei fornitori su base nazionale del servizio cosiddetto a tutele graduali”. L’Antitrust propone altresì “che tutte le imprese di distribuzione elettriche titolari di concessione, che servono più di 100.000 utenze, predispongano, entro il 2022, Piani per la sostituzione dei contatori con contatori 2G con funzionalità avanzate”.

Via i vincoli su orari dei negozi e saldi – C’è poi il tema dei negozi: secondo l’Antitrust si devono rimuovere gli ostacoli all’apertura di nuovi esercizi commerciali. Ma non solo: via anche i vincoli su orari di apertura e chiusure settimanali, vendite promozionali e quelle di fine stagione, chiede Rustichelli. Che spiega come una maggiore concorrenza nel commercio al dettaglio “può contribuire in misura considerevole alla crescita economica nel lungo periodo: si tratta del principale settore economico non finanziario” e presenta significative interdipendenze con altri settori, quali vendita all’ingrosso e produzione, trasporti e logistica e altri servizi alle imprese.

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